[vol. VI, p. 518, n. 852]
Torino, 12 dicembre 1913
Carissimo P. Rolfo,
Spero che V. S. continuerà con coraggio la santa sua missione, senza troppo lasciarsi abbattere dalle prove fisiche e morali e neppure dagli insuccessi.
Ricordi sovente le parole dell’Imitazione: Fili, non te frangant labores quos assumpsisti propter me; nec tribulationes te dejciant usquequaque.
Il T. Borda, dopo aver parlato con me del desiderio dei fratelli, ne scrisse a lei. V. S. non deve allarmarsi dei contrasti fra i fratelli, che non sono gravi; ma di semplice gelosia per il timore che più ne goda l’amministratore. Mi pare che tentino di dare a V. S. il meno che possano, privandolo del patrimonio. V. S. risponda che non vuole privarsi del patrimonio ecclesiastico, e se si vende vuole il tutto per costituirselo in cedole. Il che non urge, e potrà eseguire in una sua venuta a casa. Frattanto, ordini che si faccia ogni anno il conto netto del reddito e lo mandino a lei. È meglio per il bene spirituale dei fratelli, nulla loro cedere in vita; così la speranza e il timore li terranno a vivere cristianamente.
La raccomando sempre alla SS. Consolata; e V. S. preghi per il Suo aff.mo in G. C.
Sono però d’avviso che V. S., avendo fatto i voti perpetui, non ha più l’obbligo di tenere il patrimonio.