[vol. VII, pp. 293-294, n. 980]
J. M. J.
Torino, 14 febbraio 1916
Carissimo in N. S. G. C.,
Ho ricevuto le tue lettere e cartoline, e te ne ringrazio. Invece del cattivo proponimento di scrivere più poco dopo l’arrivo del caro Occelli, rinnovi subito l’antica usanza di scrivermi sovente, e potendolo con lunghe lettere. Sebbene io non possa sempre risponderti godrò delle tue notizie, e prenderò parte alle poche tue gioie e ai molti dolori. Ti risponderò in ogni caso al S. Altare, nelle Visite a Gesù e alla nostra cara Consolata; ed ogni sera continuerò a benedirti paternamente. Non pensare che io avessi cose speciali da dirti alla tua partenza, certamente ne avrei avute, ma che tutte si riassumono in questa: coraggio in Domino; sono contento del tuo spirito; sollecito dalla SS. Consolata il tuo presto definitivo ritorno.
Hai fatto opera fraterna con Capello, che dopo mi scrisse; preghiamo per lui.
Cotesto Ven.do Vicario mi scrisse una bella lettera, dove oltre i ringraziamenti per i regali, dimostra molto affetto. Mercoledì ripartiranno Occelli e Savino; è per noi una spina al cuore; ma si compia la Santa Volontà di Dio. D. Mauro mi scrisse e gli risponderò. Mi parla dell’ordine dell’Arcivescovo di Udine di indossare la veste per la S. Messa. Studiamo il modo di mandare almeno una veste per lui ed il compagno. Se abbisognassi anche tu, mandalo a dire. Ho risposto a cotesto Cappellano che per noi è impossibile mandarvi Suore; ne cercai altre, ma non ne trovai. Pazienza.
Apprendo in questo momento che giunse una tua lunga lettera all’Istituto. Se esigerà risposta la faremo per mezzo di Occelli.
Tante cose in Domino, e la S. Benedizione della SS. Consolata e del tuo aff.mo in G. C.