Potrebbero essere gli ultimi [Esercizi Spirituali], come lo furono per sr. Giulia quelli dell'anno scorso.
Però, dovendo incominciare gli Esercizi con tre di meno, io per non farvi restare lì voglio mettervi a posto... Per i superiori è meglio subire una mezza dozzina di salassi che prendere certe decisioni. Credono che noi non abbiamo cuore, ma invece certe volte domando: Signore, perché tanto cuore? - Quando si ha da venire a decisioni si prega, si domanda consiglio; il cuore direbbe di no, direbbe "avanti"; ma poi si pensa al bene dell'Istituto, al render conto di tutto che si deve al Signore... E poi, quando una creatura non fa per l'Istituto e si vede che una religiosa diviene, pur senza volerlo, un essere inutile, per l'individuo stesso... Quando sarò in Paradiso non voglio che mi si venga a dire: Sapeva che quella non era la mia vocazione, che non ero fatta per fare la religiosa; e perché non me l'ha detto? - Costi quel che vuole, anche sangue, quando si è pensato, esaminato, provato, bisogna fare la volontà di Dio.
Questo è il nostro caso; non entriamo nella coscienza degli altri; quando non si dicono le cose chiare, non dico che si faccia apposta, ma mentre si protestava che era cosa passeggera, la povera sr. Prassede da un orecchio non sentiva. Quando non si dicono le cose chiare riguardo alla sanità in principio, non è bene. Sr. Prassede aveva un gran desiderio di essere suora, anzi sperava un miracolo; e già che la Madonna poteva farlo! Tutti dissero che l'aria umida e forte dell'Africa avrebbe compito l'opera, e la poverina da un orecchio sentiva poco, dall'altro nulla; essa se ne accorgeva, stava più attenta colla bocca e con gli occhi che con le orecchie. Immaginatevi se fosse divenuta sorda da qui a due o tre anni! sarebbe stata infelice per tutta la vita! L'abbiamo lasciata in un buon posto ed essa ne è riconoscentissima. Qui dentro non bastano solo le qualità morali, ma occorre la sanità. Se abbiamo ritardato tanto... questa è una dimostrazione. Si poteva sperare forse un po' da un'operazione: guardate D. Borio, da un orecchio solo sentiva, voleva farsi aggiustare l'altro. Finché rimase alla Consolatina lo sconsigliai, ma poi andò da un ciarlatano ed ora è completamente sordo. Io tale responsabilità non la prendevo... Voi non dovete ragionare tutto questo.
Quell'altra suora se ne andò e lasciò da dire a tutte: che avessero corrisposto molto più di lei alla vocazione. Non era tutta sua quella testa... ma... sempre la speranza, il desiderio... l'aver aspettato tanto è una pazienza dei superiori. Non era fatta! Alle volte l'incontravo con un aspetto... Sr. Elena che aria! le dicevo. Non si sentiva la volontà di far bene; non è che non volesse... ed andava di male in peggio. Potevo mandare in Africa una suora di quella natura lì? Aveva l'incapacità di corrispondere e poi era tanto desiderata a casa. - A casa hai meno responsabilità, ti basta il vivere da cristiana, le dissi. [...]
Questa nostra brava sr. Prassede disse essa stessa che avrebbe pregato, ed ha promesso di fare più fuori di quanto avrebbe fatto di dentro. E' questo lo spirito. Fu già a trovarmi, però io non ero in casa. E' in una comunità. Fa pena, è sempre un taglio che si fa alla mano. Guai a me se non l'avessi fatto, vedendo il bene dell'Istituto e della suora! (cfs,I, 350-352)
Certo che per fare una suora solo per metà, è meglio non farla. Un chierico che da tanti anni era qui, l'altra sera l'ho mandato a casa. Da tanto tempo osservavo che non aveva spirito in cose spirituali. Una volta gli dissi: Quante volte potresti fare delle Comunioni spirituali, ma non ti viene neppure in mente; certi cristiani fanno meglio di te. Aveva la mania di studiare. Gli ho poi detto: Se non hai questa vocazione, o non vuoi corrispondere, sta' tranquillo che io ti tengo ancora qui mesi e mesi affinché tu possa studiare ancora e aggiustarti poi bene quando sarai fuori, ma se dici a qualcuno che vuoi uscire, ti farò partire immediatamente. Egli però non seppe star zitto, lo disse a tutti ed io allora lo mandai via nello stesso giorno che l'ho saputo. Riusciva bene in molte cose, è vero; avrebbe sempre studiato, ma era superbo... come Lucifero, e gliel'ho detto. (cfs,II, 555-556)
Stassera vi dico proprio quel che c’è nel mio cuore.
