[vol. IX/1, pp. 204-205, n. 1476]

J. M. J.

Torino, 18 dicembre 1921

Carissimo Monsignore,

Rispondo alla tua lettera del 15 passato novembre.

È giusto che la notizia della morte dei confratelli pervenga a tutti al più presto. Del compianto Coadiutore Michele già ti fu data dal Sig. V. Rettore. Venne anche a noi in ritardo per l’assenza colà di Mons. Perlo. Se cessasse costì quella antipatia e mormorazione che esiste in qualcuno contro il Kenya tante cose andrebbero meglio e ricevereste molte maggiori notizie fraterne. E pensare che dovreste essere riconoscenti al Kenya se siete da noi soccorsi nelle vostre necessità, poiché è con i profitti di colà che noi possiamo aiutarvi. Avrete dovuto capire che noi qui non abbiamo un pozzo d’oro, e che quanto noi ci procuriamo con il continuo lavoro e con tante sollecitudini basta appena a mantenere la grande famiglia, e Deo Gratias, di Casa Madre.

Cessino queste miserie, stringetevi come fratelli.

Non stimo ancora opportuna l’apertura di un Seminario, o anche solo una raccolta regolare di giovani per allevare al Sacerdozio. Oltre le spese necessarie che noi non possiamo sostenere siete ancor troppo pochi sacerdoti e proibisco assolutamente che per questo o altro scopo s’invitino o accettino estranei, che possono poi divenir causa di danni per la Missione.

Vostro compito per ora è solo di raccogliere e fare cattolici praticanti i molti sbandati e pervertiti; questo è già molto per corrispondere ai vostri doveri. Avete di più da lavorare materialmente per rendervi stabili e procurarvi da vivere.

Il P. Goletto non doveva scrivere quella lettera; a nessun missionario, tanto meno ad un chierico. Io la ritenni, e ne scrivo a detto Padre per monito. È però sempre vero che in Abissinia la donna è più pericolosa che altrove ed è facile a comprendersi che i pericoli sono maggiori a tenerla in casa.

Proibisco perciò nuovamente questa pratica. I nostri sono giovani; e poi è male fingere ciò che non è, e non deve essere; figurare di essere ammogliati! Che effetto farà in avvenire quando sapranno ciò essere stata una indegna finzione? Lo crederanno, e perderete ogni stima. Non mai sunt facienda mala, ut veniant, nella vostra intenzione, bona. Si cammini nella retta via, assegnataci da Dio e dalla sana morale. Penso di aver risposto alle tue domande.

Ora ricevi con tutto il cuore i nuovi venuti: P. Borello Mario e P. Occelli; ottimi soggetti, di buono spirito ecclesiastico e religioso; ben guidati e sostenuti da te faranno molto bene.

In Propaganda si attende alla revisione delle nostre Costituzioni per l’approvazione definitiva di esse e dell’Istituto. Pregate che in ciò come in tutto si faccia la S. Volontà di Dio. A suo tempo ti scriverò per la convocazione del Capitolo.

La SS. Consolata ti sostenga ed illumini. Vi benedico