Quando morirò io voglio che si continui tutto. Quando morì S, Ignazio nella Compagnia si continuò tutte le occupazioni come l’ordinario, ognuno il suo dovere. Così farete quando morirò io... Non voglio che si turbi l’ordine... la Comunità deve continuare in tutto, solo voglio che si esponga subito il SS. Sacramento affinché... spero di andare diritto in Paradiso, ma là... se il Signore mi facesse passare un pochino ad abbrustolire... che ci sia sempre uno davanti al SS. Sacramento, affinché al più tardi, quando mi seppelliranno, ognuno vada al suo luogo, il corpo alla terra e l’anima in Paradiso!  (cfm,I, 499-500)

Potessimo avere anche noi l’Adorazione perpetua... vari Istituti l’hanno, anche quello della B. Barat... almeno la voglio assolutamente dal momento di mia morte a quello della sepoltura, voglio un po’ vedere se il Signore non mi porterà subito in Paradiso, se non ci sono ancora... Ricordatevelo anche che siate in Africa...  (cfm,I, 284)

Desidero tanto che pigliate tanta affezione alla Bibbia.  (cfm,II, 242)

Avrei avuto tanto desiderio di occuparmi della S. Scrittura, ma ora non ho più tempo; certo, senza il pensiero dell'Istituto avrei potuto fare il canonico signore e starmene tranquillo... ciò era gustoso! (cfs,II, 11)

S. Giovanni Climaco diceva che l’obbedienza è il sepolcro della nostra volontà. Di queste espressioni io ne faccio profitto; fatene profitto anche voi.  (cfm,II, 811)

E qui tollerate ch'io con vero dolore riprovi altamente qualche nostro missionario perché ad onta delle mie continue raccomandazioni si lasciò andare a dire parole dure ed anche a percuotere qualche nero. Ne piansi alla notizia, e pregai il Signore di far dimenticare ai poveri neri la cattiva impressione, per cui anche appellavano padre cattivo il delinquente.  (cfs,III, 186 msc)

... Io amo i più piccoli, ho un po’ di attacco in particolare ai più piccoli.  (cfm,II, 738)

Quest'oggi ho detto di non far la predica perché la stessa festa è una predica. N. Signore colla sua Ascensione ci dice di sollevare i nostri cuori su, come gli Apostoli che stavano là fissi in cielo...

(cfs,II, 81)

Lo spirito di questa festa [Ascensione] è l'allegria. Adesso è vero che abbiamo tanti fastidi che vorrebbero portar via da noi quest'allegrezza, ma noi non ci lasciamo portar via.   (cfs,II, 265)

Che cosa vuol dire che la Chiesa ha tanta voglia che siamo allegri? Pare che dia un'importanza particolare a raccomandarci l'allegria. Anch'io vi dico sempre: nessun musu; sempre gioia voglio, sempre facce allegre. L'allegria è una bella virtù.   (cfs,III, 231)

Non sia mai che noi abbiamo la faccia così (scura); son quelli del mondo; noi i fastidi li mettiamo nel Cuore di Gesù.   (cfs,I, 195)

Io attribuisco tutto il bene che si fa in Africa alla divozione allo Spirito Santo. Bisogna essere divote dello Spirito Santo non solo durante la novena ma tutto l'anno.  (cfs,III, 254)

Io lo dico sempre: non voglio nessun muso, voglio facce schiette, allegre. L'allegrezza è una virtù.  (cfs,III, 238)

Mi fece tanto piacere quel che mi disse un avvocato, di voi: Io non conosco le Suore della Consolata, ma ho visto delle suore che venivano verso il Santuario, vestite di bigio; penso che siano esse le Missionarie della Consolata; camminavano con un contegno sì che sembrava che meditassero.  (cfs,I, 482)

Quel che desidero tanto è che il vostro abito sia rispettato anche dagli altri; un abito non è questione che sia povero o non povero, ma pulito. Non è per ripetere sempre la stessa cosa, ma in comunità ci son di quelle che fan meno attenzione.  (cfs,II, 180)

(Qui dice a me [suor Emilia Tempo] e ad un'altra sorella [sr. Michelina Abbà] di averci incontrate per istrada colla testa bassa; e parla del contegno religioso) La nostra personalità vale pure qualcosa. A smiavu due fulatunne, l'avrìa quasi daie due sgiaf.  (cfs,I, 282)

