L’esattezza nelle cerimonie sia una caratteristica dei Missionari della Consolata: lo voglio mettere nel testamento.  (cfm,I, 78)

Intendo di lasciarvi come eredità di fare sempre molto bene i sacri riti: ed anche in Africa ci vuole almeno l’intima convinzione di fare bene.  (cfm,III, 674)

Vi confesso un mio debole di cui però mi glorio in Domino; e questo è per le S. Cerimonie.

Penetrato della loro importanza in Seminario dal Ven.to C. Soldati, le insegnai io pure come Direttore, e poscia in Convitto. Apertosi l'istituto mi scelsi solo tale assunto, e con pena non potei fare che poche scuole. Fu però mia cura parlarvene sovente per inculcarvene la somma importanza. E godo che qui sono apprezzate. [...]

Nei passati giorni ho assistito a varie Funzioni presso Chiese di Religiosi, e non posso nasconder la pena che provai nel vederli eseguire le S. Cerimonie con poca o niuna pratica delle medesime. Rifletteva tra me: come mai si giunge a tanta incuria, mentre i loro S. Fondatori ebbero sempre in mira col buon spirito di promuovere il decoro del Culto...  (cfs,II, 182 msc)

Debbo dirvelo: io per lo studio e la cura che sia in Seminario, sia in Convitto procurai d'insegnare le S. Cerimonie mi aspetto, come il mio Ven. Rettore il C. Soldati, misericordia al giudizio di Dio, e che mi concederà il posto riservato in Paradiso a quelli che avranno procurato di onorare in terra N.S.G.C.  (cfs,II, 183 msc)

[Parlando della genuflessione] Io adesso che ho male alle gambe non posso più farla bene, ma appena potrò, andrò di nuovo giù fino a terra...

[...]

Di questo [delle Sacre Cerimonie] parleremo ancora perché questo è il mio argomento: ne parlo tutti gli anni anche di là. Desidero che la nostra Comunità, sia di qua che di là, sia nata fatta per onorare N. Signore.  (cfs,III, 510)

Io, di ritorno da Roma, ero stanco, avevo le gambe irrigidite e non potevo fare la genuflessione, ma no... giù, e l'ho fatta fino a terra. E' così che bisogna fare...   (cfs,III, 222)

Quando ero in seminario ho scritto a uno dicendo che il Signore l'avrebbe premiato per la cura delle sacre cerimonie. In seminario si facevano così bene! Quando si facevano le funzioni in Duomo, massime nella Settimana Santa, tutti correvano a vedere. Un conte che da tanti anni veniva a vedere le funzioni in Duomo una volta mi disse: Lei non mi conosce, ma io lo conosco; lei fa il soldato là dentro (e voleva dire in Duomo) ma lo fa bene. - Non sono soldato, risposi, ma nelle cerimonie amo la precisione.  (cfs,III, 509)

(Parlando della Scuola di Cerimonie).

E’ una scuola di massima importanza. E’ una mia antica debolezza. Ho sempre avuto un affetto particolare, un grande amore alle s. cerimonie. [...]

E’ il mio debole! Io non voglio propormi a vostro esempio, ma, se faccio qualche sbaglio (guardo di non farlo), me n’accorgo subito.

La S. Messa è il tempo più bello della nostra vita! Aver cura di tutto ciò che appartiene alla Chiesa: polvere, ragnatele, ecc.

