[vol. VI, pp. 527-530, n. 857]

Torino, inizi del 1914

Carissimi in N. S. G. C.,

Le vostre lettere collettive al termine dei S. Sp. Esercizi mi giunsero ben gradite, e mi furono di vera consolazione.

Ero già persuaso delle vostre abituali disposizioni di conservarvi degni figli della Consolata e strumenti idonei, nelle mani di Dio, della redenzione di cotesti poveri infedeli; ma è dolce al cuore di un padre il sentirsi queste cose ripetere dai figli. Sotto la sapiente direzione del vostro Eccellentissimo e amatissimo Vicario e per la parola viva ed efficace dei buoni predicatori vi rinnovaste nello spirito della vostra vocazione: la spirituale unzione e la dolcezza provata in quei giorni infervorò il vostro spirito apostolico pur troppo debilitato dalle continue e svariate occupazioni; vi sentiste migliori: più diligenti nelle pratiche di pietà, più pronti alla fatica e più zelanti a stare dove l’obbedienza vi pose o vi porrà a lavorare. Avete infine rinnovato il giuramento di essere osservanti fedeli delle S. Costituzioni e delle direttive dei Superiori, specialmente di quelle datevi da Monsignore nelle conferenze. Deo gratias! Su questi proponimenti così pratici e convenienti io con tutta l’anima invoco le benedizioni di Dio e della cara nostra Consolata. Ma perché vi riescano efficaci e portino il frutto desiderato, bisognerà ricordarli sovente lungo l’anno; e ciò farete se, come si pratica in Casa Madre, ne prenderete nota per rileggerli nei giorni del Ritiro mensile e della confessione settimanale.

Come ben sapete, ai proponimenti individuali io son solito aggiungerne uno comune, da osservarsi da tutti, e questa volta mi sento ispirato di proporvi lo spirito di economia e di povertà.

Non vi paia strano e assurdo che io vi raccomandi la povertà, a voi missionari che avete già da fare tanti sacrifici. Sentite: Il Beato Gabriele Dufresse, vescovo e martire in Cina nel passato secolo, nel Sinodo ai suoi missionari, che erano semplici sacerdoti, raccomandava che non sopportassero per forza la povertà, ma fossero contenti di una mensa parca e frugale, di alimenti semplici, atti solo a con servare la vita e non a procurare delizie, che non ricercassero nulla di squisito, sontuoso o delicato... Aggiungeva che, sull’esempio dei Santi, fossero sì poveri, sobri e parsimoni, che non solamente si astenessero dall’uso delle cose superflue, ma ancora togliendo, rubando ciò che fosse meno necessario al vitto e al vestito, per sovvenire alla conversione degli infedeli, alla erezione di scuole pie, ed alle altre necessità della propria missione.

S. Propaganda in varie occasioni raccomandò ai missionari questo spirito di economia come in un decreto dell’anno 1869 in cui dice: «curent expensas pro victu atque itineribus minimas fieri»; altrove li esortava ad adattarsi per quanto possono alla condizione degli alimenti delle regioni dove vivono e solo per vera necessità ricorrano a cibi oltremarini, e dice: «experientia constat, pauca vel nulla ultramarina alimenta ut plurimum necessaria fieri». Esorta pure, per non moltiplicare le spese, a coltivare un orto presso ogni residenza per avere erbe e legumi necessari all’uso quotidiano e a coltivare campi non solo per promuovere l’agricoltura, ma per diminuire le spese delle missioni.

Che posso aggiungere a queste autorevoli esortazioni per animarvi nello spirito di economia e di povertà? Vi dirò che questo dovere a voi spetta ancor più stretto perché oltre essere missionari siete pure religiosi e, come tali avete promesso povertà e siete in obbligo di praticarla. Ben sapete che la povertà evangelica come voto consiste nella rinuncia al diritto di usare e disporre a proprio arbitrio delle cose temporali senza la licenza del superiore; e come virtù nello staccare il cuore dalla roba, rinunziando alle cose superflue e tenendo il cuore staccato dalle cose necessarie.

Aspirando fin dalla vostra gioventù alla vita del missionario, voi vi rappresentavate tanti sacrifici da compiere e poi un martirio doloroso come quello dei B. Chanel e Perboire, e con fortezza e con gusto lo avete abbracciato. Ma ormai, con il progresso della civiltà, le occasioni del reale martirio sono rare nelle stesse missioni. Resta però sempre a subire un martirio incruento, dei piccoli frequenti sa crifici, come di mancare delle comodità che si hanno nei paesi civili, e tollerare con pazienza e gioia le privazioni dei paesi infedeli, contentandosi del puro necessario nel vitto, nel vestito e nel-l’abitazione.

