[vol. VII, pp. 449-452, n. 1048]

Torino, 8 dicembre 1916

Carissimi missionari,

Le congratulazioni che in tanti modi mi avete fatto pervenire per la conferma nella reggenza dell’Istituto, se per una parte mi consolano e incoraggiano, come prova di buono spirito e di buon cuore, e di esse debbo perciò ringraziarvi, non mi impediscono per altra parte di desiderare e pregare che arrivi presto il tempo in cui possiate reggervi da voi stessi, facendo a meno dell’opera nostra. E non è un desiderio soltanto di oggi, ma che nutrivo da molto tempo; tanto che ora son due anni, parendomi che lo si potesse già effettuare, ne feci esplicita domanda al compianto Card. Gotti di santa memoria, esponendogli l’andamento dell’Istituto in Casa-madre e in Africa, ed i miei motivi particolari per esonerarmi dal grave compito. Egli dopo aver ascoltato tutto con paziente e benevola indulgenza, mi rispose: «Non è lodevole prammatica che un fondatore si dimetta in vita... nel suo caso sarebbe anche di grave detrimento alle Missioni, da cui bisognerebbe togliere i migliori soggetti per costituire la reggenza qui. E lei avrebbe il coraggio di danneggiare l’opera che le ha costato tanto?». E concluse comandandomi di smettere quel pensiero e di continuare come pel passato in unione col Vice Superiore. Dovetti quindi adattarmi, come mi adatto adesso, unicamente perché tale pare la volontà di Dio; ma è certo che ne sentiamo tutto il peso e la responsabilità, per cui oltre le forze fisiche ci abbisognano dal Signore aiuti speciali, che voi dovete concorrere ad ottenerci colle preghiere, e massime colla fedele corrispondenza alla vostra grande vocazione.

Questa corrispondenza voi la dimostrerete colla costante e ognor più esatta osservanza delle Costituzioni e di quanto vi è determinato dall’obbedienza; col crescere di zelo e d’operosità a misura che si va allargando la cerchia del vostro apostolato a bene di tante anime bisognose dell’opera vostra; ma in particolare colla più attenta e quasi scrupolosa pratica di una virtù da cui dipende moltissimo il vostro avanzamento nella perfezione. Voglio dire della povertà che già vi proposi come virtù speciale per l’anno in corso e che mi sento ispirato a proporvi nuovamente pel prossimo anno.

I sacrifici e le privazioni a cui tutti dobbiamo ora sottoporci, causa lo straordinario inaudito rincaro di quanto è indispensabile alla vita, vi mettono, in certo modo, nella necessità di praticare la povertà. Ma noi sappiamo che potremo ritrarre meriti da queste privazioni accettandole con cristiana rassegnazione, e molto più se andremo al di là delle privazioni inevitabili imponendocene ancora altre, nell’intento di progredire sempre più nella perfezione. Ed è ciò che farete voi sia colla esatta osservanza del voto, sia con l’innalzarvi ai gradi più alti della virtù. Il che io spero da tutti voi, e ve lo domando quale un grande atto collettivo di quelle penitenze che il S. Padre ha tanto inculcato per ottenere la cessazione di questa guerra, che va diventando ogni dì più insopportabile.

In fatto di voto e virtù della povertà, che pur è uno dei tre grandi voti religiosi, sembrami che in generale siamo andati finora un po’ alla buona, e che sianvi molte cose da correggere e sistemare. Ciò è successo non certamente per cattiva volontà, ma piuttosto per mancanza di perfetta conoscenza dei vostri doveri in questa materia. Epperciò ho pensato di presentarvi alcuni appunti e riflessioni in proposito, strettamente conformi ai principi di teologia e diritto canonico, e desidero che se ne faccia lettura in comune tutte le volte che durante il 1917 praticherete l’Esercizio mensile della Buona morte; in seguito poi una volta all’anno durante gli Esercizi Spirituali.

