Sapete già quel che avete da fare, sapete già come farlo meglio, non bisogna sprecare e tempo e fiato per cose da nulla. Qualcuna può dire: non mi chiama mai, perciò gli scriverò e mi risponderà a voce. Ma può darsi che io veda che non abbiate bisogno di risposta perciò senz'altro vi restituisco la lettera. Per esempio ho la lettera di un chierico: da otto giorni è in tasca; non ha bisogno di risposta e un bel giorno gli dirò: Prendi la tua lettera. E basta. Lui voleva solo farmi sapere una cosa; sa già come deve fare, vada avanti! Queste cose [apertura con i superiori] fan del bene, ma fatte sinceramente, senza amor proprio... (cfs,I, 301)
Siamo nel mese del Preziosissimo Sangue. Io ho scritto ai miei soldati, che sono una trentina, ed ho raccomandato loro, in questo mese, la devozione del Preziosissimo Sangue. (cfs,II, 298)
Voglio leggervi una lettera del nostro bravo D. Ferrero. (Va a prenderla nel suo studio perché eravamo nella sala di mezzo). Vedete costui che ha spirito... e anche quelli che sono con lui e coll’altro gruppo di Sciolla, e anche gli altri. (Legge la parte di quella lettera in cui si parla di due Sacerdoti soldati, che non sono punto esemplari, e leggendo le parole di uno di essi che ama meglio godersela finché può, dà occhiate tanto espressive su noi, e si legge sul volto la cattiva impressione prodotta da tale condotta.[...] In un punto dove si parla di denari dice: “Ne mando, sì, ma solo quanto è necessario!” [...] (ove D. Ferrero dice che della sua lettera può servirsi liberamente): Ed io me ne servo per voi. Se ci fossero stati i giovani, non l’avrei detto, ma voi è bene che lo sappiate perché viviate della Casa... (cfm,II, 424-425)
Bene! Vedete, questi auguri [natalizi] sono veramente graditi, veramente grati, non come quelli del mondo che sono solo di parole, ma sono veramente cordiali, vengono veramente dal cuore. E sento proprio che mi fanno veramente piacere, e mi vanno veramente al cuore. E non solo i vostri, ma anche quelli dell’Africa. Sono arrivati due plichi di auguri, quasi tutti diretti al Sig. Vice Rettore ed a me. Proprio in questa settimana che è avvenuto uno sconquasso in mare. Sono gli auguri di tutti i missionari e missionarie e neri. Ed io ne faccio parte a voi. (cfm,II, 453)
Di auguri non bisogna farne né troppi né troppo pochi. Non dico di non scrivere mai a nessuno perché non va, ma non scrivere troppo. Stamattina ho scritto al Card. Gotti, al Segretario della Congregazione dei Riti, a Mons. Bonzano in America e ad alcuni altri. Risponderò poi a quelli che mi manderanno gli auguri. (cfs,I, 253)
Stamattina sono arrivate le lettere dall'Africa; non ho ancora avuto tempo di aprirle, penso però che saranno tutte di augurio [era il 23 dicembre 1915] ed io quegli auguri li godo già benché non li abbia ancor letti. Io non aspetto altro augurio che la vostra santificazione, proprio apostolica.
