[vol. III, pp. 568-569, n. 296]
J. M. J.
Torino, 23 aprile 1903
Carissimo Teologo Borda,
A quest’ora V. S. avrà già guadagnato il clima e l’aria, e stando bene di salute si sentirà pure fermo nella divina vocazione. Coraggio nelle difficoltà di qualsiasi genere, che nell’atto della professione tutte accettò con grande animo. Pensi al premio celeste a chi tutto sacrifica per N. S. G. C.
Venendo i nuovi e V. S., essendo probabilmente posto a capo di una casa, procuri che i soggetti siano prudenti nel vitto e nel vestirsi, che non abbiano pena di occuparsi piuttosto nei lavori materiali, tutto essendo ad majorem Dei gloriam.
Ho scritto prima d’ora a D. Gays alcune mie decisioni sul contegno con gli indigeni, desidero che siano da tutti osservate. Intendo che facciano il bene in casa e non si giri per i paesi; in casa si curino ammalati e si faccia scuola ai fanciulli che vengono senza dar loro il vitto, che si porteranno seco dalle loro capanne. Ho parlato a D. Gays sui salari e mance, che intendo siano fissate dal Teol. Perlo uniformemente per tutti. Io prego che ciascuno sappia sacrificare le proprie opinioni per il bene, e vi sia tra voi la vera fraternità e nessuna scissura o malumore...
Conosco troppo bene lei per saperla pronta a ogni sacrificio per il bene. Urge al presente tener indietro i Protestanti, quindi anche affaticarsi un po’ di più per prendere possesso di nuove stazioni, come in ciò giudica il Teol. Perlo. Questo è il vero bene per ora, e le coltivazioni.
I suoi parenti stanno bene, e il fratello a Rivara studia ed è contento.
Coraggio in Domino et esto miles in praelio Domini.
I saluti dei compagni della Consolata... In Domino aff.