E per ben cominciare in cosa di tanta importanza è necessario premettere un diligente esame sul vostro passato, per trovarvi quanto può esserci stato di non conforme alle esigenze della povertà. Per questo v’invito ad esaminarvi in particolare:

1° Se durante la vostra permanenza in Casa-madre, e massime in occasione della partenza per l’Africa, non vi siete appropriato, o riceveste da Confratelli, senza il debito permesso, oggetti della Comunità;

2° Se riceveste danaro od oggetti da persone non parenti nel 4° grado, od anche da tali parenti, quando questi vi avessero fatto capire che ve li davano per l’Istituto o per le Missioni: tutte cose che fatte a mia insaputa e senza il mio permesso erano contrarie alla povertà;

3° Riguardo agli oggetti (libri, vestiario, utensili etc.) che riceveste da me o dal Vice Superiore, dovete tenere per norma, che solo il vestiario personale e breviario furonvi dati per uso esclusivo di ciascuno: tutte le altre cose, benché date da noi all’individuo, nella nostra intenzione erano pure per uso della Comunità. Per questo io soleva raccomandarvi – che purtroppo non fu sempre fatto – di apporvi il timbro dell’Istituto, e di riferire poi a Mons. Perlo le cose e licenze da me concessevi; e fu pure per questo che tempo fa vi richiesi un elenco completo dei libri che tenevate.

Ora per sistemare definitivamente questo punto stabilisco che:

1° Di tutti gli oggetti avuti nei diversi modi accennati qui sopra, ai N. 1. 2. 3 (eccetto vestiario e breviario) se ancora li possedete, me ne facciate ognuno un dettagliato e completo elenco, e questo me lo spediate entro il 1° semestre 1917. Ai missionari che trovansi fuori del Vicariato domando per ora che, entro il detto termine, mi mandino soltanto l’elenco di quanto in tal genere tengono presso di sé. Questo elenco lo completeranno poi e me lo spediranno entro il 1° trimestre in cui saranno ritornati nel Vicariato del Kenya.

2° Tutte le licenze e permessi che riguardo al possedere, usare o fare cose, altrimenti non consentite dalla povertà, furono dati da me o dal Vice Superiore, domando che mi siano scritte specificatamente da ciascuno di voi entro il 1° semestre 1917. Chi in questi sei mesi non mi spedisce il sopradetto elenco e non mi comunica le licenze avute, a partire dal 1° luglio 1917 non potrà più tenere lecitamente gli oggetti da elencarsi, né usufruire delle licenze da noi concessegli. Chi invece mi comunica le dette due cose potrà ritenerle ed usarne ancora nel 2° semestre del 1917, ma non oltre, senza averne ricevuta la conferma.

3° Quanto al danaro di cui conservate la proprietà a tenore delle Costituzioni, vi avverto che il semplice spedirvelo io, o lasciarvelo spedire dai vostri parenti, non include la mia licenza di servirvene. Per questa licenza, stante l’incomodo di ricorrere a me, preferisco che d’or innanzi vi rivolgiate a Mons. Perlo (e per il Kaffa a Mons. Barlassina), incaricati di darvela ogni volta che per questo è necessario il permesso del Superiore.

Ora non mi resta che esortarvi con tutto il cuore perché vi mettiate generosamente nella via dei sacrifici e delle privazioni che la povertà vi domanda; cosa ch’io sono convinto non troverete più grave se richiamerete alla memoria la generosità con cui vi siete offerti a Dio fino al martirio, nel darvi all’apostolato. La dolcissima e potente nostra Patrona vi otterrà certamente gli aiuti soprannaturali necessari per sopportare l’incruento martirio di voi stessi che sta nell’osservanza fedele dei Voti e delle Regole; vi consolerà con l’abbondanza di frutti spirituali nelle vostre fatiche apostoliche; ma soprattutto vi sosterrà ed aiuterà efficacemente a raggiungere gli alti gradi della perfezione. Che Ella vi benedica tutti e sempre come vi prega. Il vostro aff.mo in G. e M.