Cosa vi dirò, eh? Il Signore per la prima volta si è preso qua a Torino un fiore per trapiantarlo in Paradiso! [...]

Ci ha fatto pena che ci è scomparso il nostro bravo D. Meineri, un po’ in fretta, e quasi non abbiamo avuto tempo a prepararci; si era alzato solo il dì prima... giudizio di Dio! Fa quello che ha decretato da tutta l’eternità per il bene di tutti. Ci deve far pena!  (cfm,II, 393)

Vedete, il Signore ci prende il nostro caro D. Meineri, ci ha fatto fare un sacrificio, un sacrificio che l’abbiamo sentito tutti. Per parte mia, l’ho sentito quanto può sentirlo un Padre, ma il Signore ha creduto bene così, non sta a noi giudicare, ecco: Sit nomen Domini benedictum.  (cfm,II, 405)

[Alla morte di Don Meineri]. Piuttosto che parlarvi mi sentirei di tacere e piangere con voi, miei cari figli, ma già ci siamo addolorati ed abbiamo pregato molto. Consoliamoci nella speranza di averlo protettore in Paradiso.  (cfs,I, 205 msc)

Sì; noi abbiamo al caro D. Meineri usate tutte le cure fraterne durante la malattia, assistenza corporale e spirituale sino alla morte, e dopo quanto abbiam pregato! Ma pregheremo ancora e sempre.  (cfs,I, 206 msc)

Il Signore ci ha preso il più giovane sacerdote che c'era qui ed il più giovane che c'era in Africa

(Padre Manzon)... Ma a questo di qui gli ho dato il permesso ed è stato ubbidiente... Diceva (Don Meineri) che il Signore voleva premiarlo e si sentiva riconoscente verso di Lui che, scegliendolo fra gli altri lo prendesse così giovane e senza aver lavorato... [...] Vedete, questo fa pena; ma cogli occhi della fede consola. Quando il Signore prende qualcuno in comunità, ci sconvolge un po' per il vuoto, il lavoro che lascia, ma se uno avesse lo spirito di fede, penserebbe che va ad occupare la sedia che il Signore tien preparata.  (cfs,I, 207)

L'altro giorno sono andato a trovare don Meineri e mi diceva: Mi sento tanta malinconia... - C'è qualcosa, non sei tranquillo? - No, mi sono confessato solo ieri, sono tanto tranquillo, ma non so... - C'è qualcosa che non va? - No, è troppo, sono umiliato nel vedere quante cure mi hanno! - Oh, allora, diss'io, un po' di buon umore; è lo spirito che è malato... Unisci la tua malinconia con quella di Gesù nell'orto il quale, se non fosse stato Dio, sarebbe morto di tristezza... Abbi pazienza, il Signore vuol purificarti in questo modo, e se non puoi pregare, un pensiero puoi averlo, uniscilo a Gesù... Io la tua malinconia non voglio togliertela, ma aiutarti ad indirizzarla bene... [...] Stamattina son venuti ad avvertirmi mentre celebravo la S. Messa. Sentii entrare qualcuno; ero solo al Vangelo e potevano dirmelo, ma appena vidi Carlo in un'ora così straordinaria, "E' Meineri che è morto, pensai, ha fatto l'offerta di sé, il Signore l'ha accettata". Scrivendo in Africa dirò di tener bene a mente il giorno della sua morte poiché son persuaso che arriverà qualche grazia.  (cfs,I, 208)

Di là (i missionari) ad ogni religioso che muore, si celebrano per lui dodici Messe. Io poi indirizzo le intenzioni di quelli di laggiù e così si trova subito un bel mucchio di Messe...  (cfs,I, 208-209)

In questo momento, con tutto il sacrificio che sento, sono glorioso di avere un missionario in Paradiso... La casa ha da andare avanti lo stesso... non bisogna star lì con quelle materialità... E' sempre così: ne preparo qualcuno e poi va in Africa... E' naturale, sempre formare, sempre formare... E ben, come li mandiamo in Africa, possiamo mandarli anche in Paradiso! Consoliamoci con queste parole, con questo spirito, con questi sentimenti...

Voi lo vedevate Don Meineri, riusciva in tutto, ma per buona volontà perché non era un ingegno, ma poco per volta... e si è messo con impegno. Anche nei compiti: prima ne faceva solo un pezzettino, poi è riuscito dei primi. Non aveva tanta salute e gli ho detto: "Quest'anno lasci gli studi e ti mettiamo a capo dei lavori manuali"; ed aveva intelligenza, capiva; aveva il dono dell'ubbidienza. [...]