(cfs,I, 261)
Io ho scritto ai Seminaristi una lettera in latino; quando la riceveranno al vedere la mia scrittura, diranno: “Oh! come scrive male quel Patri monene là...” E voi dovrete dire loro: “Oh, non sapete che gli uomini celebri scrivono tutti male?” Ma essi mi compatiranno e diranno: E’ già vecchio, avrà già le mani che tremano! (cfm,II, 468)
Solo ieri abbiamo spedito loro... [ai missionari sotto le armi] quante lettere abbiamo spedito? (al
Sig. Prefetto)... siamo in continuo carteggio con loro e questo fa del bene anche a noi... (cfm,II, 795)
E’ una consolazione vedere come i nostri soldati molti facciano appunto tutto bene. Fanno con spirito di sacrifizio, mandano i loro resoconti, volta per volta, e si vede l’ubbidienza!... Fanno niente senza mandare a dire ai Superiori. Potrei leggere tante lettere dei nostri, anche del caro defunto [il Ch. Baldi], in cui dice proprio tutto, ma sono private e si bruciano... (cfm,III, 127)
Incoroneremo la Madonna (la statua che si trova nel cortile dei Missionari) per ringraziarla della grazia che ci ha fatto (cioè dell'esonero di molti chierici); poi prenderemo tutte le lettere che han scritto quando erano soldati e faremo un bel falò dinanzi alla statua. In queste lettere, naturalmente, v'è tutta la storia dei loro sagrin...; chi aveva una cosa, chi ne aveva un'altra e... perché tenere tutti questi scritti?... (cfs,II, 590)
Ho ricevuto lettere dall'Africa. Tante volte desidererei essere laggiù. E' vero che hanno Monsignore e la superiora... Ma possibile? qualche volta a s'en trapu nt' un ciò!... Ho scritto un po' secco a due o tre suore. Ad una ho detto: Ci vuol più spirito religioso; c'è un po' di dissipazione, di grossolanità; le parole non son tanto vagliate... E ad un'altra: C'è un po' di pigrizia... - Le mie parole le ho velate con zucchero, ma sono buono a dire le cose... tante volte sono minuzie e la mia lettera non farà che scoprire cose ormai passate; ma io sono l'uomo della paura e perciò penso sempre peggio. (cfs,I, 277)
Non è molto che mi è arrivata una lettera da una suora la quale giudica di tutto, di tutti, perfino di Monsignore. Io voglio risponderle che è una bella impertinente. (cfs,II, 252)
Fate l'ubbidienza, proprio la vera ubbidienza. Vi voglio leggere una lettera. (Legge una lettera di un religioso il quale, per poter stampare un libro è disposto ad uscire di Comunità, poiché il superiore non gli concede il permesso di stamparlo) Ad alcune suore, quando avranno 76 anni, non verrà poi il ticchio di uscire dalla Comunità per poter stampare un libro? Ma vi pare!... Naturalmente ho risposto ciò per broca... (cfs,II, 306-307)
[Dopo l'annunzio della morte del Coad. Giacomo Gaidano] Ieri ho scritto in Africa; non ho mandato le mie condoglianze, ma i miei rallegramenti. Imparate a vivere di fede come viveva lui. (cfs,II, 507)
Ho ricevuto una lettera dall'Africa: avevo mandato giù un paramentale ai seminaristi e adesso Giacomino scrive e dice che han cantato Messa tanto bene; dicono che faranno bene tutto quello che io ho loro mandato a dire e promettono pure di far bene le cerimonie. Lei, dicono, dice che ogni volta che facciamo una genuflessione, un inchino, il Signore ci benedice e noi aspettiamo la benedizione. (cfs,III, 222)
Un chierico mi scriveva in risposta ad una mia lettera: E' il secondo fulmine che ricevo. - No, non sono fulmini, gli scrissi, ma avvertimenti paterni. Però dal Paradiso a preferenza manderò dei fulmini... (cfs,I, 317)
(Trae fuori un fascio di lettere e poi esclama:) Quando arrivano delle lettere sto settimane e settimane senza finir di leggerle!... (cfs,I, 432)
Sì, bisogna cercare di ragionarci da noi, perché altrimenti ne facciamo delle file lunghe; ad esempio, uno dei nostri missionari, un santo sacerdote dell'Africa, io gli avevo scritto e fatto un rimprovero; non ricordandomi di averlo già fatto glielo scrissi due volte. La prima, egli andò in chiesa, così mi scrive, davanti a Gesù Sacramentato, e letta la mia lettera fece su ciò l'esame, vide che era vero, domandò perdono e promise di emendarsi. La seconda volta invece si lasciò montare la testa dal diavolo, e andò da uno e da un altro per informarsi se mi avevano scritto qualcosa, e, saputo di no, mi scrive di non privarlo della mia benedizione ecc. ecc. Io gli risposi: Tutta superbia. Hai fatto male ad andare da uno e da un altro a fare la processione. Se anche la seconda volta fossi andato da Gesù Sacramentato e là letto la mia lettera, fatto un altro esame, vedevi: ho sbagliato? domando perdono e cerco di emendarmi; la coscienza l'ho tranquilla? ebbene, che inquietudini?... Ah, fondiamoci in Gesù. Quanto poi alla paura di avermi recato dispiacere è tutto amor proprio.
