[vol. IV, pp. 30-31, n. 353]
G. M. G.
Torino, 3 febbraio 1904
Mio caro Benedetto,
La tua figura svelta e schietta mi viene sovente alla mente, e nella mia camera sovente mi pare di vederti entrare, e parlarci alla buona. Potessi rivederti!... Ma ti vedo e ti parlo nel Signore e presso l’Altare della cara Consolata, alla quale ti raccomando per la perseveranza nella grande grazia che hai ricevuto.
Pensa che questo è un brutto mondo, e che dovunque bisogna soffrire. Così almeno fatichi per guadagnarti un bel Paradiso, che acquisterai ad onta dei difetti inevitabili alla miseria umana. Fatti sempre coraggio e sta’ allegro nel Signore: suona e canta quando ti assale la malinconia.
Il R. T. Perlo ti avrà già fatto i miei complimenti per l’impegno attorno ai lavori della sega, così pure il Sig. V. Rettore; ora te li faccio io direttamente. Con questo lavoro tu sarai di grande utilità alle missioni; ed il Signore ti mandò specialmente per questo scopo a cooperare alla conversione di cotesti infelici.
Mi piacquero i tuoi diari, specialmente per il candore di schiettezza con cui li scrivi. Continuali sempre così, pensando che parli a un padre che ti ama in Gesù teneramente, e che non li legge ad altri se non in quelle cose che non sono confidenziali.
La tua famiglia sta tutta bene, e si ricorda di te, specialmente la mamma che viene a trovarmi.
Coraggio, dunque, mio caro Benedetto, prega per me che di gran cuore ti benedico, e ti raccomando ben sovente alla cara Consolata.
Nel Signore aff.
P. S.
A quest’ora forse avrai già abbracciato il caro Anselmo, come ne sarai stato contento! Un certo Bertone, meccanico, tuo amico, desidera pure di entrare nell’istituto; vedremo se sarà vera vocazione. Ecco l’effetto del tuo buon esempio e delle tue preghiere.