Don Meineri, mi ricordo, non aveva mai l'idea di nascondere, diceva quel che era, senza sotterfugi; io sono nemico di queste cose, assolutamente nemico, voglio sapere tutto, anche gli sbagli, i più grossi come i più piccoli. [...] Mi piacciono le persone sincere, leste... non le lestofanti... Non sono gli sbagli che ci devono far pena, ma i miscugli... Se mi dicono che siete impeccabili, non è vero; quelli grossi spero che non ci siano, ma anche capitasse!... Il Signore ha detto di perdonare sette volte sette. Peccatucci ve ne sono sempre.  (cfs,I, 209-210)

Questo dolore [la morte di Don Meineri] è come il taglio di un braccio, ma il Signore ne metterà un altro.  (cfs,I, 213)

E ben, ieri siete andate a trovare Don Meineri; ma adesso lo toglieremo di là... Io non volevo mai fare nessuna sepoltura e non avevo mai pensato, ma adesso ci penseremo... Bisogna andare a finir là. Qualcuno tollero, ma voi venite a domandarmi il permesso prima, e non che abbia poi a darvelo per necessità... Gli occhi verso il Paradiso. Il Paradiso dà spiegazione di tutto.  (cfs,I, 216)

Intanto sapete che la suora malata è andata in Paradiso: il Signore ha voluto prendersela con sé. Ha fatto proprio una bella morte; sempre tranquilla, sino alla fine; e soffriva molto; tuttavia ha sempre sopportato tutto pazientemente. Pregava il Signore che la facesse morir presto. Io le ho detto che chiamasse piuttosto un miracolo dal Vener. Cafasso di stare ancora su questa terra, e di partire per l’Africa. Ed essa ha risposto: “Se è per ubbidienza, sì, se no preferisco andarmene in Paradiso”.  (cfm,II, 548)

E invece noi per il nostro D. Meineri e per la suora che cosa facciamo? E... il Signore ce n’ha tolto uno di qua ed una di là, erano proprio anime sante e le ha tolte perché erano preparate, per collocarle in Paradiso. Li abbiamo dimenticati? No! Non sta nel piangere... non è ciò che ci fa il piangere! ma non bisogna mai dimenticarli e noi tutti i giorni diciamo per loro l’oremus: fratres, propinquos et benefactores... tutti i giorni nella S. Messa sempre l’intenzione, e poi l’anniversario; e così tutto l’anno una parte del bene che si fa va per lui e per la suora. Questo è un modo con cui, senza piangere tanto, si suffragano i defunti.

Stamattina nella prima Messa celebrata per tutte le anime dei miei cari, lunga fila; anche quella dei figli spirituali, più ancora dei parenti carnali, ma non ho dimenticato la mia buona mamma e mio padre; e poi il nostro più giovane sacerdote dell’Africa, il caro Manzon... egli avrà piacere di avere della roba in mano, per poter farsi bello in Paradiso: soccorrerà coi nostri suffragi quelli che noi non sappiamo... come è bello nelle comunità, che nelle vigilie si dice: domani è l’anniversario della morte del caro Confratello... Tutti così restano invitati a pregare per l’anima sua...  (cfm,II, 767)

Quando muore il padre o la madre, si fa un funerale, poi tutto finisce lì. - Noi invece il caro D. Meineri, una suora, l’abbiamo mai dimenticati. - Dice che non è il piangere e il contristarsi che fa, e come lui li abbia sempre ricordati tutti i giorni nella S. Messa, e così per tutto l’anno. - [Riassunto delle parole del Fondatore:] Dice che noi siamo suoi figli spirituali allo stesso modo che siamo uniti ai parenti carnali. - Tutti i giorni prega per D. Meineri, e Padre Manzon; se D. Meineri non ne avrà più bisogno, soccorrerà gli altri; i nostri parenti i nostri amici saranno sollevati dalle pene.  (cfm,II, 769)

Voglio leggervi il biglietto del Cardinale che prende realmente parte alla nostra pena [morte del P. Umberto Costa]: è mancato così in fretta che non abbiamo avuto tempo a mandarlo ad avvertire che era ammalato. Quella sera credevamo dormisse; avrà dormito un poco, e poi è passato all’eternità. Ecco (il biglietto)...

