[vol. VII, pp. 259-260, n. 969]

W. G. M. G.

Torino, 10 dicembre 1915

Cara Suor Margherita,

Ti ringrazio della tua lunga lettera e delle notizie, sebbene dolorose, che mi dai. Continua a scrivermi il bene e il male senza timore di farmi pena. Scrivi alla presenza di Dio non sotto l’impressione del dolore; io saprò valutare le cose, e prendere le disposizioni necessarie al maggior bene.

Veramente sono appena finite le peripezie di due, e già altre due operano peggio. Queste come anziane dovrebbero essere di edificazione alle più giovani, invece sono di cattivo esempio. Si userà con loro carità e pazienza; ma se non si rimetteranno in bene non le lascierò continuare. Non è richiesto che dopo cinque anni subito tutte facciano il Giuramento; ho facoltà di prolungare il tempo indefinitivamente, ed anche rimpatriarle. Oltre il loro cattivo esempio mi fa pena il tuo soffrire. Ti comando di tenere il tuo posto con pace e fermezza, senza permettere le dispute e le osservazioni contrarie. Se ricorrono a Monsignore, a suo tempo parlerai anche tu; intanto senza credere alle loro parole tieni fermo sugli ordini, finché non intervenga Monsignore a voce o per iscritto diretto a te personalmente. Voglio sperare che ritorneranno in sé dopo le mie lettere, che prima leggerai e poi chiuse consegnerai loro […].

Tu intanto pensa di più alla tua sanità. Sei qui per dirigere ogni cosa, specialmente nel morale, e non per lavorare. La sollecitudine quotidiana consuma le forze; perciò per obbedienza usati le debite cure quanto al riposo, al vitto ed in tutto. Hai il bene di avere varie suore di buon conto come suor Costanza, serviti di esse, e sostienile nelle loro fatiche.

A questo fine domanda a Monsignore certa somma di denaro, come ti scriverà il V. Rettore, che impiegherai in francobolli, in spese intime per te e per le suore, del cui impiego terrai tu sola nota da consegnare nel caso a me. Ne scriverò a Monsignore; tu chiedi come di roba delle suore.

Appena sarà possibile manderemo alcune suore ad aiutarvi, le quali, spero, avranno miglior spirito di obbedienza, umiltà e semplicità; così resterai sostenuta ed aiutata.

Del resto pensa davanti a Dio che vi saranno sempre miserie in questo mondo; né dobbiamo scoraggiarci; con la pazienza si vincerà ogni difficoltà, e Dio benedirà i sacrifici.

Desidero che con il tempo mi scriva minutamente l’orario ed ogni azione della giornata, della settimana e del mese, sia costì come nelle altre Stazioni, come pure ogni pratica conservata da Casa Madre, o introdotta costì. È necessario che tutto abbia la mia approvazione e benedizione.

Ai missionari per l’anno 1916 diedi a protettore San Francesco d’Assisi, quale modello di povertà. Lo stesso faccio per voi; notificalo alle Suore; alle quali tutte e a te in particolare mando ogni giorno la S. Benedizione. Aff.mo in N. S. G. C. padre