[vol. III, pp. 646-648, n. 322]
J. M. J.
Torino, 18 settembre 1903
Carissimo in N. S. G. C.
Da una lettera del T. Arese in data 20 agosto partita il 23 da Nairobi seppi che il medesimo con D. Giacosa e il ch. Cravero si trovano soli da un mese, cioè dal 18 luglio quando partirono gli altri, per Tusu e Fort Hall. Mi rincresce che siano lasciati a sé questi novizi; e mi scrivono delle loro peripezie sia per l’arrivo di nuovi oggetti dall’Europa e sia per caricare le merci della seconda carovana venuta da Fort Hall.
Il non essere V. S. partita con questa mi desta il timore che abbia dovuto ritardare l’esecuzione della mia disposizione per malattia o per altra grave causa. V. S. sa quanta importanza io annetta alla Casa di Limuru, e l’accerto che tengo per questa stazione vari pro getti quando sia ben costituita e mi siano ben note le condizioni salutari. Non vorrei la ventura stagione delle piogge impedisse più a lungo la sua andata a cotesta stazione; quindi se già non è partita, vi vada al più presto possibile.
Quando la saprò a Limuru rivolgerò colà le mie lettere; e V. S. procuri di sbrigarle, come già le ho scritto altre volte. Di là poi V. S. mi scriva più sovente e più a lungo, rispondendo a quanto le ho chiesto nelle passate lettere e di quanto abbisogno per ordinare da Torino le singole Case. In ogni cosa non dobbiamo che cercare il maggior bene e la gloria di Dio; che se talora le mie disposizioni potrebbero essere migliori, basta che siano buone in attesa di migliorarle quando lo creda, in seguito al ricevere maggiori cognizioni locali.
V. S. da Limuru sarà più in relazione con i Padri dello Spirito Santo e con il Governo; con i primi desidero che tratti bene ma il loro spirito non essendo il nostro, intendo che i nostri non si trattengano con loro né a Nairobi né a Limuru; è meglio che stiamo da noi e non ci facciamo da loro troppo conoscere nelle nostre miserie; essi poi avranno abitudini ottime per loro, ma che non convengono ai nostri, che devono non assuefarsi alle comodità e ad usanze non a noi convenienti.
Piantate le stazioni, e quelle che ancora saranno possibili per impedire l’intrusione dei Protestanti, bisogna pensare a un metodo unico da adottarsi per tutte le case.
Mi scriva quindi in proposito le sue e altrui idee in dettaglio sul tenore di vita interno spirituale e corporale e sulle opere di ministero da incominciare, come scuole, cure mediche, lavori e predicazioni, ecc. Più presto che si potrà bisogna fissare ogni cosa come nella Casamadre, perché tutti si trovino contenti con il necessario quanto alle cose possibili, e sappiano con la regolarità nel cibo e con il sacrificio di quanto sarebbe troppo caro, procedere con pazienza e discrezione. A proposito dai vari diari pervenutimi osservo, che le piccole malattie avute per lo più furono d’indigestione di banane o d’altro. V. S. raccomandi di non fare come i ragazzi; ma che sappiano contenersi dalla gola, e siano mortificati abitualmente. Per ora basta così.
Ringraziamo il Signore che l’istituto a Torino è in floridezza; vi sono venti alunni, un sacerdote teol. Cagliero, due che domani riceveranno l’Ordinazione sacerdotale: Vignoli e Barlassina, gli altri chierici di varie diocesi e un fratello. Tutti sono di buon spirito, e la casa ha tutta la forma d’un Noviziato fervoroso. Fecero gli Sp. Esercizi in Torino dopo aver passato un mese di vacanza a S. Ignazio. Sono la mia consolazione in tutto. Spero che di essi potrò formarvi aiutanti buoni ed istruiti in ogni scienza ed arte.
Mons. Algeyer mi scrisse nei passati giorni che era contentissimo della venuta della seconda e terza spedizione; spero di mandarne altri nel prossimo dicembre, ma di ciò scriverò altra volta. Aspetto i diari, le note delle Messe e le lettere bimensili.
La questione del lei e del tu la decisi così: 1. Si danno del tu tutti quelli che già se lo davano prima di entrare nell’istituto. 2. Entrati nell’Istituto i chierici si danno del tu, come in Seminario dal 1° corso al sacerdozio, e dopo continuano; al contrario, danno e ricevono del lei da chi non studiò con loro. 3. I fratelli ricevono e danno del lei da tutti e a tutti, chierici e sacerdoti; fra loro, come si è detto dei chierici. Questa è la norma adottata in Casamadre, e credo la migliore da ricevere anche costì. La cosa è semplice, basta pensare al Seminario. Quanto ai fratelli è meglio per vari motivi; tuttavia costì veda se per quelli che si trovano sia il caso di cambiare o no; a me pare di sì, e all’occasione lo notifichi a tutti. Solamente V. S. e il teologo Perlo diano del tu a tutti i fratelli, come faccio io e D. Borio, se già l’hanno fatto finora.
Le notifico la morte del T. Cavaglià, Prevosto di Cuorgnè, per il quale, come già per gli altri morti, ho fatto celebrare le Messe della Compagnia. Aveva 61 anno e morì per malattia di cuore.
Tanto coraggio in Domino e saluti da tutti a tutti.
In Domino aff.mo