[vol. IV, p. 492, n. 457]
J. M. J.
Torino, 26 febbraio 1906
Carissimo in N. S. G. C.,
È da molto tempo che voglio rispondere alle varie e carissime sue lettere. Anzitutto ringrazio il Signore che le dà grazia e contentezza in questa nuova vita: il buon Dio è con noi generoso e le concederà il centuplo di quanto ha lasciato e poi!... Coraggio dunque in Domino qui te confortat. Non s’inquieti se non è ancor morto l’uomo vecchio in lei: per maggior suo profitto il Signore le lascia provare, come a S. Paolo, certe tentazioni e miserie di superbia, o di castità forse, per meglio santificarla e perché non confidi omnis caro in se stessa. Coraggio sempre poiché infirma elegit Dominus a operare grandi cose.
Compatisco la sua pena per quel mancato battesimo, ma V. S. operò prudentemente; e in ciò non s’inquieti pensando al mistero della grazia di Dio. Spedirò al R. Superiore per tutti alcune norme sui battesimi dei moribondi, che le serviranno molto e la renderanno tranquillo.
Sono molto contento dei diari; continui così, descrivendo minutamente i fatti, es. battesimi, e i discorsi a dialogo; serviranno per il periodico.
Venne da me il Cappellano del manicomio di Racconigi, e mi lasciò di assicurarla che i suoi due cari sono tranquilli e contenti, anche la sorella; egli li tiene d’occhio, li vede sovente e abbisognano di nulla; le suore stesse usano loro tante preferenze perché hanno il fratello missionario...
Coraggio in Domino e sappia che io prego per lei perché possa fare molto bene e guadagnarsi un bel Paradiso. Aff.