[vol. IV, pp. 32-33, n. 354]
J. M. J.
Torino, 5 febbraio 1904
Carissimo Teologo,
La sua lettera da Limuru del 25 dicembre scorso mi ha consolato, rassicurandomi dell’esecuzione del mio ordine. Dal giorno che, dopo aver raccomandata la cosa alla nostra Consolata e conferitone con S. E. il nostro Cardinale, presi tale decisione, non più mai mi passò un dubbio o pensiero in contrario, certo che questa era ed è la volontà di Dio.
Si faccia coraggio perché Dio è con lei. Tutti le vogliono bene, lo stimano, ed è fornito di tali qualità da poterne, con la grazia di Dio, adempiere i doveri. È pure mia l’idea di V. S. di non prendere le cose di fronte, saper pazientare, compatire e scusare, poiché per gente che fecero già tanti sacrifici non è probabile subito tacciarli di cattivo animo e simili. Tanta è la miseria umana, e il cambiamento di vita che talora come disorientati operano in modo che paiono cattivi, ma non lo sono, e presi in bel modo e tollerando qualche poco si rimetteranno a posto. A Torino sarebbero stati il fiore del Clero e del laicato, e così si pensa e si dice qui, dicendosi che il ret tore ebbe buon gusto nella scelta...
Con lei sono d’accordo che bisogna porre in piena esecuzione il regolamento, e per quanto possibile il direttorio, questo almeno nel suo spirito. V.S. lo faccia...
Così pure a ogni casa ponga un vero capo, non badando che alla maggior capacità di ben dirigere la casa, senza rispetto all’anzianità, se così richiede il maggior bene.
Tolte piccole lettere personali, le altre agli individui manderò aperte a lei, che leggerà, e solo consegnerà se convenienti e opportune, non in caso contrario.
Ho scritto, così il V. Rettore, in conseguenza di notizie ricevute da diari e lettere; ma come potevamo fare altrimenti quando il superiore non scriveva o poco, e i bisogni parevano urgenti. D’ora in poi, confidando in lei, la esorto prima a ordinare, comandare e fare ogni cosa tamquam potestatem habens, certo che io approverò il tutto. Che se avrò dei dubbi dalle altrui relazioni scriverò a lei solo perché ne veda il netto e vi provveda. Di una cosa sola la prego, e si è che non sia tanto riservato a scrivermi di tutto. Se ciò non fece finora perché non ancora superiore, d’ora in poi deve saper pensar male, giudicar male e scrivere come ne pensa con i dettagli a me. S. Francesco di Sales lo dice dovere; e V. Signoria quasi ogni volta che mi scrive, potendolo, mi dia un giudizio di ciascuno, del loro miglioramento ecc. Ciò mi servirà, con le norme che V. S. mi indicherà più necessarie, per una futura lettera circolare.
Del T. Borda spero meglio; di Cattaneo faccia le debite prove; quando questi non rinsavisse e fosse nocivo pensi al rimpatrio, e io qui lo dispenserò dai voti; prego il Signore per lui e spero ancora.
Quando verrà costì Mons. Vic. Ap. trattatelo bene, in faccia al paese con solennità, in casa non sontuosamente. In tale occasione potesse iniziare l’idea di un nostro Vicariato Apostolico, particolarmente facendoci delimitare i confini al Sud! È viva aspettazione di molti che ciò succeda, e io a suo tempo mi farei vivo presso la S.
Congregazione di Propaganda. Ma per ora non muovo e aspetto la convenienza da V. S.
Coraggio, dunque, e suaviter ac fortiter proceda...
In Domino aff.