Non c’è più lavoro e con questa guerra tutto aumenta e non aumentano i soldi.

Le offerte del periodico è un miracolo! e temo sempre che le offerte un giorno o l’altro non diminuiscano. Solo poco tempo fa due parroci vengono a lamentarsi che non possono più tenere il Vicecurato che non han più offerte. E un vescovo che mi diceva che non c’è più denaro. Non dico mica che non mangiate, ma la cura, quelle piccole attenzioni. A S. Ignazio s’è rotta molta roba. Sono le suore per lo più, e l’ho già detto anche a loro, ma quelle piccole cosette, quelle piccole attenzioni in tutto come se fosse roba mia... vorrei che si facesse un po’ di esame.

I provveditori ecc... state attenti per risparmiare, certa gente portano così male le scarpe, e vesti, vorrei che ci fosse un po’ più di attenzione: in necessariis, il Signore non deest, lo sapete, ma in superfluis non abundat. Se sapeste quante spese bisogna fare! Un pezzettino di carta, ecc., è lo studio di tutti che vorrei. Meglio che si può per non logorare, se una volta, tanto più adesso. D. Dolza può dirlo quanti mila lire per pagare le note! Una volta bastava il provento del mio canonicato, poi quello del Vice Rettore, ora non basta neppure pel pane! Ciò che è necessario sì, ma ciò che si può risparmiare, si procuri...  (cfm,II, 92)

E’ una cosa di cui voglio persuadervi, e che temo non ci persuadiamo, massime i giovani, e questo viene in tutte le comunità in generale... Ed è la presente necessità in cui ci troviamo...: non basta più pagare per ottenere, ma realmente non si trova più nulla! Oggi è stato aumentato il pane, ma questo è nulla, almeno si trovasse, ma non si trova!  (cfm,III, 130)

Non avete bisogno che io vi dica il perché di questa dolorosa funzione!... Eravamo tranquilli e contenti perché esenti i nostri missionari dal servizio militare; gli stessi coadiutori per speciale protezione della nostra cara Madre, la Consolata finora, eccetto il buon Savino, ne furono liberi. Ma ecco la guerra da tempo temuta; ed in tale frangente sospesa la nostra esenzione; e per la prima volta dobbiamo assistere alla partenza di tanti nostri cari fratelli. Il cuore sanguina pel dolore; ma si deve piegare il capo al dovere, e prendere anche questa prova dalle mani di Dio che permette tante presenti miserie in Europa ed in Italia.  (cfm,II, 291 msc)

Il padre del figliol prodigo pregava e supplicava perché tornasse il figlio; così noi pregheremo e supplicheremo, affinché ritornino i missionari.  (cfs,I, 135)

Ebbene, vedete, ho qui i proponimenti degli Esercizi (fatti dai missionari). Quest'anno ne metto, come sempre, uno comune, e anticipiamo un po! La virtù dell'anno era l'umiltà, ora prendiamo lo spirito di povertà. Adesso con questa guerra abbiamo tanta miseria... Mi stupisco che mangiate ancora il pane bianco! Che siete le galline bianche? Non so se la Madonna lo cambia per strada... Noi, ed anche il Cardinale ha il pane nero ed anche gnech.  (cfs,I, 168)

Certo che chi si va a mettere nel pericolo... ma noi che andiamo per amor di Dio, egli farà de tentatione proventum, e noi faremo di necessità virtù. Non dico quasi uno sia contento di essere vestito in quel modo, perché dovete sentirvi vergognati; non dirlo là però; ma quel giorno che potrete ripigliare le vostre vesti... ah!...  (cfm,II, 344)

Forse ci eravamo già insuperbiti di aver tutti i nostri in sanità, Davide ha scritto che l’hanno messo in fanteria. Speriamo di poterlo ancora togliere. Dopo qualche esercizio. Il Sig. De Luca ha bisogno di conciatori, speriamo di toglierlo in quella maniera lì.  (cfm,II, 429-430)

I nostri missionari che sono nella milizia scrivono lettere che fanno piangere. Altri ancora partiranno. Vedete che uragano è passato su questa casa! Pregate, pregate tanto; il mondo ha bisogno di pace.  (cfs,I, 344)