Sapete che cosa voglio dirvi? Non sono contento di voi. Vari di voi che non sono contenti, io non son proprio contento. Mi pare che avrete già capito quanti sono partiti e senza far nomi di nessuno, ma non credete io vi dico che andar via è presto fatto, intanto quello che è uscito sabato di qui tutto allegro, l’aveste visto domenica da me, quante lacrime e pianti perché lo ripigliassi! Ma niente! Non ti prendo più adesso! Dovevi pensarci prima! E’ prima che te l’ho detto! E’ prima che dovevi pensarci, quando te l’ho detto, quando t’ho avvertito. Quest’anno, miei cari, non va bene. Non dico di tutti, e neppure metà, ma pare che si sia poco bene incamminati. Due sono andati quest’estate mandati via, e adesso altri mandati via, e non so se è il fine. Non solo andati, ma mandati via. [...]
Dunque d’ora in avanti siamo intesi e faremo così. Per chi non ha buona volontà, esca; chi non sa frenare la lingua a tempo e modo, non è fatto per stare in questo Istituto; chi non studia, o non è capace di studiare, o non vuole studiare, chi non è capace e non studia; via! e lo manderò via. Chi non ascolta l’assistente o disubbidisce ai superiori: via! Chi disturba, chi disubbidisce o risponde ai superiori, dopo i debiti avvertimenti sarà mandato via. Chi dà scandalo ai compagni, lo condanna già il Signore quando dice: Meglio sarebbe per lui mettergli al collo una pietra da mulino e gettarlo nel profondo del mare. A questo non c’è bisogno di più, ma immediatamente sarà scacciato. Non basta uno scandalo pubblico, ma mezza parola, un mezzo segno, un gesto, qui non c’è posto per lui, qui non deve stare, chi non ha il cuor puro, non è fatto per farsi Missionario, e neppure per farsi Sacerdote. [...]
Mi rincresce di dover venire a questo punto, ma quando ho pregato il Signore, ho pensato seriamente, mi sono deciso e non si venga poi a piangere dopo, a domandar perdono e non si venga a fare tante promesse, ciò che è fatto è fatto. Se aveste sentito domenica, i sospiri, e piangere, e prendermi i piedi, troppo tardi, dovevi pensarci prima! La madre piangeva, la sorella piangeva e singhiozzavano! il papà non voleva più tenerlo a casa, la sorella doveva mettersi frammezzo per difenderlo, e il papà mi diceva: “Se non lo prende più, lo metto in una casa di correzione!”. “No, non fa bisogno di questo”. Si credeva di andar a casa a mangiare meglio, invece lo mandano a pascolar le vacche, si possono quasi neppur togliere da loro e lui crede di godersela. Mi faceva tante promesse, poi piangeva e mi supplicava, ma niente! Adesso non è più a tempo di piangere, di tutti gli avvertimenti che ti ho dato non hai fatto profitto, non mi hai voluto ascoltare ed ora dici così!
[...] Il numero non mi ha mai dato pensiero. Vedete, quando sono partiti per l’Africa i primi nostri Missionari, dopo la casa è stata vuota.
Mi sono spaventato? Niente affatto; ho pregato la Madonna: “questa è tutta opera vostra, pensateci voi” - ed ecco che otto nuovi sacerdoti sono entrati in questo Istituto, cominciando dal Sig. Prefetto. Dunque siamo intesi. Adesso andate in Chiesa, pregate il Signore, ed esaminatevi bene se avete proprio ferma volontà, e se siete decisi a corrispondere e tirate innanzi. Se alcuno non si sente vada dal Signor Prefetto, venga da me e vedremo. (cfm,III, 27-28-29-30)
Altri poi che desiderano di stare qui, e non desiderano usare tutta quella pienezza di spirito, ecc... insomma, di corrispondere, costoro escano subito! Vedete, non vi parlo mai di queste cose: non son solito parlarne, ma questa volta ve ne voglio parlare per ammaestramento. Carlo dopo dodici anni che era qui! ecco che in questi ultimi due anni... noi abbiamo usata tanta tolleranza, ma lui ubbidienza niente! voleva fare come voleva! E anche alla Consolata erano tutti stanchi, perché andava là, e si chiudeva in una camera, e nessuno più lo vedeva: e l’abbiamo preso alle buone, ma non c’era modo!
