In Convitto c’era questa regola quando c’era il Venerabile; dopo l’Angelus si discendeva in saletta; e si aspettava finché venisse il Rettore; e allora veniva e si andava; e alle volte si metteva ancora a conversare, e a mezzo tocco conversava ancora; e questo per tagliare quella voglia... e lo faceva apposta; e in Convitto sempre così, e alle volte invece della mezza si andava ai tre quarti. E con pietà facevano quello; erano uomini... (cfm,II, 358)
L’altro giorno spiegando ai Convittori le loro regole dissi loro che essi dovevano nel Convitto avvezzarsi alla vita di sacrifizio, per corrispondere al fine dell’istitutore Teol.Guala, e più per rendersi veri santi sacerdoti, la cui vita fu definita dal Ven. Cafasso vita di sacrifizio. (cfm,I, 112)
[Lo spirito dovete prenderlo da me] Così faccio al Convitto, ed un Vescovo recentemente mi diceva: “Tutto quel che sono lo devo all’essere stato in Convitto”... (cfm,I, 273)
Quando era i primi anni che ero Sacerdote, c’era spavento di andare in confessionale, si studiava più che adesso, scuola mattino e sera e a passeggio. Ora invece, passato il 2° anno, dopo l’esame pare che la Chiesa cada se non andiamo noi; no, no, stavamo indietro collo spavento, ed i superiori ci dicevano: ”Comincia andare ad una vecchierella a confessare questa qui”, e dopo correvamo ai libri. Adesso si fa diverso: avete la mania, il 2° anno pare un torto non lasciarli andare, alle volte lo dico: “Che cosa credete?!”. L’importanza che c’è! Fa spavento. - La responsabilità che c’è, se imponete doveri, e se dispensate dal pagare, pagate voi stessi.
Non ho mai permesso che al secondo anno si confessasse, ed ora finisco anch’io per tollerare. Pochi dì sono uno l’ho mandato a confessare e mi ha supplicato, ché non si sentiva ancora, e ci ho detto: “Bravo!” Ed era il 1° del corso. Bisogna pensare a quel che si fa, non credere che il tempo di prova sia tempo perso. (cfm,II, 32-33)
Tanti [sacerdoti] che sono andati nelle parrocchie, e si son presi con loro dei parenti, si sono poi sempre pentiti. Partendo di qua, mi venivano a domandare consiglio per la parrocchia; ed io ho sempre dato questo di non prendersi dei parenti insieme; e chi ne aveva si è sempre pentito. Poco tempo fa c’era uno che non veniva più a trovarmi. Finché è poi venuto ed io gli ho chiamato il perché che non era più venuto a trovarmi; ed ha dovuto confessarmi che non era più venuto perché io gli avevo detto di non prendersi dei parenti insieme, e lui ne aveva presi, e quindi aveva paura che io lo interrogassi su quelli. Io allora gli ho detto che non l’avevo obbligato, che era solo un consiglio, se voleva metterlo in pratica. Io per me sono neutro, non ho nessun interesse, si dà un consiglio... (cfm,II, 799-800)
C’era un Vicecurato che mi diceva: “Non ho creduto allora, ma m’è proprio capitato così”. Vedete, forse quando gli ho fatto l’avviso non avrà preso in bene, ma ha preso in bene dopo. (cfm,I, 612)
Questo non succede tra voi, ma succede in Convitto [escono] due a due, ed appena arrivati fuori qualcuno cambia con altri (e non possono) per non essere con quel compagno. Ma perché ciò? (cfm,I, 119)
Pei Convittori alla fine dell’anno van via, e mi sento sollevato, prego per loro, ma non sono più responsabile; invece durante l’anno, una parola qui, un’altra di là... incumbit necessitas! Farebbe più piacere pensare a se stesso; invece no. Lì c’era uno che lavorava i capelli. Il Direttore gli ha detto che non andava bene, ma non ne fu nulla. Allora l’ho chiamato e: “O che ti tagli i capelli di quest’oggi o parti”. Qui non si fa questo... Ma si è subito tagliato i capelli. Qualche volta è necessario. (cfm,I, 573)
Non vi ho mai detto delle suore di Savona? Si trattava di prendere le suore per il nostro Convitto; il Card. Alimonda, come Genovese, mi aveva detto: sarei contento venissero delle genovesi nel Convitto. Io andai a Savona nel convento delle suore che dovevano venire a Torino: passai in chiesa; non vidi perché le suore erano nel coretto, ma sentii... una sbadigliava forte, l'altra... Non ebbi più voglia di prenderle... Ho da dirvi tutto? Là, ve lo dirò: Ma è possibile? vengo qui a prender delle vaccare? dissi a me stesso. Mi fermai a pranzo: lasciamo star l'olio; ma dal modo di preparare la tavola capii che non facevano per il Convitto. (cfs,I, 313)
