Io vi ho già detto tante belle cose, e ve ne dirò sempre, finché il Signore mi conserva in vita; orbene io voglio che ve ne ricordiate e che le mettiate in pratica. (cfm,I, 385)
Un parroco mi scriveva: “C’è qui un Chierico, non ha guari buona testa, ma per Missionario basta.” Niente affatto. Per Missionario non basta. Se lo tenga pure. Ci vuole scienza... In Africa non si hanno più Superiori, compagni professori, senza libri per andare a consultare: bisogna saper dare una risposta subito: hic et nunc. (cfm,I, 483)
Io non voglio che crediate ed andiate a dire che solo qui, in questo Istituto, si può salvarsi. Quando sentite che qualcuna vuole andare, per esempio, nelle Suore di Carità, ditele: Bene, brava, va' pur là; senza aggiungere: Vieni qui. Non bisogna essere esclusivisti. Va bene aver stima del nostro Istituto, ma poi che crediamo di essere solo noi!!! E se venisse qualcuna a domandare sulla scelta della congregazione ove entrare, fatele vedere, non solo il nostro Istituto, ma pure altri posti, come le Carmelitane, le Cappuccine, le Giuseppine ecc. (cfs,I, 435)
Una persona una volta mi diceva: Guardi, io ho fatto tanti studi, parlo l'italiano in regola ecc. ecc. - E allora, io risposi, non è fatta per noi; noi siamo poveri missionari, non è fatta per noi: vada in qualche istituto elegante... (cfs,III, 428)
Io per me non voglio rispondere di niente, se so qualche cosa non voglio portarmi questo scrupolo, e vi avviso e così dico di fare al Sig. Economo, al Sig. Prefetto. Alle volte tutti ci accorgiamo di un difetto del tale e se tutti volessero dirlo, tutti lo saprebbero, e perché non lo si corregge? Bisogna farlo “ad invicem” non è necessario che ci fissiamo il tale o il tal altro. (cfm,I, 613)
(Ai soli chierici)
Non voglio essere giudicato da nessun inferiore, qui judicat me Dominus est, non voglio e non devo essere giudicato da voi... senza superbia, dobbiamo rendere noi conto a Dio.
So che c’è in qualcuno questo brutto vizio di trovare a ridire: “io farei così... Oh se fossi io... io non farei... io... io...!” questo è superbia, superbia grossa, e m’ha fatto molto pena che questo sia avvenuto anche sul Vice Rettore... Se sapeste quanto ha fatto e fa per voi, per l’Africa, se non fosse stato lui, forse io non avrei avuto la forza di incominciare e proseguire quest’opera.
(cfm,II, 65-66)
Sapete che parlo chiaro, e non sono solito dire tante volte le cose. Se qualcuno non ha voglia di star qui... eh... ha solo da dirlo!... Gli altri preghino il Signore di potervi stare. Se farete bene, ed avrete carità vicendevole, spero che il Signore vi aiuterà. Verrò lungo la settimana, e vi chiamerò uno ad uno; qualcuno l’ho già chiamato, gli altri li chiamerò. Se si vuole stare qui bisogna aver questo spirito; qui non è un collegio, è una famiglia e vi voglio formare come vi voglio io. [...] Voglio formarvi pii, educati che non preghiate solo in Chiesa, ma che diciate giaculatorie lungo il giorno. Se non diverrete così, sarò costretto a chiudere il Seminario, ma spero che non si verrà a questo punto. (cfm,III, 200)
Mi avete fatto perdere due mezze giornate di tempo. Miei cari, di questo tempo dovrete rendere conto voi, e dovete sapere che il mio tempo è prezioso. E tutto perché siete ragazzi! ... Ragazzi chi ha scritto, ragazzi chi ha sparso!... (si era scritto una lettera al Sig. Rettore calunniando per invidia il Presidente dei Cavalieri) - Se sono cose vere, ci sono i Superiori per darne relazione, invece si è sparso qua e là, e mormorato. Vera mormorazione... e dire che non v’era motivo sufficiente. Se poi non sono vere calunnie i giudici sono i Superiori; D. Gallea ed io: in questo caso avete fatto male, male, tre volte male.
Se qualcuno ha la testa rotta, lo manderemo a casa a farsela aggiustare, se qualcuno ha ancora voglia di partire se ne vada pure. Certo una cosa simile dopo la morte del Sig. Prefetto non me la aspettavo. Pareva che dopo il dolore mio, dei parenti e conoscenti fuori dei soldati e in Africa adesso che lo sapranno, avreste dovuto mettervi sul serio. Voi invece di consolarci fate di queste cose; tutta superbia!...
Credetemi, ho giudicato la colpevolezza di ciascuno: Qui ci entro molto: finiamola; se non la finirete voi la finisco io. Rincresce venire a questa conclusione; ma guardate, nessuno è necessario, neppure io, tanto meno voi. Mi rincresce dir questo, ma di altri posso dire che mi hanno amareggiato. Vengano poi a piangere dopo che sono via!... allora rincresce, ma non è più tempo. Tuttavia uno che è venuto a domandarmi per dopo l’ho aiutato: bisogna sempre rendere bene per male. E gli ho suggerito non più di studiare, ma di lavorare; gli ho trovato un posto, e se vuole riuscirà bene. Dunque d’ora innanzi sarò severo, e a qualcuno l’ho già detto che è in prova: alla minima che faccia sarò inesorabile. (cfm,III, 202)