[vol. VII, pp. 114-115, n .921]
S. Ignazio, 9 luglio 1915
Caro D. Costa,
Ricevo ora la tua lettera e rispondo brevemente. Non c’è da badare alla parola lei sfuggitami in questo cumulo di lavoro. Son contento che costì tutto proceda regolarmente; ricorda a tutti che i nostri cari in guerra soffrono freddo, pioggia, fame, ecc.; è quindi giusto che siate tutti generosi con soffrire un po’ di caldo, sacrificare la lingua e studiare assiduamente per sollevare, ed ottenere dalla santissima Consolata che li consoli, sostenga e riconduca presto sani, ed anche rinvigoriti nello spirito, i poveretti...
Non sapendo se già abbi letto le lettere e cartoline inviatemi, te le ritorno per leggerle secondo la tua prudenza; quella di don Ferrero farà del bene. Intanto fa scrivere alcune cartoline esempio dai novizi a don Ferrero; gli studenti al chierico Sciolla e così via, senza però firmarsi che uno per lettera. Procura che siano serie, piene di spirito ed un po’ italiane. Fa’ coraggio a don Meineri, per cui prego affinché non degeneri in male incurabile. Bene dei tre soldati in Torino.
Del resto viviamo di fede, e tutti confidenti in Dio. Pregate per il vostro aff.mo in G.C.
P. S.
1. Il chierico Calandri mi scrive di essere ricaduto, e domanda permesso di andare un po’ in montagna secondo il desiderio dei parenti; risponderò: sì.