Io di qui so già se una suora farà molto  o poco bene, se si perderà in malinconie o no, e non mi sono mai sbagliato.  (cfs,I, 242-243)

Vedete, anche se io non vengo tanto sovente qui, potrei già dire (quando partono): di quella lì son sicuro, andrà giù, sarà una suora di spirito; non si lascerà abbattere dalle miserie, vincerà tutto, farà del bene.  (cfs,III, 412)

Costa correggere ma bisogna farlo, e se si vede un inconveniente bisogna rimediarvi e non tollerarlo. Vi so dire io che qualche volta costa correggere!  (cfs,III, 119)

Ebbene, vi ringrazio degli auguri che mi avete fatto e li accetto anche a nome del Sig. ViceRettore che li riceve anche come me. Certo che la mestizia che ho in cuore, il dolore per tanti dei nostri che sono lontani mi viene aumentata dai vostri auguri, se non avessi la credenza che vive il Signore, vivit Dominus, il quale esaudirà le nostre preghiere. Però, anche in mezzo a queste disgrazie che il Signore permette all’Istituto, tuttavia mi manda tante consolazioni. E una di queste consolazioni è per me il vedere che il vostro cuore soffriva quando qualcuno dei nostri soldati doveva partire: ho proprio visto che voi soffrivate con me. Questo prova che i dolori e le allegrezze di uno sono anche dolori ed allegrezze degli altri; e questo mi fa piacere. Se avessi visto che stavate  indifferenti, lì... avrei dovuto dire: - Oh, questa non è la casa che io avevo ideato, che il Signore mi aveva ispirato. Invece vi so proprio dire che ho osservato che soffrivate, che provavate pena quando qualcuno doveva andar via e questo mi fa piacere, e me ne rallegro con voi. E così quando qualcheduno era tornato da fuori, lo avete sempre ricevuto bene: si vede che sentivate. E questo va bene: qui dentro si deve coltivare questa pianta dell’amor fraterno: “Amorem fraternitatis habeatis ad invicem”.

Questo mi porta tanta consolazione, mi aiuta a portare la croce, perché è certo che io soffro, perché se soffrite già voi, tanto più soffro io. Perché naturalmente voi non capite ancor tanto, io capisco di più. Sapete che solo a pensarci, soffro, e se ci penso di notte non posso più dormire; finché vado a fare una visita a N. Signore ed allora mi addormento come S. Giovanni sul costato di Gesù. E poi speriamo che il Signore la farà finire una volta, e ci conformiamo alla volontà di Dio.

In mezzo a queste pene ho ancora un’altra consolazione. Ed è questa che i nostri cari Sacerdoti, chierici e coadiutori che sono alla milizia, si sono sempre conservati forti in mezzo alle prove, sempre fortes in fide, anche in mezzo alle difficoltà si sono sempre diportati da missionari.

(cfm,II, 833)

Questa festa [Annunciazione] mi ricorda la morte di Mons. Gastaldi nel 1883 a Pasqua. Quel giorno andavo per cantar Messa in Duomo; e l’Annunziata l’ha voluto in Paradiso. E mi ricordo che tutti gli anni diceva sempre che questa festa era stata tolta ad duritiam cordis nostri!  (cfm,III, 83)

Le altre volte che facevo gli esercizi non mi fermavo tanto sull’inferno... pareva... mi sembrava far meglio meditare sul peccato veniale che sul mortale! e ho detto: forse è superbia questo e ho meditato profondamente peccato e inferno in regola!  (cfm,III, 128)

(Per gli auguri di Natale)

Vi ringrazio di tutti gli auguri: ma una parola non la voglio... voglio che si cancelli quello che il buon Coad. Carlino ha detto per umiltà, rappresentando quelli d’Africa, che siete figli ingrati... questa parola non va... noi abbiamo mai ricevuto nessuna ingratitudine da voi... abbiamo sol sempre ricevute consolazioni... qualche sbaglio è naturale... ma c’è sempre stato quella buona volontà... ci avete sempre consolati... Noi siamo sempre stati contenti di voi, e anche adesso passate le feste contenti, sicuri che i superiori son contenti di voi...  (cfm,III, 505)

Il Bambino è una devozione per tutti i tempi, non è vecchia. Bisogna vivere dei tempi di una volta; certa gente crede che sia una devozione bassa. I Tedeschi hanno sostituito al Bambino l'albero di Natale. Non so perché, non mi è mai piaciuto l'albero di Natale; adesso capisco: l'albero di Natale non è di spirito cristiano. Se il Signore ha voluto nascere in un presepio, noi crediamo di abbassarci tanto ad onorarlo?   (cfs,I, 263)

