[vol. VIII, p. 413, n. 1296]
J. M. J.
S. Ignazio, 14 luglio 1919
Carissimo D. Gallea,
Ricevo quest’altra lettera dal Ch. Ciatti. Vedi se v’è qualche cosa da emendare nelle parole dei chierici. Anche per burla certe cose non si devono dire. Capisco che i soldati daranno troppa importanza a ciò, forse perché anch’io loro parlai del cibo; ma io dissi solo della merenda quando erano a pranzo e a cena; e poi lo dissi a loro soli. Sono miseriette da sventare per consolazione dei poveretti, i quali vedendo i compagni tranquilli in casa, sentono più il peso della milizia ridotta. Almeno i liberati continuassero a sentire la riconoscenza del beneficio ricevuto, e vi corrispondessero con darsi intieramente alla perfezione!
Il Ch. Nebbia mi scrisse quando io era ancora a Torino; mi pare avesse solo più L. 5; mandagli L. 15.
Aspetto stasera il Sig. V. Rettore, con il quale tutto al più venerdì discenderemo. Tante benedizioni a tutti aff.mo