[vol. VIII, p. 188, n. 1227]
J. M. J.
Torino, 2 settembre 1918
Caro D. Gallea,
Ho ricevuto la tua lettera di sabato. Miseriette che provengono anche dal bisogno di cambiare; quindi venerdì mattina partite. Prima mettete tutto ben a posto, anche in sacrestia e Chiesa. Darai la nota delle rotture all’Economo. Nessuno porti via un filo da S. Ignazio. Va’ a ringraziare il Curato, portando mezzo kg. di caffè.
D. Maletto e il chierico non vengono più, essendo morta la sorella, senza neppure vederla viva; ritornerà da casa oggi o domani.
Per sabato inviteremo i confessori all’istituto.
Venne un telegramma, poi una lettera dal Cappellano Osp. di Mondovì, chiamante Marcellino per il fratello soldato ammalato di tifo, malattia assai grave. Non ho creduto scrivertene; arrivato a Torino vedremo il da farsi. Non vedo una necessità che un ragazzo vada per questo, con pericolo di incontrare lo stesso male.
Del resto, partite con la benedizione di S. Ignazio. Verrà l’economo, cui dirò di non più far lavorare nella strada.