Tutti hanno la speranza che la causa di don Cafasso finisca presto. A S. Francesco d’Assisi si raccolgono già le elemosine per l’Altare di Don Cafasso. A S. Francesco d’Assisi ove c’era il
Convitto aveva un confessionale in fondo alla Chiesa [...]
Il Convitto l’ha solo imprestato quel locale ai frati, ma li ho già chiamato la stanza dov’è morto, m’hanno detto che erano allo stretto, ma quando sarà finito il processo, stretti o no, me la farò dare; sono io il padrone e non ho che da prenderla. (cfm,I, 567)
Riguardo al Venerabile, sono andato dall’Avvocato del diavolo, mi ha conosciuto, fu grazioso, mi ha mostrato il ritratto; con quella gente bisogna trattare senza superbia, ma anche senza paura. Mentre ero lì da Mons. Virili, c’è venuto il Dott. Sansalvadore, e abbiamo disputato, e quel galantuomo pretende troppo! Vuole forse che mi tagli un braccio... non sarebbe più miracolo ma sarebbe tentare Iddio. Mi ha negato quella dell’ernia dicendo che non era abbastanza provato, provato da uno solo. Mi scusi, gli ho detto, si vede che non ha neppur letto la relazione. Basterebbe uno quando asserisce sotto giuramento, ma lì sono quattro. Bisogna anche essere un po’ discreto! E’ stata una Provvidenza di Dio di averlo trovato! Quel galantuomo diceva del B. ... “se fossi stato io non lo avrei beatificato, perché non approvavo un miracolo!” Il S. Padre mi ha detto che questi benedetti medici non vogliono più riconoscere i miracoli, pretenderebbero che si risuscitassero sempre i morti.
[...] si va via alla sera con una “stufia”... (cfm,II, 114)
Il carattere del Venerabile era la confidenza in Dio. E l’ho deposto anch’io nei processi. (cfm,II, 339)
Una volta si faceva il processo per il nostro Venerabile: Volevano fare, fare, e uno diceva: “Oh, la causa paga tutto!...”. Un altro salta fuori e dice: “La causa paga tutto? la causa paga niente. E’ la borsa del Rettore che deve pagare”. [...] La causa?... E’ saltato su il Vice-Rettore: “La causa è la borsa”. (cfm,II, 467)
Egli [il Ven. Cafasso] si era lasciato morendo che gli dicessero a Castelnuovo tutti i giorni il rosario e il De profundis per lui, ma appena uscì il decreto che era stato dichiarato Venerabile, l’ho subito mandato a dire per telegramma: sospendete il De profundis. Non possiamo fare una festa pubblica finché la Chiesa non l’abbia stabilito, ma privatamente possiamo trattarlo com’è. Vedete, mi sono lasciato tirare dal cuore e vi ho portato la reliquia propria dei suoi capelli. Vedete, quando ho lavorato nel processo del Ven. Cottolengo, alla fine, dopo anni ed anni, sapete che regalo mi hanno fatto? Adesso, ha detto il procuratore [= Postulatore] bisogna fare un regalo a quelli che hanno lavorato nel processo: ed ha preso un piccolo pezzettino dei capelli del Ven. Cottolengo, l’ha messo in una carta, sigillato, e ce l’ha dato: vedete? un pezzettino dei capelli! Ed io ve la regalo anche senza che abbiate lavorato, perché non abbiate paura di domandare grazie, e anche un miracolone. Se vedeste un morto per la strada, per Torino, e lo raccomandaste al Ven. Cafasso, e saltasse su! Due o tre di questi miracoli basterebbero. (cfm,II, 606)
Pregate, adesso mi hanno promesso che uscirà il decreto per il nostro Ven. D. Cafasso che ha praticato le virtù in grado eroico. Abbiamo provato che le ha praticate tutte in grado eroico: ce n’era sapete: se ne è stampato spesso così. Il procuratore della Fede, quello che chiamano l’avvocato del diavolo mi diceva: Non s’inquieti per provare che ha praticato le virtù in grado eroico: ne ha!... Se lui che deve far contro dice che ne ha, possiamo stare sicuri. E poi ci saranno i miracoli. Il rettore del Seminario di Mondovì mi raccontava che aveva raccomandata un’inferma al S. Padre, e che il S. Padre aveva risposto che si raccomandasse al Ven. Cafasso: Si raccomandi al Ven. Cafasso, di cui mi sta tanto a cuore la beatificazione. L’altro Papa ne parlava sempre, e questo qui invece non sapeva; ma sono andato io e gli ho detto che si raccomandasse di affrettarla... (cfm,II, 827-828)
Diciamo a S. Giuseppe che importuni Don Cafasso, che la finisca e muova quelli là (i dottori) a fare il loro dovere, cioè a riconoscere questi miracoli. Così compirei l'opera mia, perché son tanti anni che si sta lì attorno, sapete; e poi, credete, è una faccenda seria; quante carte! quante spese!