Da tanto tempo mi fa impressione che i nostri soldati - che non sono soldati perché un sacerdote non può dirsi soldato - che i nostri che sono sotto la milizia in tutte le loro lettere esprimano un gran desiderio della Casa Madre. Si sentono privi del conforto di qui, desiderano di ritornare, almeno qualche giorno... E' il loro continuo sospiro! E' questa la casa della nostra santificazione. Un Vescovo mi diceva di un nostro sacerdote: Non ho che a lodarlo, è oggetto di stima per tutti e se continua così non mancherà di riuscire un santo e zelante missionario. - Queste cose consolano.  (cfs,I, 428)

Ho scritto a Mons. Perlo che ha aperti troppi ospedali. E' per lo spirito... Ritorneranno quelle suore con lo stesso spirito con cui sono partite? Così è dei nostri soldati... cosa mai, polvere umana... miseriette, e purtroppo che non ci sia ancor di più.  (cfs,II, 183)

Ho rimproverato Monsignore perché ha messo su troppi ospedali, perché è troppo difficile lontane dalle missioni, in mezzo a quei medichini... Non presumere... abbiamo visto delle cose, vedete... Io sono l'uomo delle paure... C'è da temere anche dei santi... quindi pregate per quelle suore che perseverino nel buon spirito.  (cfs,II, 185)

Devo darvi la dolorosa notizia che il nostro Ch. Baldi è stato gravemente ferito, e molto gravemente ferito. Gli fu asportata la mano destra, fu ferito al capo, al braccio sinistro, alla coscia ecc. questa notizia venne dal suo cappellano... Come capo del suo reparto insomma, ha dovuto essere in maggior pericolo, e fu ferito, e adesso salvo un miracolo... ma se c’è necessario un miracolo la Madonna lo farà, ma umanamente parlando non c’è speranza.

Speriamo che abbia conservato la lucidità della mente... e là... ci voleva una vittima... il Signore ci ha conservato Occelli... e certo il posto in cui era (sottotenente) era in pericolo... lui l’ha fatto col mio permesso, dietro mio consenso... sebbene io tenga che sia meglio restare semplice soldato, anche in fanteria, tuttavia in questo caso... insomma per tante altre cose sono stato obbligato a concedere che si facesse quello che lui avrebbe visto meglio.

E bisogna pregare che il Signore lo aiuti sia per l’anima e sia anche per il corpo. Chi scrive dice che non si può più sperare umanamente, e noi bisogna che lo raccomandiamo al Signore nelle nostre preghiere e nei nostri sacrifici.  (cfm,III, 113)

Vengo a darvi la dolorosa notizia che il nostro caro Chierico Eugenio Baldi che era sottotenente al fronte nella battaglia del 13 giugno è stato ferito gravemente, mortalmente; il Cappellano che mi scrive dice che salvo un miracolo, non può più guarire...

Adesso bisognerà che aiutiate il nostro Chierico colle preghiere e coi piccoli sacrifizi. Stamattina io ho celebrato la messa per lui e per i suoi bisogni, perché può darsi che sia già morto. Vedete fa piacere... era un Chierico che partito dall’Istituto aveva sempre fatto il suo dovere; [...] la sua intenzione l’ha sempre avuta qui disposto però alla volontà di Dio. E il Signore ha voluto che lui restasse ferito; invece Occelli fosse preso prigioniero. E’ vero che anche là non sta troppo bene; tanto è vero che manda a chiamare il pane, ma è libero, non ha più da combattere. Noi di qui gli mandiamo il necessario; ma si può mandare pane solo una volta la settimana.  (cfm,III, 114)

E non bisogna che crediate, quasi, di essere contenti di andar via [soldati], di dover uscire, e cominciare a voler essere liberi, perché anche i soldati non sono liberi, e devono render conto di tutto quello che fanno: devono mandare i conti dell’attivo e del passivo, come ho scritto sulla circolare... e guai a chi parte con l’intenzione di essere libero e non dipendere... più! Sapendo l’intenzione mia che mi mandino conto di questo e di quello... e... con questo si fa il loro interesse!... e devono mandarlo a dire, e lo sanno: da chi vanno a confessarsi, quando vanno, e poi, ecc... altrimenti chi vuol fare con libertà si comincia da poco e poi si perde lo spirito. [...] E se io domando il rendiconto di tutto è un dovere loro di darlo, hanno i voti, sono religiosi, ed è un dovere mio di farlo dare. E si fa anche per interesse loro! Se io so che hanno tanto di entrata, e tanto dai parenti, perché anche questo devono consegnare, certo... e spiegheremo poi la lettera sulla povertà... via! so regolarmi. Vedete, adesso cento lire, e non avevo di più, altrimenti gliene avrei dato; ma è venuto qui e il Prefetto gli ha ancora dato venti lire, per lui e per gli altri suoi compagni... Chi è dei parenti che faccia così? Perché un parente manda uno scudo sembra già chissà che cosa... invece quando io vedo che un poveretto laggiù non mangia che insalata alla sera, domando subito: “ma, non c’è latte in questo paese? non c’è qualche cos’altro?”. Queste sono le note che mettiamo alle lettere noi...