(Quindi il nostro Ven.mo Padre distribuisce alcune immagini [natalizie]). Per spirito di povertà non volevo comperarle, ma poi ho cercato quelle che costavano meno ed ho pensato che quelle due lire voi le farete uscire diversamente.   (cfs,I, 262)

Vi vorrei dare un'immaginetta, ma non vi offendete se non ve la do: ne ho portate poche, perciò la do prima a quelli là; voi avete più cognizione capite di più... A voi la manderò.  (cfs,III, 495)

Per me ciò che ora più mi consola è l’aver sempre fatto il mio dovere. Se la morte mi prendesse anche improvvisamente come a tanti accade, spero di risvegliarmi in un luogo migliore... (cfm,III, 669)

Mentre era ammalato, la mia testa, che non era ammalata, lavorava e tra gli altri pensieri che vi duravano, questo dominava: “Ma questi giovani che sono entrati sono tutti buoni e corrispondono alla vocazione?”  (cfm,III, 675)

Quest'estate mi domandavo: Chi sa cosa fanno 'ste suore? - Avevo paura, non che steste in ozio, ma che mancasse quell'attività...  (cfs,I, 186)

In questi giorni passati che avevo un po' di tempo perché non potevo lavorare, mi venivano in testa delle cose, e dicevo: Ma tutte queste brave figlie che entrano nell'Istituto, corrisponderanno tutte?  (cfs,III, 512)

Tutti all’Ordinazione hanno rincrescimento di non essersi abbastanza preparati: e fosse ciò umiltà, ma purtroppo è verità! Anche solo per essere in pace con noi, per vivere felici dobbiamo attendere alla santificazione. “Pax multa diligentibus Deum...”. Era il pensiero dominante nella mia malattia e diceva: “Se potessi far penetrare l’intima persuasione che essi non badino agli altri se non per ciò che essi si aiutino a farsi santi il più possibile ed il più presto possibile”. Questa è la preghiera che faceva per voi. Ho sempre ottime notizie di voi: ma il padre e la madre hanno sempre paure per i figli. (cfm,III, 676)

Mi fa pena, mi fa piangere chi vuole sollevare tanto certi poeti moderni, che sanno cantare persino al diavolo: sarebbe bella che qualcuno andasse ad insegnare ciò ai ragazzi, mentre ci sono libri antichi puri e santi.  (cfm,III, 693)

Io dal Paradiso vi manderò poi il mio Angelo Custode, che allora non avrà più da fare per me. (cfs,I, 154)

Quando sarete in Africa, che cosa farete? Siete poi solo tre o quattro. Io sarò poi in Paradiso e verrò poi giù (in Africa) a vedere... (sorride). Adesso non posso, ma allora...   (cfs,III, 235)

Quando sarò in Paradiso verrò ancora di là a scuotere la vostra melanconia.   (cfs,III, 239)

Se il Signore volesse mandarmi a dire il tempo in cui morirò, direi: No, no. Non vorrei saperlo né un minuto prima né un minuto dopo; no, quando volete Voi.   (cfs,III, 21)

Del resto bisogna pregare e pensare che tutti gli anni che passano ci portano vicino all'eternità: io gli anni di vita non li conto più, dovrei dire: questione di mesi... ma non tocca a me pensare a questo; faccia il Signore come vuole; io non voglio morire né un'ora prima né un'ora dopo di quello che vuol Lui, e se venissero a dirmelo io non lo vorrei sapere.  (cfs,III, 361)

Io certe volte penso: se chinando la testa per recitare il Gloria morissi spostandomi qualche osso, sarei martire per la SS. Trinità... Sì sì, perché è per onorarla ch'io morirei...  (cfs,II, 96)

Nel mondo fanno così; cambiano alloggio perché è morto papà o mamma; oh! che crudeltà! Io starei lì appunto perché son morti lì i miei cari, ed essi cambiano, van via per non averli a ricordare tanto.  (cfs,III, 201)

[Dopo la morte del Sig. Vice Rettore] (Qui, avendogli noi detto che pregheremo il Signore a conservarci lui tanto, lasciò capire che ce n'era bisogno, poi:) Del resto, non mi son mai creduto necessario.  (cfs,III, 449)