[vol. VI, pp. 477-478, n. 839]

J. M. J.

Torino, 11 settembre 1913

Caro D. Costa,

È arrivato ieri il Sudd. Ciravegna, che non poté più vedere la madre perché già era partita per il paese; s’informerà dal medico del male. Penso di trattenerlo con noi per aiutare l’economo a porre la casa in ordine. A proposito, ho combinato di mettere tutti i futuri Novizi nella camerata di fronte al loro studio, ora camera di deposito. Così andremo sempre più staccandoli dagli altri. Si porrà nella camera annessa il maestro dei novizi, che per ora continuerà D. Sales. Gli otto futuri chierici li metteremo subito con i chierici, Savino e Giuseppino con i coadiutori nella solita camerata. Luigi, Giacomino e Antonio continueranno a essere aspiranti. Gli studenti principieranno da De-Ambrosis. C’è giunto ieri l’altro quel giovane di Brescia, Negri, accompagnato dal proprio parroco. Ha bell’aspetto, venne trovato sano dal nostro Dottore; ha però gli occhiali per alquanta miopia; il Dottor Battagliotti disse che acquisterà. Solo in Seminario incominciò a portarli. Vedi come da lontano dicono mai tutto. Ha fatto la terza ginnasiale, e avendo già quasi 17 anni lo porremo con i tre di quinta.

Tutte queste cose ti dico perché se avessi qualche osservazione in proposito, tu me le scriva. Per il bene, e perché al vostro ritorno tutto sia in ordine, pensa a ogni cosa, e scrivimi liberamente. Non cerchiamo che il maggior bene, perciò parla in tutto liberamente. Hai così fatto bene per la Messa a Traves e per Merlo Pich: non essendo io presente devi riflettere davanti a Dio e poi fare ciò che pare ch’io ti direi. È questo lo spirito di Dio; e io non tengo a sapere ogni cosa se non per meglio indirizzarvi. Così anche operassi lontano da me, anche sbagli, non ci sarebbe da inquietarsi. Il buon D. Sales avendogli il Sig. V. Rettore confidato il lavoro di P. Cravero, e non riuscendovi, avrebbe dovuto subito con la sua lettera mandare il manoscritto, di cui il V. Rettore aveva scritto volerlo prima del 25 per farlo lavorare da altri, dovendosi stampare nel prossimo numero del periodico. Così, altra piccola miserietta successe per la venuta a Torino del ch. Meineri, il quale ritardando, non arrivò più in tempo per il travaso del vino, che urgeva per il cambio della luna. Ciò dico solamente perché quando a voce o per scritto si fissa qualche circostanza, bisogna tenerla in conto, anche non se ne dicesse la ragione, eccetto casi gravi imprevisti. In tutta semplicità e verità. Nel caso di P. Cravero, così P. Balbo, si è visto come si scrive in Africa, in modo non pubblicabile, né aggiustabile; quindi, la necessità che io obblighi Monsignore a scrivere Lui, senza il quale il periodico e le conseguenze sparirebbero. Ciò dico per quei certi sacerdoti invidiosi che chiamano il periodico, perloide, così mi disse il chierico Albertone. Ma basta di ciò.

La suor Metilde se non migliora si mandi giù, anche sola con il treno se possiamo esserne avvertiti, altrimenti accompagnata da un’altra suora.

Bene della festa di S. Pietro Claver. Bene dei malati. Tu procura di ben ristabilirti nel tempo che rimane. Verrete giù tutti giovedì, 18 corrente, e vi verrà costà il T. Gunetti, al quale lascierai aiutanti, e gli consegnerai la nota delle cose rotte. Procura che ogni cosa si ricollochi a posto per tempo, e non si porti via nulla di libri o altro: avvertili tutti, specialmente gli studenti. Era inteso che si ponevano le cifre ai libri, e Ciravegna mi dice che non fu fatto. Se ancora è possibile dillo al chierico Gallea che con altri lo eseguiranno, ma con cifre non troppo grosse. Non so che regalo fare al Curato e al Teologo; in caso potremo poi spedire qualche cosa, ringraziali, e fa ringraziare venerdì il Curato da Suor Agnese.

Vedi se il T. Vianti si trattenga costì ancora molto; nel qual caso gli dimostrerai la nostra difficoltà a Torino. Ne farei senza qui, pregandolo per S. Ignazio, ed inviterei al posto suo, D. Chichon, che accetterebbe.

Leggi la lettera unita al ch. Garrone e se la trovi conveniente alla presente di lui condotta, gliela darai, altrimenti no. Ringrazia D. Chiomio della lettera. Ho licenziato Dughera presso la madre, che verrà a prenderlo a Torino il 18 aff.mo in G. C.