C’è chi ancora non fa questo, e chi avesse intenzione di non farlo, meglio fin da adesso che lasci lì, ... parta! E quelli che vogliono vivere in libertà, di quei lì penso male, e poi si staccano dall’Istituto, e poi? Dico nessun nome.  (cfm,III, 123-124)

Vedete: in un giorno sono tre cose; al mattino sulla gazzetta vedo la chiamata dei riformati; che è un vero strazio per i Superiori!... ma! Dopo viene D. Spinello con una lettera del Sig. Prefetto, che dice che la nostra spedizione ultima di sedici casse è stata silurata e tutto è andato a fondo! Più tardi D. Dolza verso il fine del pranzo arriva con la notizia che quella casa delle Suore in costruzione, il Governo vuol di nuovo prendercela per una fabbrica di automobili, ecc... Dico, senza essere Giobbe, tra me: un nunzio annunzia una cosa dolorosa, poi un altro, e poi un altro disastro... Ma! eppure? Dominus dedit, Dominus abstulit, sit nomen Domini benedictum! Ma la cosa più dolorosa è per voi, per la vostra chiamata. [...]

Quanto amareggiamento hanno i Superiori. Quando voi dovrete partire... è tanto sangue!... così vedete, quando ero a S. Ignazio tra le notizie ricevute, la più grave non era tanto per le casse andate a fondo o per la casa; certo per la spedizione rincresce; tutta quella carta per stampare, ma è danno materiale, il Signore sapeva che ce n’era bisogno e provvederà diversamente; ma il timore della chiamata vostra era il più grave... Non so se dei vostri parenti vi abbiano tanta affezione come noi; che lo dicano e la dimostrino, sì, ma che l’abbiano in realtà? ... No!  (cfm,III, 124 e 128-129)

Adesso, intorno ai religiosi che tornano dal fronte c'è la polvere: devono fare gli Esercizi, almeno di otto giorni, devono fare un buon bucato. Ai nostri io dissi: Ricordatevi che prima di entrare in questa casa dovete fare la quarantena...  (cfs,II, 541)

Dicevo di là a quelli che fanno gli Esercizi (alcuni missionari già liberi dal servizio militare) che devono chiudere tra parentesi il tempo in cui sono stati militari.  (cfs,II, 544)

Questa mattina abbiamo ottenuto lo scioglimento dal servizio militare di un altro missionario; preghiamo che gli altri sette o otto che ancora si trovano sotto le armi possano pure venire presto: qualche speranza c'è già. Certo non siamo stati addormentati; il Sig. Vice-Rettore scrive continuamente...; sicuro: nen speté che la pulenta a vena giù dal ciel...  (cfs,II, 580)

C’è un smania nei Sacerdoti e ne’ Chierici di ritorno dalla milizia di precipitare negli studi, per le ordinazioni e pel Ministero. Io li compatisco; fu per loro un tempo come perduto, perché poco o nulla poterono studiare. Fu una disgrazia come una malattia... Ciò però non dà ragione di saltare quanto è necessario per gli studi e più per la pietà e le virtù. [...]

Se nonché per voi la S. Chiesa si prestò benigna alle mie suppliche, e vi concesse speciali favori e dispense. Ma come esami affrettati non infondono la scienza, anche certo tempo è necessario a rimettervi nel vero spirito per la vocazione religiosa ed ecclesiastica. Io quindi per non abusare della bontà della Chiesa, pel vostro vero bene ed anche per iscarico di mia coscienza vi applicherò le facoltà ricevute rimettendo ognuno al proprio corso; e ciò è già per voi un grande favore.  (cfm,III, 311-312 msc)