Ringrazio il Signore che mi ha dato questo spirito. I santi vi davano importanza; se vogliamo farci santi dobbiamo darvi importanza. (cfm,I, 210-211)

Ieri fu la festa della Madonna di Lourdes, l’Immacolata, in sostanza. Nel leggere il breviario una cosa mi colpì e l’avran letta anche i nostri sacerdoti qui; sapete qual è? Quando la Madonna comparve alla Bernardetta (di cui è in corso il processo di beatificazione), la prima cosa che le insegnò fu, sapete? il modo di fare il segno di s. croce! La ragazza era una povera contadinella, e forse lo faceva un po’ malamente, e la Madonna prima di dirle qualunque altra cosa, le insegnò a far bene questo segno. E le insegnò a farlo proprio come  vi insegno io, come insegna la rubrica: prima tenere le dita unite (si legge proprio nella vita), e se qualcuno le faceva qualche obbiezione al riguardo, essa insisteva: “no, la Madonna le aveva proprio unite”; indi, portare la mano alla spalla, proprio fino alla spalla, diceva, non solo vicino; infine univa bene le mani innanzi al petto: e lo faceva così bene la Bernardetta, che la gente amava farglielo ripetere, dicendole: “segnati come ti ha insegnato la Madonna”.

Quindi aveva ragione D. Cafasso a mostrare a fare il segno della Croce ai convittori, che pur erano Sacerdoti; (Non bisogna mai farlo in fretta: piuttosto che farlo male è meglio non farlo). Ed anch’io quando vedo qualche convittore che lo fa male, lo avverto subito.  (cfm,I, 372)

Prima di partirmi da voi, dove passai pochi giorni felicemente [a S. Ignazio], debbo rallegrarmi per quanto osservai. Vidi in tutti aspetto chiaro e limpido; segno di animo tranquillo e di coscienza pura. Vi osservai in chiesa a pregare, e godetti di vedervi pregare bene, con spirito di fede interna ed esterna. Posi speciale attenzione al come eseguite le S. Cerimonie, nelle Messe solenni, Vespro e Benedizioni; e mi rallegro con voi perché già le fate bene, con precisione... Si vede il frutto dell’esercizio di tutto l’anno. Continuate tale studio, che stammi tanto a cuore, e giungerete a compierle perfettamente.  (cfm,II, 74 msc)

L’altro giorno ho detto al Teol. Gaido alla Consolata: “Vieni un po’ qui, fa un po’ il saluto come ve lo fanno fare là in quartiere”. E dice che prima di tutto fanno stare a un passo di distanza, sull’attenti, e poi che bisogna tenere le dita unite, e anche il pollice, d’obbligo, anche il pollice, non lasciarlo andare dove vuole. Ben bene, ho detto: lo dirò ai miei giovani: se i militari esigono che a fare il saluto si tenga il pollice unito a tutte le altre dita, non è poi la fine del mondo se il Rettore insiste sempre che si tengano unite le dita della mano, a fare il segno della croce. (cfm,II, 576)

L’altro giorno un soldato mi insegnava come fanno fare il saluto: il dito pollice, diceva, deve stare unito..., fino i soldati, e non lo fanno mica per amor di Dio. E così, anche per fare il segno della croce quel dito deve stare unito, deve stare lì; sempre battere che quel dito deve stare lì. Non deve stare diritto, ma con gli altri. Ve ne ricorderete dei soldati, come fanno a fare il saluto.

(cfm,II, 577)

Avete fatte le cerimonie del servizio minore... e... sì... un’altra volta farete anche il cerimoniere, è né minore né maggiore, è lì in mezzo!... Il Signore benedice chi ha cura, stima delle S. Cerimonie. [...] Certo il mio desiderio è che nel nostro Istituto si facciano sempre bene le cerimonie.  (cfm,II, 617-618)

Dopo 50 anni di Messa sono contento: ho nessun dispiacere (regret) di averla detta male, e lo dico non per superbia, ché questa è santa superbia. Le cerimonie le ho sempre fatte bene, e se mi scappasse una cosa me ne accorgerei. E ciò consola: ho tante miserie, ma la Messa ho sempre cercato di dirla bene. Impiegavo 27 minuti ed adesso ne impiego anche 28, 30 e cerco nella genuflessione di andare fino a terra col ginocchio: voglio imitare S. Alfonso che quando non ne poteva più si faceva aiutare: io non sono ancora a questo punto. Un po’ di ginnastica fa bene: infatti faccio la prima all’incarnatus con un po’ di stento, perché le gambe sono dure, ma poi riesco più facilmente nelle altre. Nostro Signore non può sopportare tanti difetti nella celebrazione: si ritorna allora dall’altare più carichi di demeriti che di meriti. Questo è il mio debole: le cerimonie, per questo sono sempre stato molto attento ed adesso insisto per voi. Il Signore mi ha dato la grazia di farle sempre bene e la darà pure a voi.  (cfm,III, 689-690)

