[vol. VII, pp. 273-274, n. 972]

Torino, prima del 28 dicembre 1915

Mentre procuro con tutti i mezzi d’infondere il vero spirito alle nostre Missionarie nella Casa Madre, mi fa pena il sentire da varie parti che talune in Africa non corrispondono alla mia aspettazione. Non parlo delle malattie passate con annesse le miserie morali; né di sbagli o inesperienze che si vanno aggiustando; ma di certe teste che dimostrano poco spirito religioso, poca attività nei lavori, e particolarmente mancanza di rispetto, e sottomissione alla superiora, e agli stessi superiori missionari.

Temo che coteste suore abbiano avuto una falsata formazione, come i missionari sotto D. Borio. Non è il caso di contare la dolorosa storia. Ma certe missionarie non vinta la prava inclinazione e non penetrate del vero spirito nostro e di Dio, che è di Fede, umiltà, ubbidienza, carità ecc.; alla prova si dimostrano com’erano nel mondo, ciò che già V. E. avrà constatato. Per non parlare di altre per ora, né suor Teresa, né suor Cecilia tengono una condotta da suora missionaria.

Riflettendo sull’andamento delle nostre suore in Missione non sono soddisfatto della condotta di alcune. Non parlo delle malattie anche gravi capitate con le unite miserie morali, delle quali grazie a Dio sembrano guarite, né di altre debolezze inevitabili a donne per il cambio del clima e delle occupazioni. Ma ciò che mi fa pena è la deficienza in qualcuna di spirito religioso e anche solo cristiano.

Da più parti seppi del contegno di suor Teresa. Questa suora che nel secolo aveva condotto una vita alquanto dissipata come carrettiera, venuta da noi parve prendere spirito ed in parte era vero nell’ardore della sua forte volontà. Ma per il breve tempo di formazione, e d’una formazione più esterna che interna per colpa di chi allora dirigeva la comunità, non pose solide basi alle virtù, specialmente nell’umiltà e obbedienza. E ne diede poi prova con il piegare di cattiva voglia alla nuova superiora da me posta. Rinvenne allora in sé, ma ecco che in Africa ritorna all’antica insubordinazione con dolore della superiora e cattivo esempio delle suore, dei missionari e degli stessi neri. È necessaria l’autorità di V. E. per farla piegare e riconoscere i propri torti. So che la stessa ha già avuto forti contese con Suor Crescentina, la quale perciò fu dovuta togliere dal magazzino. È mia intenzione che suor Teresa sia mandata in altra stazione, non come prima, ma sotto altre. Ha bisogno di questa umiliazione per rinsavire, e anche per distaccarla da suor Cecilia […].

Suor Margherita non avrà ancora tutte le qualità di superiora; ma è la più idonea al presente, e intendo che sia da tutte rispettata e obbedita. So che la medesima ha confidenza con V. E.; l’aiuti spiritualmente e materialmente, consigliandola e correggendola, intanto obbligando tutte le suore a ricorrere unicamente a lei per ogni permesso ed esterna direzione. Conceda anche, dietro di lei domanda, un po’ di denaro perché abbia modo di fare certe spesuccie necessarie a donne, delle quali terrà essa nota privata senza scriverle nel registro comune.

V. E. scrivendomi mi dica ciò che pensa e crede bene sull’andamento delle suore anche per aiuto a formare le aspiranti in Casa Madre.