[vol. VII, p. 419, n. 1035]
J. M. J.
Torino, 27 settembre 1916
Caro D. Maletto,
Finalmente! Esclamai io ed il Sig. Prefetto al ricevere la tua prima lettera. Non ti rimprovero; ma una cartolina!
Godo non del mal di denti che spero ti passerà presto, ma della relativa tranquillità di cui puoi servirti. Siamo disposti a mandarti del vino per la S. Messa; ma stimo meglio che vada a celebrarla per lo più in Parrocchia. Va’ anche le Feste per sollevare il Prevosto; non sta il motivo d’una Messa in più; è carità e dovere sollevare il Parroco, al quale è certamente molto gravoso dire due Messe, con tutto l’altro che avrà da fare. Così renderai un po’ di aiuto per le gentilezze che ti fa. Accetta con riconoscenza la di lui carità senza abusarne. Se saranno convenienti mance ai Sacrestani, dalle. Io ho già dato le L. 12 al T. Tamietti. Non ricordo il buon Parroco, ma ringrazialo da mia parte; domani gli spedisco in regalo un kg. di caffè.
Farò spedire i due numeri del periodico nel mese venturo. Quanto alle applicazioni di Messe, fa come mi scrivi; se ne abbisogna, dille per lui, contentandoti della elemosina che ti offre. Solo per tua norma le mie intenzioni sono di lire due; ma dal Prevosto, ti ripeto, accetta quel che ti dà.
Mi fa piacere la promessa di venire a Torino così frequentemente. Deo gratias. Frattanto non avere scrupolo di procurarti cibo e vino e tutto il bisognevole con libertà di spirito. Se abbisogni di denari, scrivi. Sta’ tranquillo sugli studi; siamo in regola con i Superiori.
Fatti coraggio, ti benedico e prega per il tuo aff.mo in G. C.