[vol. VII, p. 600, n. 1110]

Torino, 20 agosto 1917

Carissimo Coad. Aquilino,

Nella tua lettera del 25 giugno mi scrivi consolanti parole sul tuo amore per la perfezione e ne godo. Prosegui in questo spirito e otterrai il centuplo e la vita eterna.

Mi piacque la tua schiettezza nel parlare della cambiata dicitura dei N.ri 20 e 21. Devi sapere che sin dalla presentazione alla S. Sede delle Costituzioni nel 1909, ci fu notata la necessità di quel cambiamento; ed io ve ne scrissi subito, e so esservi pervenuta questa mia lettera e fu comunicata a tutti.

D’altra parte la diversità consiste in una licenza ragionevole, che è assolutamente necessaria all’essenza del voto, senza cui, disse Roma, non può concepirsi il voto. Penso quindi che facendoti religioso implicitamente l’hai accettata ed esplicitamente nel fare i voti perpetui nell’aprile del 1910.

Dall’esperienza passata poi vedi che a tuo riguardo non cambiai metodo per i tuoi interessi particolari, e sempre tu hai chiesto la dovuta licenza. Ti prego quindi di non parlare con altri della tua difficoltà per non mettere malumori fuori ragione. Intanto ti benedico.