(Avendo una sorella domandato se questo timore fosse tutto di amor proprio, ci disse:) Perché tante inquietudini per questo?... No no, sono tutte storie, è tutto amor proprio... perché se i superiori hanno avuto da Dio l'autorità e il dovere di guidare l'opera sua, devono pure sopportarne i pesi... Ebbene, soffrirò, sì sì; ma questo non importa; vivrò un anno di più o uno di meno... tutto questo non importa... Il Signore è morto a 33 anni, io ne ho già di più... Quello che veramente importa è che si compia quello che il Signore vuole da me; purché si compia l'opera di Dio.
[...] (Poi, riferendosi ancora al missionario nominato prima:) In quanto poi alla mia benedizione, invece di privarti, dal momento che ricevetti la tua lettera (da cui trassi il motivo del rimprovero, e vedi che fosti tu stesso a darmene occasione), invece di una te ne mandai sempre due al giorno; e non credere che io non ti faccia poi più correzioni perché l'hai presa in mala parte; ma (perché ti voglio bene), faccio proposito di non lasciartene passare una. (cfs,I, 437-438)
(Trae di tasca delle lettere venute dall'Africa e mentre ne spiega una, soggiunge:) Certamente, vedete, quando mi arrivano lettere dall'Africa non ho mai fretta di leggerle, perché se trovo qualche pena... son lontano, non posso rispondere subito e soffro. (Legge quindi una lettera del Coad. Luigi). (cfs,I, 497)
Vedete (tira fuori di tasca una lettera e, con un bel sorriso di compiacenza, la depone sul tavolo) ci sono i nostri missionari che sono a fare il soldato, che vi scrivono una lettera (con un'aria di soddisfazione la tira fuori dalla busta, la spiega con calma e poi, adattandosi gli occhiali sul naso, comincia a leggerla. Al punto ove in modo particolare i Revv. Confratelli ringraziano per i pacchi loro preparati, pacchi contenenti un po' di vitto che loro si preparano per il viaggio quando han finita la breve licenza che di tanto in tanto vien loro concessa, il nostro Ven.mo Padre soggiunge:) Non solo il mangiare, ma voi guardate pure che siano puliti. Quando arrivano, dico loro: Andate a cambiarvi dalla testa ai piedi. Un colonnello mi diceva: Quel che si patisce è per la mancanza di pulizia; la fame, la sete, è nulla; ma la pulizia...
[...] (Finisce di leggere la lettera e poi, con un sorriso:) Questo è l'affetto che vi deve essere tra fratelli e sorelle... Ciascuno dalla sua parte, ma... affetto di cuore. (cfs,II, 14-15)
Certamente la pena più grossa è sempre di quei sacerdoti e chierici al fronte... Adesso ho da scrivere a tutti per Natale; mi ci vogliono delle ore, delle ore, ma voglio mandare le lettere per Natale. Un momento ne parte uno, poi dovranno partire altri!!! (cfs,II, 201)
Ieri ho scritto tante lettere in Africa. (Una sorella manifesta il desiderio di andare presto in Africa per ricevere poi anch'essa qualche lettera; ed il nostro Ven.mo padre soggiunge:) Ne riceverete poche, poverette! Perché scrivere è una faccenda seria; non ho più la mano ferma e... non mi capirete. Anche il Sig. Vice-Rettore ne ha scritte molte, ma vedete, per lui che scrive sempre torna facile; io invece ci metto tanto tempo. Vi manderò poi dal Paradiso delle lettere... terribili... (cfs,II, 504)
Da qualche tempo in qua m'accorgevo dalle lettere che di là c'era un po' di malinconia, ed ho detto: Ma dove andiamo?... adesso diviene la casa della malinconia questa?... Non era quella dell'allegria una volta? Ma servite Domino in laetitia! godete! (cfs,III, 235)