E questo necessario regolarmente a voi non manca costì, grazie al mirabile ordinamento delle nostre missioni, in cui ogni cosa è così ben distribuita che tutti restano a tempo provveduti e non è rimessa all’incapacità e inesperienza degli individui la cura quotidiana dei propri bisogni. Ringraziate il Signore di tali sapienti disposizioni, lodate dalla S. Propaganda, e non lasciatevi ingannare dall’amor proprio e da certo spirito di libertà e di comodità, che vorrebbe farvi desiderare di poter possedere e maneggiare denari per spenderli a modo proprio e così soddisfare a velleità e comoducci all’insaputa dei superiori. Voi infelici, che dopo aver compiuto grandi sacrifici vi lasciaste imbrogliare da piccole inezie che vi priverebbero di tanti meriti davanti a Dio, e di maggiori benedizioni sul vostro zelo. Certe grazie di conversione non si ottengono con le sole preghiere, ma devono essere queste unite a sacrifici. Così operarono tutti i santi missionari, da S. Paolo ai contemporanei.

Che se negli uffici affidatevi dall’obbedienza dovete maneggiare denari, pensate attentamente che la vostra condizione di religiosi e le condizioni del nostro Istituto v’impongono di usare la massima parsimonia nelle spese, non facendone oltre il necessario, conformandovi di mente e di cuore alle norme stabilite o da stabilirsi dai superiori sia nell’ordinare lavori, come nelle mercedi da darsi agli operai.

E dovrò manifestarvi il dolore che provai in passato nel sapere che qualcuno si lamentava di non poter spendere indipendentemente dal conto dovuto ai superiori e con larghezza; ed allegava la stolta ragione che io sono ricco e le offerte dei fedeli vengono abbondanti. Cari miei, ben dovete comprendere che se vi furono somme nelle mie tasche, queste ormai sparirono per le ingenti spese soste nute per la fondazione e sistemazione della Missione del Kenya, per la fabbricazione della grandiosa Casa Madre e per il mantenimento in Torino, oltre di voi, di più di ottanta alunni e cinquanta suore. Quanto alle offerte mensili che la d. Provvidenza ci manda, ringraziatene pure meco il Signore e recitando bene il Pater noster pregate che esse continuino per molto tempo per sopperire a tante necessità in Africa e qui; ma temete anche che la Consolata, che ci aiuta, quasi miracolosamente, nei nostri inizi, non sia per continuare per questa via, se noi ne abusiamo, e non usiamo tutti i mezzi per aiutarci a bastare a noi stessi con le nostre fatiche. A tal fine, ci sono dalla S. Propaganda tanto raccomandate le colture agricole e le industrie che possono rendere per il presente e per l’avvenire.

Questo sia il comune impegno, e specialmente quelli di voi che vengono addetti a cotesti lavori, coadiutori, suore e sacerdoti, non si stimino di essere meno missionari, ma siano persuasi che fanno con ciò vero apostolato al pari di quelli che si occupano del lavoro spirituale. Sia perciò in loro impegno e sollecitudine perché prosperino. Rileggete ciò che dicono le nostre Costituzioni a tal riguardo.

A queste ragioni se ne aggiunge ora un’altra ed è il dover pensare alla nuova Prefettura del Kaffa, che la S. Propaganda ci ha affidata. Si dovranno per essa rinnovare le ingenti spese fatte per il Kenya; spese di viaggi, di provviste, ecc. e spetta a voi risparmiare quanto è possibile, e con le vostre fatiche e risparmi cooperare alla buona fondazione della Prefettura del Kaffa.

Animati da questo spirito di economia e di povertà, voi direte con S. Paolo: «Habentes alimenta et quibus tegamur his contenti simus». Sappiate che la vita e la prosperità del nostro Istituto dipende in gran parte dall’osservanza di questa economia e spirito.

Felici di poter così facendo alleviare nella vostra possibilità la sollecitudine quotidiana dei vostri superiori avrete le benedizioni di Dio sulle vostre fatiche.

Eccovi il proponimento che vi propongo di osservare in comune, sul quale farete sovente rigoroso esame. Il Signore benedica queste mie parole, e dia a voi tutti spirito di intelletto per ben comprenderle e docilità di cuore e costanza per ben praticarle.