[vol. III, pp. 584-585, n. 300]
15 maggio 1903
Caro Teologo
Le sorelle di V. S. mi scrivono che la madre sua fu colta da una bronchite e da febbri reumatiche, e poi da forte gastrica, e si raccomandano alle preghiere dei giovani dell’istituto presso la Consolata. Il T. Crosa V. Curato che mi portò la lettera, mi aggiunse che non c’era da inquietarsi, e che neppure era il caso di farlo sapere a Lei. Io però credo bene di non celarle la cosa perché unisca le sue alle nostre preghiere per il ristabilimento della preziosa salute.
Con l’occasione credo bene di aggiungerle che, essendo V. S. stato da me destinato a una speciale stazione, desidero che si conformi alle norme che potrà avere da chi già acquistò esperienza di cotesti paesi, per riguardo al trattare con gli indigeni e le autorità, quanto alle mercedi, ai regali e a ogni spesa. In tutto questo si attenga completamente a chi ha la procura delle Missioni, cioè al teologo Perlo, del quale come ammirava in passato la prudenza, capacità e buon spirito, così ne segua ora gli esempi e ne chieda le direzioni, le quali vedo ogni dì più che sono conformi alle mie idee riguardo all’andamento delle missioni; cose che io avevo spiegato a lui tante volte e che intendo siano eseguite.
È mia ferma volontà che per ora si lavori alla fondazione materiale di stazioni, e non si lascino trasportare dallo zelo intempestivo di correre dietro a questo o a quell’individuo per convertirli. Ogni cosa verrà a suo tempo; per ora bisogna lavorare in casa con tutta prudenza; verrà il tempo della messe tanto più copiosa quanto meglio preparata. N. S. G. C. aspettò trent’anni prima di cominciare la sua predicazione. Abbiano pazienza per non abbondare nelle spese, e non compromettere con passi falsi un bell’avvenire.
Le stesse cose ho già scritto per tutti al caro D. Gays, e con l’occasione ripeto a lei, che so essere ardente nel desiderio di operare il bene. Ascolti me, che anche da lungi la conosco e ho più esperienza di voi.
Tante cose a tutti; pregate per me.
In Domino aff.