[vol. VII, pp. 409-410,n. 1032].
J. M. J.
Torino, 24 settembre 1916
B. M. V. de Mercede
Carissimo P. Sales
Se prima ti benedicevo collettivamente e particolarmente, dalla ricevuta tua lettera presi a benedirti ancor più frequentemente; ecco come ne guadagnasti!
Continua a farti coraggio e tenerti forte sulle mie parole che ti rinnovo assolutamente ogni mattino.
Seppi da P. Cagnolo di alcune defezioni negli alunni; non stupitevi, anzi nel dubbio dopo serie prove, allontanate i non chiamati e i non corrispondenti alla S. Vocazione. Me ne aspetto molte di più. Del Vincenzo il R. V. Rettore se l’aspettava perché lo conobbe testa non ferma. Se da noi scappano tanti studenti, fin da far mormorare quelli che non fissi al Piccolo Seminario non sanno i motivi dell’allontanamento, tanto più ciò deve accadere costì, dove il demonio deve fare guerra atroce al Seminario, e l’indole della gioventù è incostante. Io sono solito a dire che ad ogni partenza, recito un Te Deum. Ricordatevi sempre: esser meglio pochi, ma buoni.
Dirai queste cose al caro P. Cagnolo, e mi scuserai se non scrivo pure a lui, avendomi tu rubato il tempo. Al medesimo mando la lettera per gli studenti.
Quanto allo scrivere per gloria di Dio e a tua spinta, ti dico che come la patatina, così Luisi fecero furore. Trova altri simili fatti caratteristici ed istruttivi.
Infine ti raccomando di scrivermi talvolta lunghe lettere su quanto può aiutarmi a fare a tutti del bene. È questa l’unica mia intenzione in quel po’ di vita che il buon Dio ancora mi riserva su questa terra, dove le spine non mi mancano, specialmente in questi tempi, ma omnia cooperantur in bonum...; nec facio animam meam pretiosiorem quam me, dummodo...
Benedico te, p. Cagnolo, i cari studenti e tutti della Fattoria... aff.mo in N. S. G. C.