Il giorno poi di S. Giuseppe, vedete che cuore, che bel complimento da fare! invece di scrivere la lettera di augurio come fate; mi ha scritto una lettera di prepotenza, quattro pagine di foglio, dove si lamentava di tutto e persino dell’ultima vestimenta che gli avevo fatta fare nuova. E diceva che lo mandavo vestito come una zebra: e così di quel passo.
E io ho lasciato passare qualche giorno e poi lo chiamo là: “hai pensato a quello che hai scritto? Come non vuoi più domandare permessi per uscire? Ma è forse N. Signore o il Padre Eterno che ti ha dispensato dal chiedere i permessi? Massime i permessi? E l’ubbidienza? Hai i voti! perpetui!”. Finalmente lo prendo alle buone, e poi gli scrivo una lettera dove gli espongo tutti i principii veri come diportarsi: - naturalmente non posso più lasciarti andare dalle tue sorelle senza permesso: perché gli empivano la testa, e adesso!... e così degli altri permessi, neppure il Signore non può dispensarti dall’ubbidienza! “Dunque, gli dico, qui ci restano solo tre vie di mezzo: o metterti a posto - o andartene via da te stesso - o ti mando via io! Adesso subito non voglio la risposta; ti do tre giorni per pensarci, fa un triduo alla Madonna e poi ci parleremo”. Ed ecco che dopo tre giorni ritorna e mi dice che vuol andar via. “Hai riflettuto bene? Va ancora a fare una visita alla Madonna e poi vieni”. E lui esce, se pure è andato in chiesa, e poi ritorna trionfante: “Sì; me ne vado via!”. E credeva che tutto il mondo gli aprissero le porte, perché era conosciuto e qui e là e là!!! “Guarda bene, gli dico, a quello che fai”. Ma ha più voluto saper niente. Mi dicono che si è offeso perché gli ho detto che non era necessario: ma certo, io l’ho sempre detto questo e lo dico ancor adesso, io non sono necessario; nessuno al mondo è necessario; no, tu non sei necessario, lo ripeto forte! e così qua e là è andato...
Gli dicevo: Va, presenta la lettera che ti ho scritto: va da D. Albera, e se lui ti dà ragione io riconosco che ho sbagliato!
Ecco che è poi venuto e si presenta il giorno della Consolata: Come? Hanno fatto tutto lo stesso senza di me? - Sì, fatto e tanto bene! Fatta la festa e senza di te! Credeva che tutte le porte gli fossero aperte!... E’ andato fuori, ma in casa con il caro-viveri che c’è adesso le sue sorelle non lo volevano... hanno una casa a Chieri... e sì le sorelle la vogliono per loro.
E intanto sento che è già andato in tre posti: In uno si è sentito rispondere: come? Se io potessi sarei ben contento di rimanere missionario! ecc... e finalmente rigettato di qua, rigettato di là, dicono. S’intende, basta dire che sei venuto via, che non credono più neppure alle lettere di raccomandazione, a quello che dicono.
Finalmente me lo vedo arrivare a S. Ignazio: era già andato dai Cappuccini, passionisti, barnabiti, P. Giacobbe... nessuno lo aveva accettato... e se avesse avuto un po’ di buon senso sapeva intenerirmi... niente: stava lì!, “Ma che cosa devo fare? Che cosa devo fare?” - “Ma, fa quello che vuoi; quello che certo si è che non ti prenderò mai più nell’Istituto!”. Allora... Come? come? non mi prende più? ma che cosa devo fare? Ma...
Guarda fa così... va dai Cappuccini, domandi un posto, non nei laici, ma negli oblati, terziari ecc... Non so... là ti manderanno al pascolo... può darsi che quando avrai dato buona prova ti accettino nei laici. Ma guarda bene, non andare a fare una farsa: qui nel letto con due materassi ti lamentavi, là sarai sugli assi col paglione... Qui in Chiesa eri sempre seduto, là starai sempre inginocchiato per terra; là non avrai più una vestimenta da zebra, ma andrai con un vestito rattoppato... Pensaci bene, prima di fare storie! e poi hai i tuoi denari, e se vai in un altro Istituto bisogna portarli i tuoi beni! - Come? come? i denari? - S’intende, perché è solo all’Istituto della Consolata che ti concedevano questo: per disporre dei tuoi beni ci vuole il permesso. Conosco il Padre Provinciale e ti raccomanderò; va così e quello che ti daranno da fare lo farai; il mondo non è fatto per te! e poi... e poi...