Stassera andrò a ringraziarlo e gli dirò le cose come sono andate. Il Cardinale prende tanto a cuore i missionari! Solo in questi ultimi giorni ha mandato 500 lire alle Missioni, sotto di lui, sotto la sua benedizione, è spuntato e cresce l’Istituto. E siamo contenti che i nostri superiori prendano parte al nostro dolore. Consolamini invicem in verbis istis!

Avete visto quanti buoni sacerdoti sono venuti; benché non ci sia stato tempo ad avvertirli. Consoliamoci del resto per lui, sappiamo che era un santo. Volevo dirvi: se qualcuno ha qualche cosa di suo, scritti, immagini, ecc. consegni tutto, per prudenza, ecc. fate così.

Un’altra cosa. Ho piacere che tutti voi tra oggi e domani mattina, facciate un foglietto in cui mettete tutti qualche cosa che riguardi il Sig. Prefetto. [...] Del soldato (Ch. Baldi) ne ho alto così... Lui teneva tutte le lettere, e ce n’è da fare una vera storia.

Così le Suore lo faranno già questa sera, perché non sum minus a ceteris apostolis! e un giorno chissà che non si possa scrivere una piccola vita a nostra edificazione, e per quelli che verranno. (cfm,III, 194)

(Dapprima il nostro Ven.mo Padre accenna alla lapide che desidera far mettere sulla tomba del compianto Sig. Prefetto). Voi non morite adesso... aspettate a morire quando sarete in Africa; là vi metteranno all'ombra di un banano o sotto una pianta secolare. Poi vi metteranno un cancelletto, tante cose... Se il Sig. Prefetto chiedeva il permesso non moriva... E' scappato senza chiederlo... Sapete qual testo metterò sulla croce del Sig. Prefetto? Studio, non ho ancora deciso. Ecco il primo: Modicum laboravi et multam requiem inveni. E' bello, ma c'è ancora un dubbio; non vorrei che volesse dir poco. Ce n'è un altro: Zelatus sum bonum, od un altro ancora: Consummatus in brevi explevit tempora multa. Sono tutti tolti dall'Ecclesiastico. Io leggo molto volentieri questo libro che è qualcosa di bello.  (cfs,II, 291)

Un nostro chierico che da sei mesi era soldato, è morto. E' morto santamente, dice il sacerdote che l'ha assistito. Appena avuta la notizia ho scritto una lettera a quella brava famiglia. Non era ancora partito per il fronte. Dei due è meglio morire tra noi, nei nostri ospedali, che al fronte. Era un bravo giovane, l'avevano allevato qui. Era ubbidiente, era proprio un buon ragazzo. Un suo zio mi scrive: ... E pensare che non sapeva parlare che delle Missioni... Che cos'è la vita!... Dunque, pregate per lui: è uno dei nostri, è un nostro membro. Per otto giorni si faranno le Comunioni, si sentiranno le Messe, si diranno i rosari, tutto per lui, perché era proprio già dei nostri, aveva incominciato il noviziato.  (cfs,II, 347-348)

Il Signore ci ha domandato un altro sacrifizio. Voi già sapete che nella notte dai 19 ai 20 settembre il nostro caro Ch. Leinardi è andato in Paradiso. [...] Come sia morto non sappiamo ancora, ma dubitiamo di che malattia. (Serpeggiano in ogni paese le febbri cosi dette “spagnuole”). Il Sacerdote che l’ha assistito sino alla morte è facente funzione di Cappellano all’Ospedale della Morra, e mi scrisse che fece una lunghissima agonia, ma conservando sempre una mente lucida, e desiderava le Missioni; dice che ha sempre parlato delle nostre Missioni, con desiderio e rincrescimento di non potervi andare. Anche i parenti mi hanno scritto per telegrafo che stava molto male, ed io ho risposto anche subito prima per telegrafo, e poi con lettera, ma il male è precipitato, pare che non arrivasse più a tempo. Certo che dei due mali è maggiore quello che morisse in un ospedale invece che tra noi; qui tra fratelli, ove si sarebbe potuto fare qualche cosa per lui. Pregate che il Signore gli usi misericordia; da quest’oggi le Comunioni e il Rosario per 9 giorni saranno per lui, canterete la Messa.  (cfm,III, 237)

E' andato in Paradiso un nostro Coadiutore. Vedete, il Signore ha preso una vittima in guerra, il chierico Baldi; una qui, il chierico Leinardi (che non era ancora partito per il fronte) ed una in Africa, il Coad. Giacomo Gaidano. Quando son tanto buoni rincresce, ma d'altra parte fa piacere.

