[vol. VI, pp. 584-585, n. 871]

Torino, 13 giugno 1914

Rev. Suor Margherita,

Ho ricevuto la tua lettera, e ti ringrazio di avermi scritto molto e minutamente. Credimi: è falsa compassione quella di non dir tutto per non contristarmi. La verità tutta e sempre è la miglior consola zione per chi desidera il bene e così conosce le cose come sono.

Come già ti scrissi, io non m’inquieto per certe miserie, anzi me le aspettavo. Ma passeranno con la grazia di Dio. È impossibile che gente la quale fece sacrifici per venire a salvare anime, non si scuota dopo le prime vendette del demonio e non risorga a nuova energia per combatterlo. Fa’ coraggio a te ed a tutte. Sono giovani, facili a scoraggirsi, ma buona volontà è in tutte ed il Signore le aiuterà.

Tu continua con carità e longanimità a sostenerle; non tralasciando di ammonirle e correggerle finché non si pongano all’altezza della loro Missione. Ripeti a tutte che Dio aiuta chi si fa coraggio; che la poca salute non è causa di mancanza di virtù; che bisogna cercare prima la santità che la sanità; questa il Signore concede alle anime forti, che con tutto l’animo attendono ai doveri dell’obbedienza.

Per voi questo è il tempo del secondo Noviziato, durante il quale quelle che non danno prova di vera obbedienza, di attività nei lavori ed in ogni virtù religiosa ed apostolica, perderanno la grazia ricevuta della vocazione, e come il 40mo di Tebaste non avranno la gloria del martirio. Ricorda loro il fatto di Gedeone; noi non dobbiamo badare al numero, ma allo spirito; infelice chi dovesse rimpatriare. Tutto ciò ti scrivo perché non ti inquieti, ed all’occasione dopo il compatimento faccia anche sentire le minacce, in quelle che non si rimettessero in bene.

Ben io sapevo che qualcuna sarebbe stata buona a poco, come Suor Candida; ma sia almeno umile e non testarda, lavori con energia in ciò di cui è capace. Di Suor Filomena già ti scrissi, e tieni fermo. Quanto a Suor Caterina dille che mi aspettavo più da essa. A tutte poi ricorda le proteste del lungo martirio, sostenuto con animo ardente; il quale consiste nel sopportare le piccole malattie con coraggio, e poi lavorare in qualsiasi occupazione voglia l’ubbidienza, senza invidiare la posizione delle sorelle, né il girare per il paese.

La Suora dev’essere contenta degli ultimi posti e del lavoro mate riale. Bisogna che non stiano sul ciò non tocca a me; parola di vera pigrizia; ma si aiutino tutte e si rubino il lavoro. La mercede sarà secondo le fatiche: unusquisque mercedem accipiet secundum suum laborem.

E basta di ciò. Fa’ coraggio a tutte, in particolare a Suor Cecilia. Non so la causa del malore, forse bevete acqua inquinata? Attente... Dirai alla medesima che scriva, se ancor non l’ha fatto, al padre, dicendosi guarita senza dire troppo la gravità della malattia. A tutte poi dirai che scrivano ai parenti come siamo stati intesi.

Coraggio: io prego in questa cara novena la nostra SS. Consolata.

Essa vi consolerà, guarirà e vi formerà vere missionarie.

Vi benedico, te in particolare. Nel Signore aff.mo

Ho ricevuto le lettere di ciascuna; per ora non posso rispondere; ma prego il mio Santo Angelo che ispiri ad ognuna la risposta; ascoltatelo. Tu non stancarti troppo; usati i debiti riguardi, e procedi spiritualmente in pace.

Le Suore di Casa-Madre vi salutano...