[vol. III, pp. 352-353, n. 253]
Torino, 4 luglio 1902
Carissimi in N. S. G. C.
Ero sul punto di rispondere alle lettere spediteci da Zanzibar, quando ci giunsero quelle da Mombasa. Deo gratias delle buone notizie che V. S. mi dà e di quelle dateci dal caro Teologo. Il Signore vi aiuta visibilmente, e la nostra Consolata mi assicura ogni sera che sarete i benedetti. Coraggio in Domino.
Tutti gradirono tanto le fotografie, nelle quali però osservai che siete un po’ malinconici, forse per la stanchezza del viaggio? Sono certo che moralmente siete allegri, e questo è il più, ma non trascurate il corporale, usando a voi ed ai cari giovani le necessarie attenzioni.
Notizie dell’istituto ne mandò il Sig. V. Rettore al Teologo ed io non le ripeto. Solo ringrazio il Signore che nova fecit omnia e nessun Amalecita resta a guastare i giovani venuti e venturi, che già mi consolano molto.
S. Eminenza gradì molto la lettera e s’informò ben bene di tutto; e con tutta espansione vi manda la sua benedizione e vi conferma quanto vi disse a voce. I dottori ringraziarono e desiderano con il tempo di scrivere, specialmente fu contento il R. P. Giaccardi.
I parenti dei cari Celeste e Luigi stanno bene e sono contenti dello stato dei figli. Il padre di Celeste lo riceverò gratis a S. Ignazio per gli Esercizi, e se lo potrà anche il padre di Luigi. Essi mi lasciano di dir loro tante cose da parte della famiglia, assicurandoli che pregano per loro e godono della loro fedeltà alla S. Vocazione.
Venne la Sig. Terandi e non trovando me, parlò a lungo col V. Rettore, e pare ne sia stata soddisfattissima. Andrò io a portarle questa lettera e così ne farò la conoscenza. Il Prevosto di Lucento mi disse che V. S. non doveva più scrivere a quel ragazzo di Lucento, facendo ciò cattiva impressione nel paese perché il piccolo non saluta i sacerdoti, e la madre parla troppo aggiungendo alle sue parole altre cose da potere far danno alla sua integrità. Non so qual peso dare a tali parole; tuttavia perciò non consegnai l’ultima lettera e la fotografia. Vennero da me due volte per notizie e le diedi con moderazione. V. S. penserà come regolarsi.
Accetti V. S. e il caro Teologo i miei più affettuosi amplessi estensibili ai cari Celeste e Luigi e abbiatemi nella Consolata aff.