Vedete come fa il Signore?!  (cfs,II, 493)

[Dopo la morte del coad. Giacomo Gaidano]  Il babbo e la mamma di questo coadiutore sono venuti a trovarmi e piangevano. Io dissi loro: Sareste stati più contenti se fosse morto qui sacrestano (poiché prima di venire da noi era sacrestano) oppure là, missionario? Oh, missionario!, risposero. - Se il missionario fa il missionario in regola, va dritto in Paradiso. Se egli moriva a casa, povero sacrestano! Chi avrebbe pensato a lui? Qualcuno forse diceva: E' morto il sacrestano; e non andavano più in là. Invece è morto missionario, così godrà di tutte le preghiere che noi facciamo in comune. Le nostre non son Messe fatte celebrare per farci vedere in piazza.  (cfs,II, 507)

Dunque ne abbiamo una di più in Paradiso [sr. Amalia Granero]! Una protettrice di più! Fa piacere quando si vedono morire così. [...] Si è proprio consumata in breve. Però consola quando partono così: ancora ieri gliel'ho detto: "Neh! dritto in Paradiso!". E' morta con l'ubbidienza e l'ubbidienza vuole che vada dritto in Paradiso; stare alla mia autorità fino all'estremo; di là non posso più comandare, ma finché è per la strada posso ancora.  (cfs,II, 616-617)

Vedo una notizia che dai tetti in giù non è buona, ma è buona dai tetti in su; in Africa c’è morto il Coad. Umberto Arossa. Era già un po’ di tempo che non stava bene, ed è morto che aveva 33 anni... [...]

Ebbene, dai tetti in su, dobbiamo godere: è andato a ricevere la corona. Sebbene io non voglia che moriate così presto... State tranquill che la corona vi aspetta!... Ma sì, il Signore non domanda la licenza: è Lui il padrone e quando crede ci dà la corona... Certo per noi è un gran sacrificio: ma chi ragiona come si deve, si consola, perché adesso lui gode...

Era nato nel marzo del 1887. Sapete che quando si parte per l’Africa si pensa a lasciare qui qualche memoria; qui ho appunto la sua memoria, che servirà a scrivere qualche riga sul periodico, come si è sempre fatto.  (cfm,III, 521)

Ebbene... ho una notizia da darvi. E' morto un nostro Coadiutore in Africa, si chiamava Umberto, aveva 33 anni. Era un bravo giovane. Non aspettavamo che il Signore ce lo prendesse così presto, ma cosa mai... il Signore è padrone.

E' fortunato: è morto colla palma degli apostoli; chi sa quanti battesimi ha dato! Insegnava, faceva anche scuola. Non c'è che piegare la testa quando il Signore vuole così.  (cfs,III, 195-196)

Stamattina [festa di S. Giuseppe] nella S. Messa, vi ho ricordati tutti e ho domandato tante cose al Signore per la vostra santificazione. Prima di tutto gli ho raccomandato tutti i vostri defunti, e poi i vivi. Nostro Signore aveva già voluto prendere una rappresentanza di tutti i nostri Missionari: Sacerdoti in Africa e qui, Chierici e Coadiutori. Mancava ancora la rappresentanza degli studenti; e in questi giorni egli ha voluto prenderci anche uno Studente, quell’angelico giovane Marchina Pacifico. Era necessario che in Paradiso fossimo tutti rappresentati; perché lassù in Paradiso si mettono d’accordo tutti i nostri Missionari per pregare per noi l’Eterno Padre, il Suo Divin Figliuolo, Maria SS. e S. Giuseppe, e ottengono tante grazie all’Istituto...

Questo giovane aveva tanto affetto all’Istituto. Adesso che era a casa, sospirava tanto di tornare, quel caro Pacifico, e mi scriveva delle lettere così belle! Diceva: “Purché possa tornare, o almeno morire nell’Istituto, io sarei tranquillo”.

N. Signore non ha voluto, ma è morto proprio bene, col sorriso sulle labbra, e pregando... (cfm,III, 548)