Ah sì; credeva di trovare tutto aperto! Invece? So che è andato a cercare da due o tre; e uno gli ha detto, un avvocato: “ma salu nen che vuria esse pi giuvu, e ndè mi missionari”, ecc.
Basta, stamattina viene di nuovo da me, e mi dice che i Cappuccini lo accettano, ma il
Provinciale voleva un mio scritto; e gliel’ho fatto. Ecco che verso le nove viene ancora da me il Provinciale dei Cappuccini, e l’ho pregato di accettarlo, anche per fare un piacere a me; è una creatura che mi fa pena! E allora mi dice che poteva farlo, le regole non lo proibivano, e che l’avrebbe accettato come terziario questa sera. E poi mi ha domandato se doveva lasciarlo a Torino. Naturalmente dopo otto giorni lo vestono, e non gli fanno mica un vestito da festa;... e quindi ho detto: a Torino, naturalmente è conosciuto... e quindi lo mandi altrove; fa una carità! Non faccia come hanno fatto a lei, che dopo pochi giorni che era andato via dal Seminario e che era andato a farsi cappuccino, l’avevano vestito con un abito di tutti i colori, coi sandali e con una sportula lì... e poi mandato in Seminario a farsi vedere! E naturalmente tutti per ridere l’hanno tapasciato in tutti i modi. Non gli facciano questo! “Eppure, mi ha detto, noi lo facciamo questo per esercitarli nell’umiltà”. Ma gli usi tutte le carità possibili! E basta, l’ha accettato come terziario, e lo manderanno in cucina, sotto ancora ai Coadiutori... Dunque: qui era coadiutore; e là è sottocoadiutore... e lo metteranno in cucina o in una stalla... e così non ha voluto accontentarsi del pane, e... mangerà ghiande...
Vi dico questo che non è proprio secondo il mio solito di dire, perché vediate a che punto arriva un povero superbo, insoffribile di domandare i permessi... e ho detto: voglio contarlo! E ho detto a quel padre: Non voglio che vada contro la regola, ma se può lo accetti! - No, non è contro la regola.
Ma se fosse venuto con più umiltà... ma neppure ora... sempre lo stesso! Preghiamo almeno che duri, e la penitenza che non ha fatto qui la faccia là. Se lo tengono così non è religioso, ma spero che lo faranno poi passare... [...]
E così spero che sia la sanità di quel giovane. Perchè gli volevo tanto bene, e gli usavo tante cure. Anzi una volta che il mio domestico aveva avuto da andare via gli avevo commesso tutto a lui... tanto che il domestico si è lamentato con qualcuno, e temeva che lo mandassi via, perché diceva: “Pare che Carlo faccia meglio di me!”.
[...] Io sperava che Carlo si inginocchiasse e domandasse perdono! Ché non avrei saputo resistere... ma anche allora no!...!
[...] Adesso quello che vi ho detto di Carlo stia qui tra noi, e neppure parlatene tra di voi; adesso sapete... e basta! (cfm,III, 125-126-127-128)
Un ragazzo di là non è venuto volentieri. Sei venuto per forza? gli chiesi. - Sì. - Ma qui non sta nessuno per forza. E allora l'hanno accompagnato via. Ho vergogna a dirlo, ma era stato un sacerdote a metterlo qui. Non stanno qui quelli che sono venuti per forza o solo perché non sapevano dove andare. Non è mica un ospizio qui dentro; non si lusinghino, ché presto o tardi saltano. (cfs,III, 459)
L'altro giorno ho mandato via uno di là. Mi chiedeva: Ho fatto dei delitti? - Delitti?, risposi io, no no. - E allora che cosa ho fatto? - Non hai fatto del bene. (cfs,III, 354)
Ieri sera è venuto a trovarmi uno che è stato qui tanti anni, ed è andato via perché non si è aperto coi superiori. E stamattina un Chierico mi ha accompagnato fino al Duomo: adesso gli ho cercato un posto; ed è pentito di non essersi confidato. Nessuno si è mai pentito di essersi confidato. (cfm,III, 356)