[vol. VI, pp. 624-625, n. 887]

J. M. J.

Torino, 5 settembre 1914

Caro D. Sales,

Partiti i tre coadiutori ricevetti la tua lettera; ti rispondo per mano del coad. Angelo che verrà domattina. Alle Suore dirai che se abbisognano di zucchero lo comprino a Lanzo da Cordero, e in caso di urgente bisogno dallo stesso albergatore del Piano di S. Ignazio. La Superiora si stupisce che ne manchi mentre dal calcolo dell’anno passato pare dovesse bastare la provvista fatta; ad ogni modo si compri il necessario a Lanzo.

Mi fanno pena gli ammalati, ma sono piccole miserie che passano. Hai fatto bene con il ch. Albertone, e tieni fermo a frenare la pessima mania dello studio. A me non pare sia da togliere l’ora di scuola ogni giorno sul kikuyu. Non si fa già altro studio, e come dici tu, non si studia intensamente..., allora alleviamo dei pigri... Già lungo l’anno passato il P. Giaccardi si lamentava, e forse altri professori, che si studiava poco, e non più come i passati anni. Eppure io stesso li avevo sollevati da scuole di lavori manuali... Si vede che più c’è da fare e più si fa; e per il contrario... Incominciando l’anno nuovo intendo scuotere tale inerzia, specialmente nei chierici giovani.

Quanto al parlare le lingue, siccome da ciò sono eccettuate le ricreazioni, e si tollera in passeggiate lunghe, non mi pare il caso di cambiare ordini. Ciò in chi lo fa volentieri e per dovere non può fare male. Di’ pure quel che credi bene di ciò agli individui e alla comunità.

A me pare che le lunghe passeggiate, se troppe, non fanno bene a molti. Quindi, fatta ancora una di una giornata, non concederne più altre, ma solo al mattino, o alla sera, e ciò fino al termine. Potrà D. Meineri e gli ultimi arrivati coadiutori, non i primi, farne lunedì e mercoledì. Giovedì mattina tutti i coadiutori ritornino a Torino. Se vi sarà qualche bisogno per scarpe, lavoreranno i chierici. Del resto, coraggio; là sono miseriette...

Tante cose nel Signore a tutti aff.mo in G. C.