[vol. VII, pp. 517-518, n. 1065]

J. M. J.

Torino, 28 febbraio 1917

Caro P. Rolfo,

Prendo occasione della lettera della cognata per scriverle poche righe. La spero in buona salute di corpo e di anima. Superate le prime difficoltà del luogo, continuerà a fare il bene che già operava altrove.

Sempre avanti in Domino, pensando che Dio aiuta ed humilia respicit, e qui confidit in Domino non minorabitur. La cognata raccomandò la Lucrezia di Carignano. Risposi che doveva avere ordini dal Teologo, e per ora non poteva darle il denaro versatomi in L. 91,55.

Questi io ritenni in aspettazione di una sua risposta. La Lucrezia venne dopo da me per ottenere il ritiro della figlia cieca in qualche Ospizio. L’esortai ad insistere presso l’Ospizio di Carignano. Non mi domandò danari, ed io non gliene diedi perché la vidi ben vestita con bel paletò. Ebbi occasione di parlarne col Teol. Borda, il quale mi disse che è insaziabile e più ne ha, ne spende; e che possono soccorrerla nel necessario i fratelli. Ad ogni modo è bisognosa; se V. S. intende ch’io l’aiuti, me ne scriva; ed io ritengo la somma.

Miserie di questo mondo; minori delle tante altre che ci pesano per la guerra, tra cui la partenza per la milizia di tanti nostri cari, e l’occupazione di parte del nostro Istituto.

Preghi e faccia pregare per la pace. La benedico e con lei quanti son insieme in N. S. G. C. aff.mo