se uno non ha un po' di affezione non si sente di andare avanti. (cfs,III, 389)
Martedì 15 [febbraio 1921] a Roma si farà la seduta sulle virtù eroiche del nostro Venerabile: questa è la seduta plenaria: le altre due sono andate perfettamente bene, non potevano andare meglio: con pieni voti. Questo è difficile ed avviene raramente che ci siano i voti di tutti i consultori e dei Cardinali della Congregazione. Anzi non solo hanno dato tutti il voto, ma lo hanno dato con entusiasmo: così ha scritto il Card. Cagliero. Adesso tutto dipende dal Papa. Martedì si farà questa seduta, e poi al 23 si radunerà di nuovo la Congregazione dei Riti per decidere il giorno in cui si farà la seduta pubblica, per fare la lettura pubblica del decreto.
C’è la bella usanza, quando si fa questa prima seduta, per implorare i lumi dello Spirito Santo per una cosa tanto importante, di fare la pubblica esposizione del Santissimo in Roma o nel paese del Beato. Come le altre volte, noi abbiamo preferito di farla alla Consolata, perché qui è dove ha più devoti, più gente che lo conosce, poi ci siamo noi... e poi perché il Convitto era come la sua casa.Quindi faremo questa funzione. Molti Istituti torinesi si sono già iscritti per venire a fare l’adorazione. Ci sono i Convittori, ma sono pochi, e han bisogno di aiuto. Verrete anche voi e le Suore... Verrete in tutta la giornata. P. Superiore fisserà le ore e il numero di quelli che devono venire volta per volta. I preti e i chierici andranno in presbiterio colla cotta 10 e di più alla volta, secondo che andrà bene. Dopo canterete qualche cosa popolare... ne sapete tante di queste belle cose sul SS. Sacramento e sulla Madonna... perché ci saranno anche degli esterni per tutto il giorno. Ci son tante Comunità che hanno conosciuto il nostro Venerabile: p.e. delle Maddalenine è stato quasi confondatore colla Marchesa di Barolo. Tante stanno già preparando per la Beatificazione: qualche giorno fa mi hanno portato un magnifico stolone, che vogliono che sia poi proprio quello che servirà per la tomba; non cominciamo mai troppo presto a prepararci. (cfm,III, 529-530)
Son venuti per tutto il giorno dei convitti a far l’ora di adorazione. Anche i Salesiani han mandato gli artigiani dalle 7 alle 8, gli studenti dalle 14 alle 15 e la rappresentanza dei Salesiani nelle varie ore del giorno quando potevano. Questo fa piacere: son loro che ci han pensato. Riconoscono che il nostro Venerabile è quasi un loro confondatore. Infatti era lui che quando tutti sbattevano D. Bosco in qua e in là, era lui che diceva: “Lasciatelo fare!”, lo soccorreva coi consigli e specialmente coi sussidi. D. Bosco me lo diceva sempre; da giovane io sono stato da lui per quattro anni: ebbene me lo diceva tutti i momenti: “Se io ho fatto qualche cosetta, lo devo a D. Cafasso”. (cfm,III, 536)
Desidererete sapere l’esito delle preghiere fatte pel nostro Venerabile: quantunque sia una cosa confidenziale ve lo posso dire. Il Card. Cagliero mi ha scritto una lettera che ho ricevuto stamattina dove mi dice così: “Annuntio tibi gaudium magnum. Alla seduta erano presenti oltre il S. Padre, 22 consultori della Congregazione dei Riti e 10 Cardinali, e tutti (sottolineato) hanno detto che il Cafasso ha praticato tutte le virtù in grado eroico”. (cfm,III, 538)
(All’Istituto, dopo l’arrivo da Roma, dove il 3 maggio [1925] fu Beat. Cafasso)
Ci vollero 65 anni, ma è riuscita bene: ora gode in Paradiso il premio di tante fatiche ed a noi lascia luminosi esempi: specie la carità verso il prossimo ed i poveri. Pregatelo per ottenere tante grazie ed anche miracoli.
Ora lo vogliono santo. I Cardinali a Roma insistono: “in due o tre anni lo faremo santo. Tocca a voi farlo far santo, ottenendone i miracoli”. (cfm,III, 723)