[vol. VII, pp. 333-334, n. 996]

J. M. J.

Torino, 16 maggio 1916

Carissimi D. Ferrero e Ch.co Occelli,

Ho ricevuto le vostre lettere confidenziali a me dirette, e mi consolai del vostro buon spirito. Ero ben persuaso che la Madonna vi assiste e consola, com’io ne La prego più volte al giorno. Le altre lettere sono lette con affetto in Comunità, e fanno del bene ai restanti. Anche noi portiamo la nostra croce con coraggio nella speranza di una non lontana pace che ricomponga la cara Comunità.

Intendo che quanto al vitto vi usiate tutte le cure possibili, massime tu, buon Occelli; se vi manca denaro, scrivetemi; la Divina Provvidenza provvederà.

Mi fa pena il povero Capello. Egli dopo lungo silenzio ai miei inviti scrisse poche lettere aeree, venne a Torino per S. Giuseppe, ma freddamente. Esortato a scuotersi e a pensare coram Deo alla sua vita, finalmente mi scrisse la sua decisione di seguire la vita militare e rinunziare alla vita chiericale e religiosa. Gli risposi paternamente, che almeno vivesse sempre da buon secolare. D’allora seppi più nulla, eccetto dal Ch. Botta.

Infelice! Essendo le cose così decise, voi tutti, anche quelli del 211, lasciatelo, e trattatelo solo come ogni altro soldato. Preghiamo per la sua anima. Tu D. Ferrero avverti di ciò i confratelli. L’avere risposto malamente alle vostre gentilezze amorose è cattivo segno. Chi sarà mai quel compagno con cui tratta...; forse anche un ex chierico?

Io lo raccomando alla SS. Consolata; così voi, ma tenetevelo lontano perché non vi faccia male.

Del resto avanti in Domino con la mia paterna Benedizione.

Aff.mo in G. C.