[vol. IV, p. 490-491, n. 456]
W. G. M. G.
Torino, 25 febbraio 1906
Sempre carissimo Benedetto,
Le tue lettere, un po’ scarse, mi sono carissime, specialmente l’ultima, con la quale mi parve di trovarci insieme nella mia camera il giorno che ti presentasti a me per la prima volta. Credimi, che negli scritti si vede tutto il tuo cuore, e mi piacciono grandemente.
So che di salute stai meglio, ma io voglio che guarisca perfettamente, e te lo comando a nome della Consolata. Procura di non stancarti troppo nel lavoro, non affannandoti, e avendo pazienza quando, ed è sovente, tutto non va a tuo gusto […].
Ciò che ti raccomando particolarmente si è di non mai scoraggiarti dei tuoi difetti, sia di umiltà, di ubbidienza, di carità o d’altro. Non sei ancora santo, e di questa roba ne avrai sempre finché vivrai, frutto in gran parte del tuo carattere vivace. Basta che abbia davanti a Dio il desiderio di emendarti, di diminuire la quantità e la gravità delle mancanze, cadendo umiliarti davanti a Dio e ai compagni o superiori. E poi allegro come prima e la S. Comunione quotidiana.
Quanto bene puoi fare a cotesti neri con l’istruirli a lavorare, e insegnando loro le verità della nostra S. Fede! Nel diario scrivi al minuto i discorsi che fai con loro; credimi il tuo diario ci piace molto, e fallo almeno una volta la settimana.
La tua buona mamma, che vedo sempre, prega per te e per la stabilità della tua vocazione; gradirono i parenti i tuoi regali e sono contenti di averti missionario della Consolata.
Dunque, coraggio sempre, caro Benedetto, rispondimi presto, e pensa che il giorno di tua festa dirò Messa per te, perché ti faccia santo e santo missionario.
Nel Signore aff.