[Trattando del modernismo] Non avrei voluto parlarvene perché grazie a Dio qui la fede è semplice; ma il Papa replicatamente si fa sentire, e tutti i Vescovi ne sono impensieriti. Il nostro
Card. Arcivescovo scrisse su ciò una pastorale che v'invito a leggere con affetto. [...]
Noi professiamo nel regolamento di essere col Papa, non solo... [...]
Vivamente prego il Signore a tenere da ciò alieno il nostro istituto; piuttosto lo annienti. Che se alcuno ne venisse macolato sarà cacciato senz'altro, perché non infetti gli altri. (cfs,II, 415-416 msc)
Anche nelle cose libere noi vogliamo essere col Papa. Se qui dentro alcuno la pensasse differente dal Papa, anche in cose non di fede e costumi, non fa per noi. Noi vogliamo essere Papalini in tutto il senso della parola.[...]
La prima ombra che trovassi qui entro di questa peste [Modernismo], via...! Se poi questa macchia venisse sull’Istituto, prego il Signore che lo annienti! Meglio che moriamo tutti prima di esssere macchiati di questa pece! (cfm,I, 187)
Papa Pio X quando andavo a trovarlo, diceva sempre: “Son tutto consolato nel sapere il bene che fate voi Missionari laggiù in mezzo a quella gente, mentre qui c’è tanta freddezza per le cose spirituali; almeno là il Signore acquista dei nuovi fedeli fervorosi”. (cfm,III, 560)
Ho detto al S. Padre: “S. Padre, vengo a portare la piena, assoluta ubbidienza della Consolata, dell’Istituto e delle Missioni”. (cfm,II, 115)
Obbediamo a Benedetto XV come abbiamo obbedito a Pio X di santa memoria, quantunque nessuno prima lo conoscesse: almeno io lo conoscevo, ma in generale non si conosce. Perché a Pio non obbedivamo come a Pio, ma come a Papa; ora il Signore ci manda un altro, ed a questo ubbidiamo come a quello senza badare se sia più dolce, più mansueto o... Così posso dirvi veramente che a Roma davanti al nuovo Papa, sentii la stessa impressione che davanti all’altro Papa precisamente. (cfm,II, 117)
Quando sono andato a Roma mi son presentato al Papa, immaginandomi i essere davanti a N. S. Gesù Cristo, come gli Apostoli quand’erano davanti a Lui: e sicuro! Perché è il Vicario di Gesù Cristo. (cfm,II, 132)
A Roma siete troppo stimate: hanno chiesto: E' venuto a portare le regole dei Missionari e delle Missionarie? - No no, per ora: più tardi, adesso proviamo ancora, dissi io. (cfs,III, 224)
Vedete là a Roma ci credono un qualche cosa, cum nihil simus. Ieri ricevo una lettera dal Segretario di Propaganda che diceva che una persona gli ha scritto mandandogli sessanta lire per far battezzare un giovane col nome di Giuseppe, ed egli ha pensato subito a noi. Ed io gli ho risposto ringraziando di tutto ed anche di questo, perché ci aveva già tenuti un paio d’ore là quando eravamo a Roma. E’ una dimostrazione di amore e di stima. Il Card. Gotti non potete immaginare come ci ha trattati. Quando andammo il domestico ci ha detto: “Non ci sarebbe ma per loro c’è”. S’è informato di tutto; del numero che eravamo qui ed in Africa. Così pure si è informato delle suore; perché è lui che ci ha dato impulso per questo e il suo impulso per noi è un comando. Gliel’abbiamo detto che ne abbiamo già 53 senza contare quelle in Africa. E poi è venuto anche ai dettagli e si vede che legge il periodico; e noi lo consideriamo come vero padre diretto, e ci ha trattenuti lungamente tutti e tre. (cfm,II, 112)
Quando vado a Roma ho le mie quattro idee e nient’altro. Mi rincresce di non aver potuto andare alla tomba di S. Stanislao Kostka e di S. Luigi. Pure non c’è stato tempo... le chiese le chiudono presto. Ma a S. Pietro andammo, e mezza giornata fu per S. Pietro. E abbiamo fatto un vero pellegrinaggio. Abbiamo detto un buon Credo, il Te Deum; e così abbiamo fatto sì che questi giorni sono stati pieni. Ho sempre detto Messa nella camera di S. Caterina da Siena, buona gente, e uno che mi serviva messa parlava piemontese e mi diceva che era contento di sentire a parlar piemontese. Un altro ha saputo che veniva da Torino e mi diceva che la Consolata gli aveva fatto molte grazie.
Dicono che a Roma non fa freddo; ma poi bisogna mettere il pastrano sul letto.
C’era la festa in S. Giovanni in Laterano, e noi non abbiamo avuto tempo perché avevamo motivi particolari per non fermarci. D’altro ho visto niente. (cfm,II, 113-114)