Stassera ho già parlato ai giovani restituendo loro le lettere (di S. Giuseppe), ed ora li lasciamo in istudio: certe cose non son da dire davanti ai giovani, dobbiamo intenderci tra noi intimamente. Ebbene, oggi che è Ritiro mensile, domandiamoci un po’: Va bene la nostra comunità? (intendo questa qui). Questa domanda io me la faccio sovente, specialmente alla sera dopo cena, prima del riposo, ora soprattutto che sono generalmente solo; mi esamino per qui e per l’Africa, prendo il mio taccuino e passo in rivista questo e quello, quello, quell’altro. (cfm,I, 389)
[Durante una visita al Santuario erano saliti alla camera del Fondatore] Oh, siete voi? Venite, venite avanti! Siete venuti a trovarmi, siete venuti a ringraziare la Madonna, e a farmi visita. Io vado sempre a trovare voi, e voi non venite mai: bisogna almeno che me ne rendiate una su cento. La Madonna, io l’ho già ringraziata, questa mattina ho celebrato sotto, nella Cappella delle grazie e vi ho ricordati tutti, vi ho messi tutti nel Calice. [...]
(Usciti, alcuni esprimono il desiderio di vedere il suo oratorio privato, ed eccoci tutti nella piccola cappelletta che dà sul corridoio di fronte alla porta della stanza della sua biblioteca. Ed egli parla ancora entrandovi con noi). Se non state tutti in ginocchio, state pure in piedi. [...] Qui è dove dico la Messa tutte le mattine. Questa mattina però l’ho detta all’altare delle grazie e anche l’altra mattina. Qui faccio il preparamento e il ringraziamento e prego per tutti voi. Vedete quante reliquie, là c’è l’elenco, parte sono del Convitto e parte sono mie. Anche là in alto. Questa statua è il modello di quella che si porta in processione, non di quella che è sulla colonna. L’ing. Felizzati voleva incoronarla, ma io gli ho detto: “No! voglio vederla tutta intiera, è il vero emblema della Maternità. (Estrae di sotto la mensa dell’altare il calice di D. Cafasso). Qui c’è il calice che adopero ogni mattina; è quello che usava il Venerabile. Mons. Bertagna era riuscito ad averlo, e prima di morire lo ha fatto purificare e argentare, come è adesso. E poi mi ha mandato a chiamare e me lo ha dato. (Al Ch. Manfredi): Leggi: che cosa è scritto sul piede? “Calice usato da D. Cafasso”. Lui corresse: “Del Ven. Cafasso”. Ne ho dei più belli, ma preferisco questo che usava il Venerabile. Questi candelabri sono di argento, e li ha regalati il Principe di Carignano. Dico sempre al domestico: metti le candele basse, neh, sacrestano! Perché non vedo più! E questi candelabri e carte gloria me le hanno regalate in diverse circostanze, tutta roba vostra. Il Corporale e l’animetta, vedete come sono belli! Il corporale e il calice sono tutto... qui che si può mi piace che il Signore sia ben servito! Ora diciamo un’Ave Maria.
Giacché ci siete tutti, venite, ho altro da farvi vedere. (Uscimmo dalla Cappella e ci conduce di nuovo nella sua biblioteca. Tira fuori da un armadio parecchi calici preziosi e varie serie di ampolline e una coppa): Questo lo chiamano il calice del Cardinale; il calice che usava il Card. Alimonda, poi passò nelle mani del March. Robilant, che lo lasciò a me. (Porgendo la lettera della madre del Marchese ad un chierico): Leggi, (e la ripiglia dicendo): E’ la scrittura della madre, forse io la capisco meglio. (La legge lui: era il 1° articolo del Testamento in cui si legava alla persona del Sig. Rettore il calice del Card. Alimonda con preghiera che se ne servisse tutte le mattine). Il calice è di oro massiccio con mosaici finissimi. Non lo uso tutti i giorni, perché ho quello del Ven. che mi tira, ma adesso ho stabilito di usarlo qualche festa. (Ci fa vedere il calice del Ven. per i dì festivi). Ecco quel che il Ven. usava per le feste. Baciatelo! E’ tutto di argento. (cfm,II, 422 e 426-427)
E noi in questo tempo [settimana di Passione e settimana santa] facciamo particolarmente il sacrificio della lingua. Vi dico questo perché mi è arrivata una lettera dall'Africa di una suora che ha sofferto molto perché le erano state riferite cose che io avevo detto a conto suo, il che non era vero. In generale lassù certe suore parlano troppo; chiacchierando con i mori si prende l'abitudine di parlare. Mi sono accorto che qualcuno ha messo male tra loro. Queste suore mettono un po' male tra loro e tra i missionari.
Certa gente hanno la mania d'ingrandire, di dire. Io non ho mai incaricato nessuno, di nulla. (cfs,II, 251)
Dicevo l'altro giorno con un nostro missionario che sarebbe andato bene mettere nella nicchia della nostra nuova cappella un martire, ed egli rispose: Ah! purtroppo che non avremo il martirio. E soggiunse: Se mi manda solo nel Kenya non mi uccideranno mai. - Io risposi: Se non ti uccideranno gli altri, ti uccideremo noi a poco a poco, vedrai. E lui: Ah, già che quello costa di più. Costa di più morire a poco a poco che lasciarsi tagliare la testa tutta d'un colpo, eh già!... (cfs,III, 146)