Lo Spirito Santo dice: Colui che rigetta la disciplina, che non l'ama, non l'osserva, è infelice. - Io questo lo ripeto sempre ai Convittori. Colui che segue la regola e la disciplina proprio bene, è sempre in pace per aver fatto il suo dovere. (cfs,II, 173)
Morì una volta in Convitto un convittore; i parenti piangevano. Sapete che mi disse Mons. Bertagna? Si capis, a perdu na cascinna. (cfs,I, 480)
In Convitto era proibito dire il Breviario in tempo di studio perché disturbava. (cfs,II, 213)
Non bisogna far le cose da sbadati; così quando si prende un bicchiere in mano, si segue con l'occhio finché sia al posto dove si deve mettere; e non guardare di qua e di là, o pensare ad altro; facendo in questo modo si evitano tante rotture. Questo lo raccomando pure alla Consolata (Convitto). Qualche volta mi capita di trovare in tavola una bottiglia screpolata, allora domando: Chi ha fatto questo? - Le suore della cucina, mi rispondono. Se a sua volta interrogo le suore, non sono loro... e tutto ciò? Perché non si mette abbastanza attenzione. (cfs,I, 279-280)
Un giorno al Convitto avevano fatto una festa. Quando sprepararono dimenticarono una cosa qui, l'altra là. Allora io dissi loro: Quando N. Signore fu condannato a morte si vedevano ancora dei pezzi d'ulivo... Andate a vedere, ci sono ancora dei pezzi... non è stato sparecchiato bene. (cfs,II, 214)
Un nostro convittore diceva che i chierici che arrivavano da Giaveno avevano una cadenza particolare nel leggere, quelli di Bra un'altra; solo quelli che venivano dai Salesiani leggevano bene. (cfs,I, 337)
Un anno venne alla Consolata un convittore che mi disse che ogni giorno a pranzo e a cena aveva bisogno d'un piatto d'insalata d'indivia. A sentir lui non poteva farne a meno, e ne prendeva certe porzioni!... In principio acconsentii, ma due mesi dopo, quando ho visto che oltre l'insalata d'indivia prendeva tutto il resto, non gliene lasciai più prendere; e si fermò due anni e mezzo e stette sempre benissimo, anche senza indivia. (cfs,I, 170)
Alle volte manca qualche cosa, per esempio, da noi stamattina il riso era da salare; ebbene tutti han fatto silenzio. Che male c'è lì dentro? Invece di dare una parrucca alla cuoca che ha fatto la dimenticanza, si avverte in bei modi, perché faccia attenzione, ma poi si lascia correre... Può darsi che il Signore l'abbia permesso per farci fare un sacrificio. (cfs,II, 371)
Ognuna in un impiego deve figurarsi come se dovesse essere "capa". Dicevo ai Convittori: "Se andate vice-curati dovete prepararvi a divenir parroci". (cfs,III, 56)
Vi conto un fatto arrivato solo ieri sera. (Narra che un domestico del Convitto, trovò nella pietanza un verme e brontolando andò a dire al Sig. Economo: Eh! stasera ci han dato i vermi per cena...) Uf! dare i vermi... Stare attenti a toglierli... capirete che gusto fa avere un verme lì... (congiunge le mani a mo' di piatto). L'Economo finì col dirgli che aveva ragione di lamentarsi. Il verme attaccato al cacio passa ancora, ma sulla pietanza non va più (Sorride). Son cose che possono anche succedere qui se non si fa attenzione. State attente! (cfs,III, 131)
Dicevo un giorno ai Convittori: Quando vi arriva di andare a casa, con la testa vi andate un giorno prima e poi rimanete ancora un giorno dopo; così state a casa tre giorni invece di uno. (cfs,III, 147)
In Convitto, alle volte, quando giro, vedo i gas accesi... qualche cosa fuori posto... tocca a tutti, non immischiarsi, ma riferire! In una famiglia faremmo così; tutti interessati! Vi conto questa:
Stamattina venne un giovane, mio massaro, che è andato via, hanno comperato loro, sono diciotto insieme, e “lavoriamo ben bene, egli mi disse, tutto coltivato, non c’è un palmo vuoto. Non ci vuol tanto terreno, bisogna coltivarlo. Finché c’è la mamma andiamo insieme, quando non ci sarà più ci divideremo, e andiamo tutti d’accordo, guerra a chi può fare di più.” (cfm,I, 527)
Io vi lascio: ho da andare a dar l’addio ai convittori, che vanno via: si canta il “Te Deum” e poi gli altri avvisi, e domani mattina se ne vanno. (cfm,II, 67)
Un giorno dicevo ai Convittori: Date uno sguardo al passato e uno all’avvenire. E... pel passato certo non abbiamo fatto tutto quello che avremmo potuto. Tutti, anch’io. Cominciando da me, non abbiamo fatto tutto quello che dovevamo, dovremmo essere già santi... e allora come si fa?
