[vol. VII, pp. 511-512, n. 1063]

W. G. M. G.

Torino, 14 febbraio 1917

R. Suor Maria,

Rispondo subito alla tua lettera per non lasciarti in perplessità. Pensavo che ti trattenessi in cotesto santo luogo sino alla completa guarigione con il saldo della ferita e la scomparsa del freddo che qui è tuttora intensissimo. Dopo verresti a fare la Festa di S. Giuseppe nell’Istituto, e quindi per contentare il buon padre e la famiglia ti recheresti ancora qualche giorno a Moretta.

Se ti pare giusto il mio progetto, bene; altrimenti scrivimi liberamente il tuo parere. Frattanto usa tutti i mezzi per stabilirti perfettamente. A questo fine servirà la libertà di spirito e l’abbandono intiero in Dio, ben sapendo che non si offende se non volontariamente e con la propria certezza: capirai...

E ora ti metto a parte di una nuova prova, cui il Signore volle sottomettere l’Istituto. Venne il medesimo perquisito pei soldati nella parte occupata dagli studenti e in parte dai chierici.

Anche noi amiamo la patria: e ai tanti sacrifici di soggetti e di denaro uniamo i disagi che nascono dal concentrare in poco posto tanti inquilini. Quindi ristrette le suore, e loro tolte scuole ed altro; ed occupato ogni buco per dormire, studiare, ecc. Si lavorò da tutti intensamente, anche Domenica, per dare libero per domani il locale richiesto. Sia fatta la permissione di Dio! Le care Comunità sono tranquille e da vere missionarie disposte a tutto. Prega e non inquietarti di noi.

Prego la cara Consolata di compiere presto la tua guarigione e terminarti l’esilio. Ossequi alla R. Superiora. Ti benedico aff.mo in G. C.

P. S.

In quest’anno faremo con fervore il mese di S. Giuseppe che incomincia il giorno 17. Unisciti a noi, e recita i Dolori e le Allegrezze del Santo.