[vol. IV, pp. 287-288, n. 422]

W. G. M. G.

Torino, 26 gennaio 1905

Carissimo Benedetto,

Ben sovente penso al mio caro Benedetto, e vorrei averlo nuovamente al mio fianco in camera mia per sentirlo parlare sempre animoso ed allegro. Anche fra le suore e i chierici dell’istituto è ricordato molto il brio e l’attività di Benedetto.

So bene che per il tuo cuore sensibile è facile la nostalgia e un po’ di melanconia, e hai bisogno di qualche parola d’incoraggiamento cordiale.

Quando è così pensa a me, e immaginati di sentire da me un coraggio in Domino e quanto ti direi! E poi non hai il superiore che ti vuol molto bene e mi scrisse tante belle cose di te!? E poi Gesù in Sacramento, che rende leoni i deboli! Sei sacrestano...!

Desidero che non ti affatichi troppo nel lavoro, e sudato ti ripari bene dall’aria e dall’umidità; insomma voglio che ti usi i dovuti riguardi per la salute. Non riprovo le tue lunghe lettere ai parenti e agli amici, che tanto ne godono: scrivi pure e lungamente; ma perché io non divenga geloso, scrivi pure molto a me o al Sig. V. Rettore.

Giungerà un caro giovane, Aquilino Caneparo, che sa bene la professione di falegname e insegnerà ad altri; ricevilo come un fratello minore, come fosse il tuo Alessandro. Egli è fratello come voi ed in tutto osservante delle vostre regole; amalo e aiutalo a farsi buon missionario, tenendolo (in confidenza) lontano da Ametis... Confido in te e in Agostino.

Coraggio nel Signore e nel Paradiso, che, quando non avrai più voglia di stare in terra, ti è preparato.

Ricevi una mia speciale benedizione che ti do ai piedi della nostra cara Consolata aff. in G. C.