[vol. VI, pp. 434-435, n. 824]
W. G. M. G.
S. Ignazio, 17 luglio 1913
Rev. Suor Margherita,
Ti ringrazio della lunga e dettagliata lettera. Sono contento del buon spirito che regna nella Casa. Essendo tuttora su questa misera terra non mancheranno difetti; procuriamo almeno che, chi li ha, li conosca, se ne persuada e si metta con animo a correggerli. In ciò consiste la formazione dei soggetti.
Quanto a te non inquietarti dell’aridità che provi nelle cose spirituali. Prendi ciò con pace dalla volontà di Dio, il quale talora si nasconde per poco per provare la nostra fedeltà. Tale cosa perlopiù proviene dal dover pensare a tutta la Comunità e quindi tanti pensieri durante l’orazione. Fanne un sacrificio per amore del dovere, e avrai parte del merito di tutto ciò che si compie e prega dalle altre. Così, avanti in Domino con pace e tranquillità di anima.
Parla pure in pubblico e in privato con ardore delle virtù e delle sante pratiche; il Signore applicherà il tutto a te.
Per ora non fare speciali mortificazioni, solamente non permettere mai che nel vitto, nel vestito ecc., ti facciano particolarità. Tienti sciolta da certe minuzie che l’affetto delle Suore ti offre e ti impone. La tua mortificazione sia la vita comune, che solo si rompe per necessità; allora usiamo delle eccezioni che dobbiamo pure concedere alle altre.
Arrivederci dopo una settimana. Ti benedico aff.mo in G. C. P. S.
Dirai a Suor Maria degli Angeli che non scriva più al padre. A S.
Ignazio se sarà il caso ne parlerò io.
Non avere difficoltà di veder uscire la Vicentina. Nel dubbio bisogna rimandare i soggetti; e quando in principio non si sentono compenetrate dall’ambiente della Comunità e come spiritualizzate, non si formeranno, e più tardi saranno le stesse con gli stessi difetti. Mandandone perciò via una il Signore ce ne manderà tre, e poi non è mai il numero che conti, ma la sostanza spirituale.