[vol. III, pp. 665-666, n. 324]
Torino, 30 ottobre 1903
Carissimo don Gays,
La sua lettera del 19 passato settembre mi sorprese grandemente. Mentre tenevo per certo che V. S., dopo le replicate mie conferme e incoraggiamenti, sarebbe stata salda nell’ubbidienza affidatale, ecco che d’un tratto, dopo altra lettera del 5 stesso mese tutta serena, ritorna alla prima domanda, e ciò ch’è più, mi scrive che procede a comunicare il mio favorevole consenso a tutti e singoli confratelli senz’aspettare di averlo ricevuto.
Certamente V. S. non considerò tutta la gravità dell’atto che stava per compiere in riguardo al voto fatto, né la posizione difficile in cui poneva tutta la missione tenendola sino all’arrivo delle mie lettere senza capo. Così facendo pose me in vero imbarazzo e compromise la mia libertà di deliberare su cosa di tanta importanza, obbligandomi in certo modo ad accettare senz’altro la sua rinuncia. E così la pensò pure S. E. il Cardinale a cui riferii la cosa, motivandola però soltanto sulla di lei eccessiva umiltà e che conchiuse con l’approvare la scelta del T. Perlo.
Perciò con lettera di oggi stesso scrivo al medesimo eleggendolo ed a tutte le stazioni annunziando il nuovo Superiore. Non dubito che tutti, come son certo di V. S., presteranno al T. Perlo ubbidienza come a mio rappresentante, e che tutti insieme unicamente intenti alla gloria di Dio procederanno alla propria ed altrui santificazione.
Le ripeto il mio rincrescimento per questa sua decisione, nondimeno ella non dubiti che le siano diminuiti il mio affetto e stima come sono sempre certo del suo per me e per l’Opera intrapresa. E di questo mi darà prova con l’aiutare cordialmente con i suoi consigli e la sua cooperazione il Teologo acciocché, viribus unitis e sempre cor unum et anima una, promuoviate l’incremento delle missioni e il profitto spirituale di tutti i cari missionari. Le mando una speciale benedizione.