[vol. IV, pp. 294-295, n. 425]
Torino, 3 febbraio 1905
Carissimo Teologo,
Ricevetti la sua lettera stamane alle ore 9,30 ed alle 11,30 mi recai dal Padre per intenderci.
Egli mi disse che aveva scritto alle suore che ubbidissero ai missionari. Che se aggiunse di non copiare ecc., intendeva di parlare solamente delle cose confidenziali e tutte proprie dei Preti, cioè cose che potessero sminuire in esse la piena stima e riverenza ai preti temendo che V. S. si serva della segretaria per mandare moniti di rimprovero ai medesimi; il che io assicurai essere cosa impossibile, data la prudenza di V. S. Che quindi non intendeva parlare delle note delle mie comunicazioni e di quelle di V. S. alle case e ai missionari, dei diari e simili e tanto meno del magazzino. Mi disse di ciò scrivere a V. S. perché lo comunichi alle suore in nome suo e mio. Mi soggiunse che le stesse cose vuole siano osservate dalle suore in tutte le stazioni delle quali possono servirsene per scrivere come per ogni altra opera.
Interrogato sul fotografare le suore, mi rispose che non approvava che fossero fotografate da sole come per pura comparsa; ma che fotografate nei gruppi indigeni e anche con voi non aveva difficoltà, come fanno tutte le altre suore nelle missioni, anzi lodò il gruppo di Limuru nella festa della Consolata. Di questo pure mi disse di scrivere a Lei perché lo notificasse alle suore in nome suo.
In terzo luogo gli parlai del canto e suono e l’approvò non solo per la chiesa e in casa, ma pure andando per i villaggi, essendo, soggiunse egli, gli Akikuyu appassionati per il canto e questo un mezzo d’apostolato. Si disse lietissimo di sapere che il Lodate Maria fosse già tanto diffuso e insegnato.
Mi disse poi di aver scritto a lei perché nelle singole stazioni il superiore si rivolga all’assistente per le cose generali, come vuole la regola, ma mi soggiunse che può direttamente indirizzarsi a quelle dei singoli uffici come la sarta ecc.
Spero che le buone Suore saranno obbedienti alla voce mia e del Padre, e che nel vero spirito di Dio lavoreranno alla salute di cotesti poveri neri.
La mia benedizione su di esse, su tutti e su V. S. carissima.
In Domino aff.