[vol. VIII, pp. 380-381, n. 1286]

Torino, 5 giugno 1919

Caro Angelo,

La notizia della fatta professione mi recò vera consolazione, e mi sollevò dalla pena procuratami dalla penultima tua lettera. Il Signore volle provarti con pene interne ed esterne; ma ti tenne fermo nel momento della caduta. Ringrazialo, e forse vi cooperai anch’io con le mie preghiere e benedizioni. Certamente non siamo ancora in Paradiso, ma in una valle di lacrime, e tu non devi scoraggirti per certe miserie tue e degli altri. Il Signore le permette per tenerci umili e tutti confidenti in Lui, e per darci occasione di farci meriti. Ognuno per sua parte deve avere carità e tolleranza, procurando di santificarsi con non osservare i difetti altrui, ma solamente i nostri.

Specialmente raccomando a te questa cosa per il tuo carattere un po' permaloso e superbietto. Non temere tanto di quelle tentazioni; di’ al Signore che non è roba tua, e va’ avanti tranquillo. Ti raccomando poi di essere discreto con coloro che ti aiutano nei lavori; non pretendere troppo da loro, non disgustarli, anzi istruiscili con tutta carità per il bene dell’istituto. Mi hai capito! Il fratellino andò a casa per qualche tempo per essere caduto in grande debolezza; al presente sta bene e vorrebbe ritornare, ma lo faccio un po’ ritardare per la completa guarigione. È buono e si fa sempre più serio. Il papà venne a prenderlo e gli vuol molto bene. Tu scrivendo al padre ringrazialo e dimostragli che continui a volergli bene.

Mi saluti tutti e ciascuno dei coadiutori, che sono fra i missionari i miei beniamini. Dirai che ne ricevetti le lettere, ultimamente dei cari Aquilino, Luigi, Tomaso; spero poter loro rispondere. Ti benedico di gran cuore e ti prego allegria in Domino e tante grazie per te e per tutti i compagni. Abbimi tuo aff.mo in G. M. G.