[vol. VII, pp. 302-303, n. 983]

Torino, 1 marzo 1916

Carissimi in N. S. G. C.,

Il sacro dovere di superiore e l’affetto paterno che nutro per voi, mi muove a ricordarvi quanto vi dissi alla vostra partenza, ed in seguito a voce o per iscritto. Ricevete le mie prescrizioni con spirito religioso, e praticatele fedelmente. Così facendo conserverete intatta la vostra sublime vocazione tra i pericoli del mondo.

Siete sempre sotto l’ubbidienza dei Superiori, ai quali dovete ricorrere per direzione e consiglio. Se lontani da Torino epistolarum commercium instituant, ac, quantum fieri potest, sedulo prosequantur (S. Congr. dei Religiosi 1 Gennaio 1911). In esse rendete conto ai superiori de vitae ratione et conditione, de singulis mutationibus suae stationis (Decr. cit.). Scrivete dunque sovente e con confidenza; e non prendete alcuna deliberazione d’importanza senza prima consultarli.

Quelli che si trovano in Torino stabilmente, o temporaneamente, ogni volta che sono liberi, e possono uscire dal quartiere od ospedale, si rechino direttamente a Casa Madre, e quivi si trattengano sino al termine della licenza, unendosi ai confratelli negli esercizi della comunità.

Fuori di Torino il buon religioso deve sospirare al caro Istituto come a propria patria e famiglia; felice se potrà ottenere per Torino le licenze provvisorie, e passare in Casa-Madre tutto il tempo concesso. La detta S. Congregazione parlando dei permessi definitivi dice: recto tramite ad suas quisque religiosas domus remeare tenetur.

In qualsiasi luogo vi troviate, sceglietevi un degno ecclesiastico per confessore e direttore, meglio se indicato dal Vescovo; al quale ricorrerete per confessarvi ogni settimana. Del medesimo indicherete ai superiori il nome ed il domicilio (Decr. cit.). Abbandonando il posto, domanderete un’attestazione della vostra condotta e della frequenza ai Santi Sacramenti per presentare ai superiori.

Se per fortuna sarete vari insieme, o vicini, i superiori fisseranno un capo per dirigervi, che ascolterete; il quale dovrà sovente riferire sulla vita e condotta dei compagni.

Se nel paese vi fosse un Seminario, o qualche buona Casa religiosa, previa nostra intelligenza con quei Direttori, colà vi ritirerete come nell’Istituto per attendere agli esercizi di pietà e di studio (Decr. cit.).

Secondo l’avvertimento della detta Congregazione: ea semper modestia et cautela conversentur, quae decet religiosos viros¸ quindi astenersi dal fumare, dai pubblici spettacoli, dalle conversazioni e letture pericolose, e da ogni pericolo di peccare (Decr. cit.) e preferite la compagnia dei buoni sacerdoti e chierici.

Quando il tempo e le occupazioni lo permettono attendete agli studi propri dell’Istituto. Sia però speciale impegno di ciascuno dire le orazioni, fare un po’ di meditazione, non omettere gli esami di coscienza, possibilmente celebrare la S. Messa, od ascoltarla, ed uscendo fare la Visita a Gesù Sacramentato.

L’Istituto ha speciale cura dei suoi figli lontani, e procura che non manchino del necessario, e potendolo, anche del conveniente. Per parte loro i missionari, pensando che sono religiosi, usino parsimonia nelle spese, e dell’attivo e del passivo rendano di tanto in tanto conto alla Casa, alla quale deve andare il superfluo.

Infine sia comune impegno santificarvi anche vivendo nel mondo; affinché nel dì felice del vostro ritorno non vi troviate fra coloro che ad saecularia remigrabunt, vel quod longe pejus, religiosam repetent domum, cum periculo alios contaminandi (Decr. cit.): quod Deus avertat.

Ai piedi della nostra SS. Consolata vi benedico aff.mo in G. C.