[vol. VI, pp. 437-438, n. 825]
S. Ignazio, 17 luglio 1913
Mie care figlie in G. C.,
Ho ricevuto vostre desiderate notizie dalla vostra R. Superiora, e ne godetti nel Signore. Pregate per me, e tutte le vostre azioni offrite al Signore per il maggior frutto di questi Santi Esercizi. Vi ringrazio, e vi dico che non è poca cosa rinnovare nello spirito 160 sacerdoti e più di ottanta laici. Continuate a pregare e ne avrete gran merito.
Mi consola poi la notizia del buon spirito che regna in cotesta santa Casa, e come approfittiate di tutto per ornarvi delle virtù del vostro stato, particolarmente intendiate eseguire perfettamente la lettera di S. Ignazio. Ho pregato e prego questo Santo, qui dove fa tante grazie, di bene imprimervela nella mente e nel cuore per ora e in avvenire.
Leggiamo in refettorio la vita del V. padre Colin, fondatore dei Maristi, e quante belle cose vi si raccontano. Egli, nel mandare missionari nell’Oceania, raccomandava loro la diffidenza di se stessi e la fiducia in Dio. L’esercizio della presenza di Dio in ogni azione; soprattutto, li esortava ad essere persone di preghiera e di meditazione, essendo la conversione degli infedeli una grazia che non si ottiene che con la preghiera. Questi aurei ricordi del Venerabile ottennero buon effetto, e i figli del P. Colin operarono prodigi di conversioni; e vari, come il Beato P. Pietro Chanel, ottennero la palma del martirio.
Anche voi preparatevi alla non lontana partenza con il formarvi a questo spirito. Persuase della vostra vera meschinità, tutto domandate a Dio di cuore; mentre dal canto vostro nulla negligentate di quanto possa rendervi costantemente umili, obbedienti, mortificate nel corpo e nell’anima, caritatevoli, ecc. ecc. Sia impegno di tutte di farvi sante, grandi sante e subito sante. Credetemi, talora ci pare di essere già avanti nelle virtù, e poi nelle occasioni ricadiamo nuovamente negli antichi difetti. Forse non ci conosciamo intimamente, e non ci poniamo con risoluta costanza a sradicare da noi i piccoli difetti antichi e non mai emendati. Ciascuna risolva con la grazia di Dio di non lasciare in sé sopravvivere alcun Amalecita. E amalecita è quel difetto di carità o di umiltà, di cui già tante volte foste avvertite dal confessore o dai superiori.
Per me, ad allegerirmi il peso della responsabilità che mi grava sulla vostra perfetta formazione all’Apostolato, non mi resta, ed è il più, che pregare continuamente il buon Dio perché Egli stesso lavori in voi la maggior santificazione.
A questo fine offro al Signore le fatiche e le sollecitudini per il buon esito di queste tre mute di S. Esercizi, ai quali, per dovere, devo attendere. Dopo, ritornando, sarò felice di ritrovarvi più avanti nella perfezione.
Domenica prossima ricorre la Festa della vostra buona Superiora, e io sono dolente di non esservi presente. Voi rappresentatemi negli auguri che le offrirete per ricambiarla delle tante cure che si prende per voi.
Il Signore vi benedica, e S. Ignazio vi ottenga lo spirito di N. S. Gesù Cristo aff.mo in N. S. G. C.