[vol. V, p. 459, n. 667]

Torino, inizi gennaio 1911

Caro Teologo,

Le due prime pagine della tua lettera mi riescono incomprensibili. Non poteva neppure passarmi per la mente di farti tali interrogazioni. Se l’hai detto ad altri, mi scrivi che l’hai detto in confidenza, perciò nulla mi dissero, se pure ti compresero.

Ora, se mi chiedessi consiglio, potrei meglio esaminarti per giudicare la cosa. Ma senz’altro mi scrivi che i voti perpetui non li hai fatti in regola, e che ora non ti senti più di rinnovarli. Che posso io risponderti se non piegandomi alla tua assoluta decisione? Verrà il Sig. Vice-Superiore, ed egli fisserà il quando del tuo ritorno. Frattanto sappi che sei obbligato a tacere a tutti la cosa, eccetto a Monsignore, e devi tenerti all’osservanza dei voti sino al tuo arrivo a Torino.

Non mi sento di scriverti di più, ma prego la nostra Consolata di benedirti. In Domino aff.mo