Dopo 50 anni di Messa non ho nessun regret d’averla detta male. Le cerimonie le ho sempre fatte bene e se mi scappasse una cosa, me ne accorgerei. Ho tante miserie... ma la Santa Messa ho sempre cercato di dirla bene. Nella Messa di Comunità impiegavo circa 27 minuti. Voglio imitare S. Alfonso il quale quando non ne poteva più si faceva aiutare nelle genuflessioni. Qualcuno mi ha detto che ero troppo lento... non importa.  (cfm,III, 691)

Un giorno mi si disse che un sacerdote dicendo Messa nel voltarsi al “Dominus vobiscum” e specialmente all’”Orate fratres” dava uno sguardo generale a tutti quei che erano in chiesa e che ciò scandalizzava i fedeli; glielo dissi, ed egli mi disse che non se n’accorgeva, non ci pensava. [...] Mi piace tanto Sant’Alfonso che faceva la genuflessione fino a terra: ed anch’io ho sempre fatto il possibile, ed ora non posso e me ne rincresce. Stamane non ho voluto dire la S. Messa in pubblico per non dare scandalo. E voi non dovete scandalizzarvi se venendo da voi non la posso fare proprio bene, perché nell’intenzione voglio proprio farla bene.  (cfm,III, 699)

Un giorno in una chiesa lontano di qui ho assistito ad una funzione,ed osservavo il contegno dei chierici che servivano... Alcuni erano proprio penetrati di quello che facevano... altri invece no. Ne osservavo specialmente uno... faceva le cose proprio per mestiere... si vedeva che non aveva il cuore per fare quelle cose...  (cfm,III, 534-535)

Ed io, ho già detto anche altre volte, vi dirò che è un mio gusto speciale che si facciano bene le Cerimonie nell’Istituto: è mio volere. [...]

E oggi, vedete che combinazione! Dall’Africa mi è arrivata una lettera di un chierichetto: Giacomino, e parla appunto delle Cerimonie. Avevo mandato loro un paramentale per il Seminario e avevo scritto una lettera in cui dicevo che volevo che anche loro imparassero bene e amassero le S. Cerimonie ... e adesso lui a nome di tutti i Seminaristi mi ringrazia, e dice che le amano...  (cfm,III, 546)

Certuni fanno solo inchino al Padre, altri solo fino al Figlio e invece no... bisogna farlo fino alla fine... Sono piccolezze, ma bisogna farle. Ricordiamoci sempre di quello che faceva quel generale che forse adesso è andato in Paradiso, perché non l’ho più visto, il quale tutti i giorni veniva in Duomo e accompagnava tutto l’Ufficio coi Canonici. E quando si era al Gloria, quel generale faceva sempre inchino molto bene, chinava proprio giù la testa, e fino al “Sancto...”. Io dicevo: “Se fossero qui i nostri chierici!... glielo farei vedere”.  (cfm,III, 576)

Se in tutto l’anno faccio le cose bene, per amore di Dio, adesso faremo tutto bene per onorare la Passione del Signore: questo lo spirito con cui dobbiamo passare questa settimana. Bene le cerimonie preparandoci sempre, ed in qualunque luogo bisogna farle bene, continuare quella buona stima che hanno di noi. Il Can. Franco brama aver sacerdoti delle Missioni perché danno il tono alla funzione. Non ho potuto soddisfarlo, ma voi verrete ad aiutarci alla Consolata!... (cfm,III, 671)