[vol. IX/1, pp. 116-117, n. 1439]

J. M. J.

Torino, 5 agosto 1921

Carissimo P. Gays,

Ho appreso con vera soddisfazione le buone notizie dalle sue tre lettere. L’essenziale è che vi sia in tutti buona e costante volontà. I malucci spero si lascieranno a S. Ignazio; e nel prossimo anno si potrà da tutti attendere al proprio dovere. Pazienza della decisione della Piccola Casa; il Ch. Sestero e anche l’altro bisogna che non oltrepassino i giorni, che potranno supplire senza speciali dispense: cosa molto noiosa a Roma. V. S. potrebbe anche richiamare costì per l’Assunta il Ch. Bisio, che pare se l’aspetti. Mi giunse ieri una lettera di un Chierico del Bolognese, Montanari, già accettato. Verrà a Torino oggi o domani, e all’occasione lo manderò a S. Ignazio. Qui vi aggiusterete come potete, usando anche le mie camere, e se necessario quelle del Cardinale, ponendo sul pavimento materassi.

Pensi, ci penso anch’io con il P. Gallea, quando sia da farsi il cambio dei Coadiutori e delle Suore. Il Coad. Davide se possibile starà fino alla fine, perché è quello che più ne abbisogna secondo il Dott. Quarelli, che disse non ammalato Giuseppe e poco Alfonso. Tanto per di lei norma!

Ringrazii tutti: studenti, postulanti, novizi, professi ecc. dei loro bei scritti. Godo che siano riconoscenti al Signore del gran beneficio che godono, e che dimostrino con i fatti la loro riconoscenza, procurando di vivere fra loro in perfetta carità e ubbidienza.

In quest’anno hanno pure la presenza del S. Cuore che si degnò venirvi trionfalmente per spargere su loro le Sue Grazie e Benedizioni. Dopo Gesù Sacramentato il cuore si rivolga al S. Cuore con giaculatorie: Cor Jesu flagrans... Quanto amor di Dio e dei poveri infedeli verrà in essi! Si preparino alla grande solennità dell’Assunta, alla quale spero interverrà Monsignore. Quanto a me vedrò se possibile perché da alcuni giorni sono ritirato in camera per i soliti disturbi di testa. In tutto si compia sempre la S. Volontà di Dio.

Ora vengo a lei; Mi scrive: non mi sento a posto, avrei tante cose da dirle, so però che ella non ama udirle, e questo è di cordoglio per me.

Non comprendo queste parole enigmatiche... A me pare che le diedi finora tutta la fiducia di superiore e di confidente, operai secondo i suoi desideri, anche sacrificando talora le mie viste... Come dice che non amo udirlo! A questo fine e per speciale stima ed affetto lo chiamai a reggere l’istituto. Le cose paiono andar abbastanza bene... Insomma si faccia coraggio, e se sono malinconie o pene le metta nel S. Cuore, e proceda. Che se sono altre cose, me le scriva con confidenza in lungo, e vedremo i rimedi. Ringrazio il buon Dio, che anche in pene maggiori ed intime sostiene la mia vecchiaia per consummare cursum meum. Su, scriva tutto e chiaramente...

Tante cose a tutti e la paterna Benedizione. aff.mo in N. S. G. C.