[vol. IV, pp. 390-391, n. 433]

5 maggio 1905

T. Borda

Carissimo Teologo,

Rispondo alle due ultime lettere di V. S. carissima. Della seconda la ringrazio per i dettagli che mi fornisce sulla futura stazione della Mad. dei Fiori. La Madonna va cercandosi una meno indegna dimora; non è quindi a stupire che si debbano superare varie peripezie per arrivare al bel monte che V. S. mi descrive. Sta scritto: «Ego in altissimis habito... flores mei, fructus honoris et honestatis».

Venendo all’altra lettera, mi rallegro con lei che il Signore le faccia gustare i frutti del degno missionario. Agli apostoli e ai discepoli N. S. G. C. disse di andare, sine pera, sine calceamentis con quel che segue; e V. S. per essere degno loro successore deve partecipare a simili prove. Sia generoso e le grazie di conversione abbonderanno sul suo ministero. Tuttavia con la libertà di padre in G. C. e di suo rettore mi permetto di osservarle, che V. S. talora si lascia offuscare la mente da nebbie di amor proprio e d’invidia, quasi che non sia stimato convenientemente costì e forse anche a Torino. Poveretto! non ceda a tali tentazioni. Costì so che tutti le vogliono bene; io poi V. S. sa quanto l’amai e tuttora l’ami! Perché allora credersi come posposto ad altri e dolersi di non essere collocato in posti più appariscenti? Ha dimenticato ciò che io dicevo dei Vicecurati che i migliori devono essere collocati nei posti più difficili? Sia quindi contento di stare e partire come e quando vuole l’ubbidienza, e non perda il frutto del voto di ubbidienza con il troppo ragionare sulle decisioni dei superiori e sulle loro intenzioni. Anzi per la confidenza che ho in lei e perché la voglio vero apostolo, le soggiungo che V. S. è alquanto inclinato a vedere grosso, e a invidiare i compagni, e troppo facilmente giudica di tutto e di tutti. Ricordi le parole dell’Imitazione nel giudicare. Mi pare che V. S. non cura abbastanza il voto di povertà fatto, perché ammassa continuamente troppa roba senza vero bisogno con troppa previdenza e con pericolo che vada a male. Pensi quanto costa a me e alla carità pubblica il provvedervi del necessario; perché tenersi presso di sé il superfluo? Peggiore poi il vezzo di racimolare da tutte le case roba che spetta ad altri, o ad altre case; non sembra quasi il caso del ricco del Vangelo che godeva vedersi pieni i granai... Caro mio, se vuole fare miracoli nelle missioni sia umile, contento del puro necessario e anche goda di essere privo di tante cose ecc., poi sia staccato da ogni cosa.

V. S. non si offenda della mia libertà paterna; e lavori unicamente per la gloria di Dio e secondo le viste tutte di chi a nome di Dio le comanda. Se così opererà i doni speciali di cui il Signore l’arricchì serviranno non in destructionem, ma in grande aedificationem delle nostre missioni.

Quanto le ho scritto, l’ho meditato ai piedi della nostra Consolata; V. S. ascolti di cuore le mie parole; esamini se stesso sull’esempio di S. Francesco Zaverio, e poi si proponga di imitarlo specialmente nell’umiltà e povertà.

La mia speciale benedizione su di lei e sulla stazione della B. V. dei Fiori. 

In Domino aff.