[vol. VII, pp. 584-585, n. 1103]

J. M. J.

S. Ignazio, 25 luglio 1917

Caro D. Costa,

Già sarai ritornato da Costigliole per la mesta funzione, facendo certamente piacere al buon Padre...

Non ho ancora potuto ricevere lettere da D. Dolza sull’affare della requisizione dei locali incompletati. Mandando questa mia a Lanzo, si riceverà quella di D. Dolza. Del resto siamo nelle mani di Dio: Ipsi cura est de nobis. Bisogna far sentire che siamo in mentre che si lavora per finire la casa per nostra necessità; in ogni evento si sospenda sino al mio ritorno.

Qui, mio caro, non si tratta dell’amalecita, piuttosto mi parve dei casi del santo Giobbe. Nello stesso giorno leggo ne Il Momento l’interpellanza sul richiamo degli erniosi ecc.; poco dopo la tua lettera portata dai due mi si notifica il siluramento; ed al mezzo tocco D. Dolza giunge apportatore dell’inquisizione. Mi fece più pena la prima notizia. Del resto non rimasi inquieto, ma dissi con Giobbe: Dominus dedit... Sit nomen Domini benedictum.

Avanti sempre in Domino: Cum infirmor, tunc potens sum.

Te ne aggiungo un’altra; come al Santuario in Torino, pare che anche a S. Ignazio sia stato tentato un furto, perché ci trovammo la porta grande semiaperta con rottura di viti alla serratura; e ciò domenica durante il pranzo. Ma non fu nulla.

Il T. Gunetti verrà sabato mattina a S. Ignazio, e vi rimarrà sinché veniate voi. Bisogna che tu o D. Gallea andiate a concertare con il medesimo per il conducente ecc.

Dirai a D. Dolza che sabato sera al mio arrivo dopo le sette si trovi alla Consolata.

Tante cose a tutti, e arrivederci aff. in G. C.