[vol. V, pp. 144-145, n. 565]

J. M. J.

Torino, 6 dicembre 1908

Carissimo Teologo,

Colgo l’occasione della partenza dei tre nuovi confratelli per scriverti poche righe. Sono contento della regolarità delle tue lettere e dei rendiconti della duplice stazione; per tal modo resto al corrente della vita spirituale e materiale di costì. Certamente devi esercitare la pazienza con certi mormoratori, i quali però vanno diminuendo, grazie a Dio; coraggio, con le belle maniere e con prediche ed esortazioni sulle obbligazioni del vero religioso a poco a poco tutti ridurrai al bene.

D. Morino, scrivendo ai chierici della Casa, riferisce un sunto del discorso che facesti per Benedetto: mi piacquero i pensieri che esprimesti; continua a infondere nei dipendenti ed in quanti confratelli t’incontri il buon spirito. Spero che D. Savio si formerà bene sotto di te: è un buon soggetto, ma in certi tratti dell’anno bisogna tollerarlo e prenderlo dal lato del cuore. Fagli capire special mente che è opera di vero missionario il lavoro materiale. Tanto più ha bisogno di capire ciò D. Balbo. Questo punto l’abbiamo sempre ribattuto in Casa e sempre lo batteremo.

Non aggiungo altro, poiché tu ben sai quanto io pensi.

Se ancora non hai emesso i voti perpetui, ti auguro per quel punto la pienezza della grazia di Dio ed il prezioso dono della costanza e della perseveranza. Tante cose in Domino... aff. in G. M. G.