e... si guarda al futuro: il Convitto è per compiere l’educazione clericale [...] quando voglio che non si zufoli, che non si gridi forte, che si abbia un contegno da sacerdoti, non gettare carta per terra, ma raccoglierla quando si vede, questo non lo dico solo a voi, ma anche ai Convittori, ma a voi di più. (cfm,II, 101)
In Convitto ce n’è uno che era già stato preparato [all’Ordinazione sacerdotale] per Natale, ha fatto gli esercizi e poi al mattino non è andato. Ora poi ha solo più fatto tre giorni di esercizi, persino il Cardinale l’ha esortato..., e al mattino io sperava che questa volta... e poi non è andato. E allora l’ho fatto chiamare, e gli ho domandato il perché! E lui mi ha detto: “Ma, io penso agli obblighi gravissimi, e non mi sento, mi fa paura”. Eppure è un giovane regolarissimo, un bravo convittore. Io poi non me ne intendo di più, perché non lo conosco. E gli ho detto: “S’intenda col confessore; io non sono solito di farmi dire i peccati, ma o si decide, o deponga l’abito”. - e lui dice: “ma, ho lo spavento di riuscire solo così così”. E adesso è inutile di farlo preparare per il Sabato Santo, perché poi non va.
[...] E ce n’era uno in Convitto che voleva andare a tutti i costi, ed io ci ho detto: “Io non ci do l’approvazione”. Quelli prima di me non ce l’avevan data. E allora lui si è fatto proporre da un padre. E poi non passa un anno e colui che l’aveva proposto aveva le mani nei capelli. Ed io l’aveva detto al Cardinal Alimonda: “io sto al giudizio di Mons. Gastaldi”. “Eppure, mi diceva lui, c’è il tal padre che insiste”! - “Ma, se insiste se lo prenda”! E fu ordinato; fu vicecurato e poi? E poi il Card. Alimonda è venuto da me e “lo sospendo subito!” - “Ma, gli ho detto, per ora abbia pazienza, ora è sacerdote!” - “Ma, c’era il padre...” - “ma, quel padre non doveva fare quello che non spettava a lui”. Basta, l’ho fatto venire con me a S. Ignazio, e là ha promesso, fu mandato vicecurato in un altro luogo e poi in un terzo luogo, e dappertutto ne ha fatte delle sue. E adesso è ancora vivo; e mi vuol bene sapete. Se la prende con tutti quelli che l’hanno fatto ordinare. (cfm,II, 241)
C’era una volta un bravo convittore, sacerdote, che è andato a dire il Rosario e poi si è accorto che aveva saltato un’Ave Maria, od un mistero...sì un mistero, e quando è tornato in sacrestia glielo hanno detto, o se n’è accorto, e se l’è presa tanto a cuore, e gli rincresceva tanto che invece di andare a letto ha detto tante Ave Maria, e tutta la sera, per supplire a quello che aveva fatto lasciare agli altri; vedete? c’era spirito, e diceva: non hanno ricevuto tutte le grazie che avrebbero ricevuto; era un santo prete, un certo Camisassa; uno che assisteva gli ammalati al Cottolengo; e dormiva di giorno e di notte andava al Cottolengo. (cfm,II, 373)
In Convitto una volta venivano da S. Gaetano e dal Seminario: ed erano sempre divisi: dicevano: quei del Seminario sono Parroci, quei di S. Gaetano solo Cappellani... era una mania... Invece adesso son contento che vengono tutti dal Seminario e fanno una cosa sola. (cfm,III, 389)
Giorni fa in Convitto c’è stato un ammalato, ed io mi sono riservato la cura... ho fatto un po’ da medico; e dicevo: D. Cafasso avrebbe fatto così. (cfm,III, 391)
Oggi è il primo giorno dell’anno. Se fossi alla Consolata, direi che in quest’anno ricorre il centenario del Convitto, perché il 23 febbraio 1821 ne furono approvate le regole da Mons. Chiaverotti.
Volevamo celebrarlo colla Beatificazione del nostro Venerabile... ma del resto in queste cose è come dice anche il S. Padre, i centenari non si misurano a giorni, quindi aspetteremo qualche anno. (cfm,III, 508)